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Le dinamiche intrapsichiche nel rapporto fraterno

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Rapporto fraterno

Le dinamiche intrapsichiche nel rapporto fraterno e l’interesse per esse sono entrate nel dibattito degli psicologici e degli psicoanalisti da quando consistenti modifiche socio-culturali si sono susseguite nelle strutture familiari.

Premesse

Nell’immaginario collettivo, il rapporto fraterno è inserito nella cornice di legami amorevoli e disinteressati, biologicamente imprescindibili, alimentati da collaborazione e sostegno. Sebbene questo sia vero, non è possibile negare una forte componente di conflittualità. Per questo è utile, ai fini della comprensione, immaginare i rapporti della fratria come due polarità dicotomiche, non mutualmente esclusive, ma fuse e confuse nei rapporti intersoggettivi.

Freud

L’origine del problema può essere ricondotta alla nascita e all’arrivo di un nuovo membro all’interno del nucleo familiare. Questi  rappresentano eventi psichicamente rilevanti, nella misura in cui impongono una de-costruzione e una ri-organizzazione degli equilibri in precedenza consolidati. In particolare, l’arrivo di un fratello può rappresentare un vero e proprio shock, poiché il bambino ha già trascorso svariati anni da solo, cioè in una relazione di unicità con le figure genitoriali. Tuttavia, lo sconvolgimento provocato dal nuovo arrivato è rintracciabile anche nel fatto che:

il bambino piccolo non ama necessariamente i fratelli, spesso palesemente non li ama affatto. E’ indubbio che odia in essi i propri concorrenti. E’ noto quanto spesso questo atteggiamento permanga ininterrottamente per molti anni, fino al tempo della maturità e persino più in là ancora. Abbastanza spesso a esso si sostituisce o, per meglio dire, si sovrappone un atteggiamento più affettuoso; ma quello ostile sembra essere con assoluta regolarità il più antico (Freud).

Tutti questi aspetti sono sicuramente riassumibili e facilmente individuabili nel caso clinico del piccolo Hans, nota opera freudiana del 1908. In essa, è illustrato lo stato di scombussolamento vissuto da un bambino al momento dell’arrivo di una sorellina che portò, insieme con l’ampio quadro clinico, all’ insorgenza dell’affezione patologica.

Winnicott

Quanto detto consente di definire anche un elemento fondamentale secondo cui i secondogeniti, inevitabilmente, vengono meno ai -vantaggi- che Winnicott individua e attribuisce ai figli unici e ai primogeniti, cioè:

l’essere oggetto esclusivo delle attenzioni genitoriali, lo stabilire una relazione diretta e senza interferenze con la madre e la possibilità di abituarsi gradualmente alle difficoltà dell’esistenza. Inoltre, l’“ambiente semplificato” in cui hanno vissuto garantisce un senso di stabilità utile per il resto della vita (Winnicott).                                                                                                                                    

Al contempo, però, Winnicott evidenzia i benefici degli stessi fratelli, i quali hanno la possibilità di avere compagni di gioco e l’opportunità di confrontarsi con un gruppo di pari, e non necessariamente con gli adulti che innescherebbero un precoce processo di maturazione nel bambino. In quest’ottica, anche l’ordine di nascita ha un impatto non trascurabile nei rapporti tra fratelli e genitori/figli.

Infatti, è inevitabile che, al momento della nascita, il fratello più vecchio perda una buona parte delle attenzioni parentali e la madre stessa divenga, talvolta, più negativa, limitante e coercitiva. A tal proposito, Freud scrive che:

la posizione occupata dal bambino nella serie dei figli è un fattore estremamente importante per il configurarsi della sua vita successiva, che dovrebbe venir preso in considerazione in ogni biografia (Freud).  

Il rapporto fraterno, secondo l’ottica winnicottiana, consente di disquisire anche sullo sviluppo di una parte fondamentale della personalità attraverso la sperimentazione dell’odio verso i fratelli. Freud afferma che l’oggetto è conosciuto nell’odio e Winnicott amplia tale proposizione affermando che:

[…] benché molti bambini facciano fatica ad affrontare i violenti sentimenti e conflitti suscitati da quest’evento, certamente un bambino che non ha mai visto la propria madre allattare al seno o accudire un fratellino, si è perso un’esperienza preziosa. […] il bambino riesce a esprimere in maniera diretta e, talvolta violenta, i sentimenti di odio suscitati dalla nuova nascita. Quest’odio lascerà gradualmente spazio all’amore e il bambino imparerà a giocare insieme al fratellino e a esserne fiero. E’ utile e costruttivo per il bambino rendersi conto che il fratellino cui comincia a voler bene sia quello stesso neonato odiato fino a poche settimane prima ”.              

