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Cosa perdersi e cosa no nell’autunno delle serie tv

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Ormai la chiamano tutti FoMO ed è l’acronimo di “Fear of Missing Out”: la paura di essere tagliati fuori, di perdersi qualcosa di importante. Si tratta di un fenomeno che, con l’incalzare dei social network, è diventato la diagnosi di un vero e proprio caso di ansia sociale. Hai controllato Facebook negli ultimi minuti? Hai fatto un giro sul profilo di Tizio, Caio e Sempronio per vedere quanto si stanno divertendo (alle tue spalle) mentre tu sei incollato allo schermo a leggere quest’articolo? serie tv

Occhio a non prenderla come fosse uno scherzo, perché di divertente c’è davvero troppo poco (tanto che qualcuno sembra essersi addirittura specializzato nel fornire un presunto sistema di dogmi e regole per curare il malanno). La FoMO (il malanno) è, in realtà, ben più radicata di quanto si creda. Anzi, probabilmente esiste fin da quando esistono le relazioni sociali. Ergo, a meno che non crediate in qualche assurdo mito, da sempre.

Intanto, però, dal momento che di questi tempi coniare un nuovo vocabolo o una nuova espressione costa nemmeno l’equivalente di un caffè al bar, e che il contesto ci sembra opportuno, chissà che non si possa parlare di FoMO anche per noi e per voi, cari amici seriofili. serie tv serie tv serie tvSembra, infatti, alquanto chiaro il richiamo al telefilm addicted e al suo timore di finire l’autunno televisivo tutt’al più con due o tre serie tv all’attivo. Seguire il palinsesto, mettersi in regola e non perdersi mai un episodio e recensione annessa o abbonarsi a My Sky, nella dolce attesa di Netflix. Sono solo alcuni dei compiti assegnati ai veri fan, un qualcosa di impensabile specialmente per chi crede che l’autunno televisivo sia solamente The Walking Dead 6 e al massimo qualche comedy a caso. C’è molto altro, in realtà. Diverse serie tv fanno gola ai più e vi sfidiamo a provare a fare una cernita a partire già da adesso. Un po’ come i corsi all’università, o come quando al supermercato il portafogli piange e la spesa va fatta in funzione di una determinata cifra, bisogna selezionare con cura e soprattutto fare economia, cercare di risparmiare e di guadagnarne di tempo.

Quello delle serie tv, in questi ultimi tempi, sta diventando sempre più un vero e proprio mercato. Multinazionale, per giunta, con livelli e tempistiche di produzione davvero molto alti; in altre parole, si direbbe che il mercato è segmentato, stratificato o, per meglio dire ancora, orientato verso fasce di pubblico diverse e dunque anche verso interessi diversi.

Scegli la tua serie tv dagli Emmy Awards…

Un buon inizio sarebbe andarsi a spulciare le vittorie e i vittoriosi degli Emmy Awads 2015, cerimonia trasmessa sulla FOX e presentata da un esilarante Andy Samberg, protagonista e mattatore di Brooklyn Nine-nine. Ottima strategia, dalla quale indubbiamente anche un non addetto ai lavori dovrebbe accorgersi dello spessore di Olive Kitteridge, la miniserie targata HBO e frutto della trasposizione del bestseller della scrittrice Premio Pulitzer Elizabeth Strout, oltre che della novità rappresentata dalla comedy Veep, o della schiettezza e dell’umiltà del buon Peter Dinklage (Tyrion Lannister), premiato come miglior attore non protagonista grazie al ruolo da lui interpretato nella pluripremiata Game of Thrones.

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…e non

Chiaramente, però, gli Emmy si rifanno alle serie tv dell’ultimo anno e a settembre non aiutano un granché. I titoli all’ordine del giorno sono davvero tanti e risulterebbe difficile, dalle trame, farsi un’idea ben precisa delle varie serie tv. A fine agosto siam partiti in quarta in compagnia degli zombie di Fear The Walking Dead, e giusto un mese dopo il palinsesto si riempie. In primis vi è il ritorno di Kurt Sutter (Sons of Anarchy), il quale ha messo su un drama di ambientazione medioevale intitolato The Bastard Executioner. Altre uscite vanno da Minority Report Blindspot, da Life in Pieces a Limitless. Vi dicono niente? In realtà il motivo di fondo di questo inizio di stagione autunnale sembra essere un vero e proprio rapporto di interscambio fra il piccolo e il grande schermo. È il caso, ad esempio, di Minority Report o di Limitless, entrambi ispirati agli omonimi film i quali, a loro volta, erano stati realizzati a partire da due romanzi. Inoltre è il caso anche di non lasciarsi influenzare dalle aspettative e, anzi, cercare di giudicare il prodotto indipendentemente dai suoi collegamenti esterni.

Su Blindspot, invece, la situazione è diversa, perché ci ha incuriosito di più per la trama e per il palese richiamo a Prison Break. Andata in onda sul canale NBC e realizzata da Martin Gero, Blindspot ha come protagonista Jaimie Alexander nel ruolo di una donna che si risveglia a Time Square completamente nuda e ricoperta di tatuaggi su ogni parte del corpo. Come se la situazione non fosse già abbastanza strana, non ricorda nulla di come sia arrivata li, del perché abbia quei tatuaggi e di chi sia, in quanto la sua memoria sembra essere stata cancellata. Quando però sulla schiena della stessa viene rivelato il nome di un agente dell’FBI, Kurt Weller, lei verrà presa in custodia e la stessa agenzia si renderà conto che ogni suo tatuaggio sarà un crimine da risolvere con la possibilità di aiutarla a ritrovare la sua identità e risolvere il mistero della sua apparizione.

Il format, e soprattutto la scelta di far ruotare la chiave di risoluzione della trama intorno ai tatuaggi della protagonista, ci ha portato alla memoria Michael Scofield e tutto l’universo di Prison Break. Non a caso, perché per il prossimo anno è in previsione l’uscita di una nuova miniserie di dieci episodi, che è sicuramente un altro spunto per passare le fredde giornate di inizio 2016 al meglio, anche se noi nei ritorni di fiamma non crediamo così tanto.

 Nicola Puca

Fonte immagine in evidenza: seriangolo.it

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