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La psicoanalisi freudiana in Eyes Wide Shut

La psicoanalisi freudiana in Eyes Wide Shut

Kubrick e la psicoanalisi a confronto psicoanalisi

Tra i capolavori di Kubrick ritroviamo Eyes Wide Shut, film del 1999 nel quale è possibile trovare quelli che sono i capisaldi della psicoanalisi freudiana. Il rapporto tra conscio e inconscio, l’interpretazione dei sogni, lo scontro tra Eros e Thanatos sono tutti temi che ritroviamo nel film. Il riferimento alla psicoanalisi non è casuale, dal momento che il film è ispirato al libro “Doppio sogno”, scritto da Schnitzler, scrittore e medico viennese del XX secolo, che visse a contatto con Freud e le sue teorie.

La storia, raccontata da Schnitzler e trasmutata dopo settanta anni nel film da Kubrick, ricalca proprio l’inquietante scoperta di matrice freudiana: l’Io non è padrone in casa propria.  Per la psicoanalisi di Freud, l’Io, ovvero l’istanza cosciente, non è realmente in grado di determinare il comportamento degli esseri umani. Esso è di fatto un mediatore che deve subire le esigenze contraddittorie di altri due “padroni”: l’Es, che mira a concretizzare desideri e impulsi radicati al più profondo livello istintuale; e il Super-io, che fa valere divieti, obblighi e prescrizioni talvolta in contraddizione fra loro e spesso in contrasto con le spinte dell’Es.

Analizzando la trama del film, possiamo dunque individuare i principali aspetti della psicoanalisi freudiana.

Il rapporto tra conscio e inconscio

Al centro del film vi è la storia di una normale famiglia borghese: lui, Bill, è un medico privato, attento al lavoro e alla sua professionalità; lei, Alice, è una donna dedita alla casa e all’istruzione della loro figlia.

Ad un certo punto, in seguito alla confessione di lei di aver pensato di tradire il marito, è possibile cogliere la presenza di due realtà: una vita diurna e cosciente, ove vigono leggi morali, civili e di causalità; e una vita notturna fatta di sogni, ove il soggetto è guidato da forze invisibili, che sono proprio quelle dell’inconscio. Una notte lui, scosso dalla confessione della moglie, vaga per New York vivendo una serie di avventure (l’incontro con una prostituta, la partecipazione ad un rituale orgiastico) che altro non sono che la manifestazione dei suoi impulsi, dei suoi desideri inconsci, della sua libido. Per dirla con Freud, vengono fuori due aspetti del soggetto: il conscio, cioè  l’Io consapevole, che percepisce la realtà, inventa, crea, agisce, pensa e decide; e l’inconscio, che è la personalità profonda e non manifesta fatta di pulsioni e desideri.

Eros e Thanatos piscoanalisi

Secondo Freud, sono due i principi che governano la realtà: Eros, pulsione di vita e Thanatos, pulsione di morte. La costante lotta tra i due genera la vita. Questi due principi dominano l’intero film: tutte le creature femminili incontrate e desiderate da Bill durante il suo viaggio notturno esibiscono, ciascuno a suo modo, i segni dell’annientamento e della dissoluzione.

Riferimenti alla morte possono essere anche rintracciati nell’episodio conclusivo nella camera mortuaria dell’ospedale, nella nudità di un corpo di donna, che questa volta è un cadavere. Proprio verso questa figura di morte, Bill compie un gesto che appartiene alla dimensione di Eros: si china per baciarla.

Qui la polarità di Eros e Thanatos raggiunge il suo culmine. Per Bill è solo un attimo prima di destarsi dal suo gesto, ma in quell’attimo si condensano tutte e due le tensioni fondamentali che dominano il film.

 Il tema del doppio sogno

Nell’Interpretazione dei sogni, opera del 1899, Freud analizza i sogni dei suoi pazienti fino a giungere alla conclusione che nei sogni vi è tutta la nostra vita pulsionale, che spesso il nostro Io cosciente reprime, generando sofferenza. Dunque il sogno, via regia per accedere all’inconscio, è proprio il tema che predomina l’intero film. Tutto il viaggio di Bill può essere infatti inteso come un sogno, come un viaggio all’interno del suo inconscio. La moglie a sua volta sogna di tradire Bill con altri uomini e in sua presenza.

Inoltre nel raccontare al marito del sogno, descrive a quest’ultimo le stesse scene che lui, qualche ora prima, aveva vissuto durante il rituale orgiastico. Anche nella pellicola, così come per Freud, il sogno è lo specchio dell’inconscio, è il luogo in cui risiedono i desideri più intimi dei personaggi. Infatti, una frase importante del film è: “i sogni non sono solo sogni.”

La teoria dei sogni da Freud a Kubrick

Il sogno ha un contenuto manifesto, che è quella parte che viene raccontata al risveglio dal sognatore, e un contenuto latente, che è l’insieme dei significati simbolici, spesso profondi, che il sogno nasconde. Il sogno è una “realizzazione velata di desideri inibiti”, cioè espressione di desideri che la coscienza disapprova e che non vuole siano rivelati. La coscienza esercita infatti una censura psichica sul soggetto, impedendo a quei contenuti di emergere. Bisogna però stare attenti a non considerare il sogno come la rappresentazione di se stessi, perché nei sogni vigono regole del tutto opposte a quelle della veglia. È pur vero che nel film i contorni tra sogno e realtà non sono ben distinguibili. L’idea che ha lo spettatore è che anzi queste due sfere si influenzino a vicenda.

Nella scena madre del film, il protagonista viene cacciato dal rituale orgiastico, poiché considerato un infiltrato. Bill vuole cioè entrare coscientemente nella parte inconscia ma non ci riesce, forse proprio perché l’insegnamento che Kubrick trasmette, riprendendo Freud, è che non bisogna cercare di comprendere razionalmente ciò che accade nell’inconscio, poichè un conto è ciò che accade di giorno, un conto è ciò che accade di notte.

Anna Laprano

 

 

Sitografia

http://www.treccani.it/enciclopedia/sigmund-freud/

http://www.treccani.it/enciclopedia/stanley-kubrick_%28Enciclopedia-del-Cinema%29/

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