Il rapporto fraterno e la psicologia dello sviluppo

Attualizzando la tematica, studi recenti di psicologia dello sviluppo dimostrano come i genitori si aspettano che il fratello più vecchio fornisca assistenza e sia fonte di apprendimento per il fratello più piccolo. Inoltre, il primogenito sembra essere il più dominante, competente e influente ma anche quello più -antagonista-, che manifesta ed attua comportamenti violenti. Questo è il motivo per cui, quando il fratello più grande è geloso ed ostile, i genitori spesso intervengo in difesa del più piccolo.

Gli studi individuano anche altri elementi talvolta rilevati rispetto all’ordine di nascita e al rapporto fraterno:

i primogeniti sono più orientati verso l’adulto, servizievoli, conformisti, ansiosi ed auto controllati dei loro fratelli. I primogeniti eccellono nei campi accademici e professionali;[…] rispetto agli altri bambini, essi hanno anche più sensi di colpa, ansia, difficoltà a fronteggiare le situazioni di stress, ecc…

Le differenze fra i fratelli, dunque, sono giustificabili e riconducibili alle variabili interazioni avute con i genitori e, con una certa frequenza, i genitori e il primogenito spesso mantengono una relazione particolarmente intensa per tutto il corso della vita. I genitori hanno delle aspettative più elevate verso i primogeniti che verso i figli nati successivamente […].

M. Klein

Infine, anche Melanie Klein descrive le ostilità presenti nel rapporto fraterno, definendole la conseguenza della fantasia legata della nascita di un rivale. Questa attiva un forte senso di colpa per i sentimenti mortiferi provati nei confronti del nuovo arrivato.    La Klein, a tal proposito afferma che:

Nessun bambino manca di avvertire sentimenti di forte gelosia nei confronti dei fratelli e delle sorelle. […] Anche il bambino molto piccolo ha una cognizione inconscia nettissima del fatto che i bambini crescono nel grembo materno. La gelosia suscita un odio violento conto il bimbo ancora nel grembo materno e ciò porta il desiderio di squarciare il grembo gravido della madre e di sfregiare e mutilare il bimbo mordendolo e facendolo a pezzi. I desideri sadici che hanno come soggetto il nascituro saranno poi diretti contro il neonato o contro i fratelli e le sorelle più grandi” (Klein).

Tutti i sentimenti illustrati dalla Klein sono completati dal forte senso di colpa, che può influenzare per sempre i rapporti della fratria. E’ necessaria una precisazione riguardo i sentimenti di gelosia e avidità nella teoria klainiana: l’avidità è un sentimento che si presenta nella posizione schizo-paranoide quando l’oggetto è ancora frammentato nelle sue due parti. La gelosia, invece, è un sentimento successivo, che si presenta solo quando l’oggetto è completo, cioè unificato nelle sue componenti positive e negative e quando la posizione schizo-paranoide è tramontata. L’affermarsi, dunque, della posizione depressiva fa sì che l’oggetto sia riunificato e che se ne accetti la sua ambivalenza (gratificante e frustrante allo stesso tempo). Così, tutti questi elementi fungono da base per il sovra citato senso di colpa, il quale non è altro che la percezione del bambino di aver distrutto, con i suoi attacchi fantasmatici, anche e soprattutto l’oggetto buono (e non solo l’oggetto cattivo).

Conclusioni                                                                                           

Si conclude sottolineando l’elemento implicito che fino ad ora è stato solo descritto: il rapporto fraterno è complesso, intessuto con fili di dinamiche psichiche inconsce potenti, che hanno influenza sui rapporti con l’altro e sulla genesi della socialità.

Natalia Nieves Mordente

Riferimenti:

  • Psicologia dello sviluppo, J.W. Santrock
  • Il piccolo Hans e teorie sessuali dei bambini, S. Freud
  • Il fraterno: teoria, clinica ed esplorazioni culturali, M. Sommantico

 

 

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