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Introduzione a Wallerstein: l’analisi dei sistemi-mondo

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Wallerstein
Lo sviluppo di civiltà come quella cinese o indiana sembrava contraddire l'idea liberale e marxista di un progresso univoco per tutti i popoli.

Nato nel 1930 a New York, Immanuel Wallerstein è uno dei sociologi più influenti al mondo. È stato, infatti, presidente della International Sociological Association dal 1998 al 2002. La sua notorietà è dovuta soprattutto al suo più grande lavoro “The Modern World-System”, pubblicato in quattro volumi tra il 1974 e il 2010. In quest’opera viene esposta una delle teorie più note nell’ambito delle scienze sociali: l’analisi dei sistemi-mondo. Il periodo preso in esame va dal XVI secolo alla Prima guerra mondiale. Le radici della sua teoria, tuttavia, hanno origini più lontane. Wallerstein, infatti, nel successivo “Introduzione all’analisi dei sistemi-mondo” (2004, ed.it.2006) riconosce il debito che ha nei riguardi di alcuni suoi predecessori.

Wallerstein
Immanuel Wallerstein fotografato da Alexei Kouprianov

Origini dell’analisi dei sistemi-mondo

La prima influenza evidente sull’opera di Wallerstein sono gli area studies. Si tratta di una metodologia di ricerca che teorizzava l’esistenza di un percorso di sviluppo che tutte le nazioni seguirebbero, ma ciascuna in un suo modo specifico. Questa idea di progresso universale verrà criticata dal ricercatore americano. Per fare questo, egli si appellerà al “modo di produzione asiatico”, concetto teorizzato da Marx per descrivere l’economia di Paesi orientali come Cina o India. Accantonato sotto Stalin per prevenire paragoni con l’URSS, esso venne “riscoperto” dopo la morte del dittatore, con risultati grandiosi. Le società asiatiche erano da sempre concepite a metà strada tra la “civiltà” europea e il mondo “primitivo”. Marx aveva dovuto, pertanto, coniare per loro una categoria “intermedia”, che si scontrava con l’idea di uno sviluppo che fosse uguale per tutti i Paesi.

Questa ripresa generò la crisi del marxismo ortodosso, una delle principali teorie sociali. Tale dottrina venne sfidata anche dal circolazionismo. Secondo quest’ultimo, il sottosviluppo di un Paese si può comprendere solo studiando i flussi commerciali internazionali e non, come voleva Marx, la sua produzione interna. Anch’essa venne recepita da Wallerstein, così come il concetto di centro-periferia. Quest’ultimo postulava l’esistenza di uno “scambio ineguale” tra i Paesi economicamente più forti, collocati al centro, e quelli più arretrati, in periferia. Tale disparità fa sì che la ricchezza si trasferisca costantemente dai secondi verso i primi.


L’analisi dei sistemi-mondo, dunque, unisce e rielabora tutte queste posizioni. Per comprenderla, però, dobbiamo spiegare il suo oggetto: cosa sono, esattamente, i sistemi-mondo? Si tratta di un concetto ripreso dall’opera di un altro grandissimo scienziato sociale, lo storico francese Fernand Braudel. Il suo pensiero è, probabilmente, quella che più ha ispirato Wallerstein: non a caso, egli ha diretto fino al 2005 il Centro della Binghamton University intitolato al ricercatore francese.

I sistemi-mondo da Braudel a Wallerstein

La prima traduzione italiana dell’opera di Wallerstein rende “The Modern World-System” con “Il sistema mondiale dell’economia moderna”. “La scelta dell’editore italiano di tradurre world-system con sistema mondiale anziché con sistema-mondo derivava dalla difficoltà di accettare il neologismo, che tuttora persiste tra molti studiosi” (Lentini, op.cit.). Questo perché il sistema-mondo è una nuova unità di analisi sociale che ha l’ambizione di sostituirsi alla precedente: lo Stato nazionale.

Wallerstein lo definisce così:

un ambito spazio-temporale che taglia trasversalmente molte unità politiche e culturali, rappresentando un’area integrata di attività e istituzioni che obbediscono ad alcune regole sistemiche (op.cit.)

A tenere insieme questo nuovo oggetto non sono i confini nazionali di uno Stato, ma “la divisione assiale del lavoro”. In altri termini, se la produzione di merci di un Paese è legata in un qualsiasi modo a quella di un altro, allora il ricercatore sociale deve studiare entrambi. Tale legame, ovviamente, può protrarsi nel tempo ed estendersi anche ad altre realtà politiche. Wallerstein riprende, ad esempio, da Braudel l’economia-mondo capitalistica, un sistema nato nel XVI secolo e valido ancora oggi.

Wallerstein
Karl Polanyi
(www.concordia.ca)

Egli, tuttavia, a differenza del francese, propone l’esistenza di tre diversi tipi di sistema-mondo, integrandoli con le intuizioni di Karl Polanyi. Costui, celebre economista ungherese, aveva parlato di tre forme base di organizzazione economica: reciprocità, redistribuzione e mercato. La prima caratterizzerebbe, per Wallerstein, il mini-sistema: come nel caso del villaggio feudale, ove vigeva la dinamica del “dare e prendere diretto” tipica del baratto. Nella seconda organizzazione, quella dell’impero-mondo, “i beni si muovevano dal basso della scala sociale fino al vertice, per poi essere in parte restituiti”. La terza, infine, basata sul semplice scambio monetario, è quella delle economie-mondo e corrisponde a quella tutt’ora in vigore.

Francesco Robustelli

Bibliografia

Immanuel WallersteinComprendere il mondo, editore Asterios, 2006.

Orlando Lentini, Saperi sociali ricerca sociale 1500-2000, editore Angeli, 2003.

Fonti Media

http://www.history-map.com/picture/000/Asia-Map-of-001.htm

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