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La lingua perduta delle gru: l’omosessualità nella letteratura

1990
La lingua perduta delle gru David Leavitt omosessualità

Omosessualità: La società passata, si è sempre prodigata a diffondere il verbo di come questa potesse essere un rischio da scongiurare. Era solita dire: ‘è una malattia’; ‘dovete essere curati’. È semplice regalare assenso ad una causa che esiste da sempre e perché riguarda non ‘tutti’ ma ‘pochi’. Nel vostro intimo, nel vostro momento di libertà e riflessione, vi siete mai chiesti cosa si prova a passare sotto il braccio del giudizio perpetuo? In questo articolo analizzeremo come è stato trattato il tema dell’omosessualità trattato ne La lingua perduta delle gru.

La lingua perduta delle gru: l’omosessualità nella letteratura

Omosessualità
Copertina del libro “La lingua perduta delle gru”

“Ciascuno, a modo suo, trova ciò che deve amare, e lo ama, la finestra diventa uno specchio; qualunque sia la cosa che amiamo, è quello che noi siamo.” 

Questa frase è tratta da “La lingua perduta delle gru“, libro scritto da David Leavitt. Lo scrittore in questione è nato nel 1961, ha studiato a Yale per poi trasferirsi a New York, dove vive con il suo compagno. Ha debuttato a soli 23  anni con la raccolta di racconti ‘Ballo di famiglia‘, e attualmente insegna lettere in un’Università della Florida. Ha vissuto a lungo in Italia, che spesso fa da sfondo a parte dei suoi racconti e romanzi.

Il titolo non fornisce un lampante riferimento all’argomento dell’omosessualità, ma il suo significato è nascosto nelle pagine del libro stesso, dove a metà (circa) della narrazione, viene introdotto l’episodio di un bambino il quale viene costantemente trascurato dalla madre, e quindi dirotta la sua attenzione verso le gru, osservate dalla sua finestra. Si tratta di un amore a prim’ordine strano, incomprensibile, e sbagliato, se si vuole.

Probabilmente da qui emerge il collegamento e lo specchio con l’omosessualità, considerata allo stesso modo, con la variante (spesso) della punizione. La trama è molto semplice, quasi banale ad esser severi. Rose e Owen sono una coppia di mezza età la cui unica preoccupazione, inizialmente, sembra essere l’appartamento che non possono permettersi di acquistare.

La loro vita verrà sconvolta nel momento in cui il figlio Philip, già adulto, dichiarerà la propria omosessualità. Ma le vite di Rose e di Owen non erano poi così perfette neanche prima: lei l’ha tradito ripetutamente, lui non è mai riuscito a venire a patti con il fatto di essere gay, e frequenta cinema per soli uomini per sfogare i propri istinti. Tuttavia non si tratta di un romanzetto scandalistico, ma di un ottimo lavoro di introspezione ed analisi psicologica dei personaggi.

Ogni soggetto della narrazione, soffre moltissimo della propria condizione e l’omosessualità è in prima battuta. Mentre Philip però riesce a vivere la propria condizione liberamente ma con il non-supporto della madre, d’altro canto si ritrova a condividere una sofferenza con il padre, il quale ha mentito a se stesso per tutta una vita, negando la sua omosessualità.

Fabrizio Consiglio

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