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Il titanismo nel Saul, tragedia di Vittorio Alfieri

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Guercino, Saul tenta di uccidere David con la lancia, 1646, Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini.

Saul è una tragedia di Vittorio Alfieri del 1783, anno in cui fu letta all’Arcadia per la prima volta. In un primo momento fu dedicata al papa Pio VI, che rifiutò quest’onore. Si tratta della prima tragedia di materia biblica dell’autore, seguita poi dall’Abele.

Il Saul è una delle opere più conosciute e meglio riuscite di Alfieri.

Saul: materia biblica

L’opera è una rielaborazione della materia biblica della storia di Saul, dal primo libro di Samuele. Prima di allora Alfieri era stato ispirato da temi storico-mitologici. Proprio la lettura della Bibbia lo aveva spinto a fare esperienza “del molto poetico che si può trarre da codesta lettura” (V. Alfieri, Vita).

La tragedia non si discosta troppo dal racconto originale, tanto che Alfieri poté – come già ricordato – proporla in dedica al papa.

Saul, ormai invecchiato, deve cedere il passo a David, l’eletto da Dio a succedergli al trono. David è costretto all’esilio e alla fuga, perché il sovrano si oppone al volere divino, vi si sottrae, e cerca di eliminare David, ritenendolo inoltre artefice di un complotto ai suoi danni assieme al profeta Samuele, poi finendo in una spirale di paranoia, per la quale immischierà anche i suoi stessi figli.

Saul, il titano

Saul
Rembrandt, Saul e Davide, 1660, Museo Mauritshuis, Olanda.

Saul era un tempo, come lo è ora David, il prescelto da Dio. La sua età non gli consente di proseguire oltre nel suo ufficio, deve farsi da parte. Micol, sua figlia, sancirebbe la continuità della vecchia stirpe con la nuova: è promessa sposa di David. Samuele, il profeta, si fa messaggero del volere di Dio, ma Saul crede sia in combutta con David e che insieme vogliano usurpare il trono.

Saul non è più in grado di interpretare il volere di Dio – materialmente, ma anche spiritualmente. Non sente più la sua presenza, è stato abbandonato, ed è lui stesso che gli si allontana ulteriormente, spinto anche dalle allusioni malevole del consigliere Abner. Infatti Saul rinnega il volere del suo Dio, si fa “titano” per David e combatte egli stesso contro un tiranno invincibile, Dio. David è destinato a sopraffare il suo antagonista, ma non sarà lo stesso per Saul. In questo risiede il nodo insolvibile del conflitto, nonché della tragedia.

Dio abbandona Saul, a cui in effetti non rimane molta scelta, perché dovrà ritirarsi o perire nell’empietà. Il destino di Saul è fondamentale nell’intreccio, più di quello di David. Quest’aspetto è esaltato già nel titolo dell’opera. David risulta figura inconsistente, quasi stereotipata, in confronto allo sfaccettato Saul. Nel percorso di David l’ostacolo è la peripezia, in quello di Saul il fato, insuperabile e incontestabile, il cui compiersi il sovrano si ostina a rimandare, con disperazione e solitudine.

Saul e Silas Benjamin

Un prodotto moderno, la serie tv della NBC del 2009 Kings, sembra in qualche modo aver recepito la lezione di Alfieri. Infatti Michael Green, l’ideatore, racconta soprattutto il conflitto tra Silas e Dio. Silas non è un tiranno, non è malvagio, lo diventa nel momento in cui cerca di difendere il suo potere da quello che dal suo punto di vista è un usurpatore, ma non è mai crudele o spietato.

Saul
Le farfalle, simbolo dell’incoronazione, si posano su David per volere di Dio (da Kings, NBC, 2009).

Si tratta di uno show scomparso troppo presto dagli schermi, che centra perfettamente il nodo di conflittualità che Alfieri aveva per primo colto.

Qui la colpa si fa greca, più che cristiana: Saul deve cedere al suo successore, e contemporaneamente non può farlo, perché prima d’allora aveva avuto la ragione e la giustizia dalla sua, era parte del disegno divino. Tuttavia della sua ribellione porterà ugualmente la macchia e la colpa. Non c’è modo che Silas possa uscirne illeso, perché perderà sé stesso o la salvezza dell’anima.

Buoni e cattivi

In questa tragedia Alfieri presenta i personaggi della Bibbia in chiave moderna, soprattutto per quanto riguarda Saul. Non si applica logica manichea di giusti e cattivi. La tragedia racconta un conflitto che è quello di due personalità che sono due facce della stessa medaglia, che rappresentano archi diversi della stessa traiettoria.

Così Alfieri si adatta al conflitto con uno stile pieno di asperità e contrasti. È una lingua raffinata, ma dura, che deve esprimere il conflitto, prima di tutto quello rovinoso con la divinità. Sebbene la tragedia si chiuda con la morte – perfino eroica – del tiranno, è una fine amara; Saul impreca contro l’ira di Dio, a cui rinfaccia la sua ingiusta fine.

Oh figli miei! … – Fui padre. –
Eccoti solo, o re; non ti resta
dei tanti amici, o servi tuoi. – Sei paga,
d’inesorabil Dio terribil ira? –
Ma, tu mi resti, o brando: all’ultim’uopo,
fido ministro, or vieni. – Ecco già gli urli
dell’insolente vincitor: sul ciglio
già lor fiaccole ardenti balenarmi
veggo, e le spade a mille… – Empia Filiste,
me troverai, ma almen da re, qui … morto.

Oriana Mortale.

Bibliografia

P. Trivero, “Il Saul di Vittorio Alfieri”, Altre Modernità: Rivista di studi letterari e culturali, n. Extra 1, 2011
A. Piromalli, “L’Illuminismo: metodo scientifico e letteratura” in Storia della letteratura italiana, 2007

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