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Giambo greco in età arcaica: l’esempio di Archiloco

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giambo

Per giambo si intende una forma metrica costituita dal succedersi di una sillaba breve e una lunga. Al di là dell’aspetto metrico, con ἴαμβος gli antichi designavano anche un componimento poetico particolarmente impiegato in età arcaica, all’interno dell’enorme “scatolone” che definiamo “lirica”.

L’etimologia e il contenuto

L’etimologia del termine è incerta, ma esso dovrebbe risalire al verbo ἰαμβίζειν, che significa, appunto, “mettere in giambi” e, in senso lato, “diffamare”. Come mai quest’associazione?

Il giambo, come è stato già detto, non è solo una forma metrica ma anche un componimento dai toni e dai contenuti molto precisi. Con questo termine, dunque, i Greci indicavano non solo il metro e l’intonazione che il componimento prevedeva, ma anche l’indirizzo che esso possedeva.

Il giambo, infatti, come suggerisce l’etimologia, è un componimento dai toni violenti, realistici e offensivi. Era, dunque, il metro e il componimento maggiormente impiegato nelle società arcaiche e nel contesto dei simposi, in cui gli appartenenti ai vari γένη si scontravano verbalmente. Il giambo, dunque, è un tipo di componimento esclusivamente “maschile”, diretto ai nemici e ai rivali.

Il metro: intonazione senza musica

Tornando all’aspetto metrico, il giambo si differenzia dagli altri metri anche secondo la cadenza e il ritmo con cui era intonato. Aristotele associa il giambo alla “parlata”, in quanto il suo ritmo, molto cadenzato, risulterebbe il più vicino al comune parlare. Il giambo, infatti, non era accompagnato da musica, come tutti gli altri metri della lirica arcaica, ma era recitato con un’intonazione detta παρακαταλογή, un’esecuzione accompagnata dal solo flauto, la cui invenzione va attribuita ad Archiloco.

Archiloco: il giambo nella vita di un aristocratico

giamboArchiloco è tra i primi poeti conosciuti della letteratura greca, e il primo vero autore consapevole della propria arte poetica (è il primo, infatti, ad usare l’”io” nei componimenti). Potremmo definirlo, a tutti gli effetti, l’inventore del giambo nella lirica arcaica.

Il contesto sociale a cui faceva riferimento Archiloco coincide con quanto detto in precedenza sul giambo: Archiloco era un uomo, soldato e frequentatore di simposi; ma, soprattutto, era un aristocratico di epoca arcaica, dunque coinvolto nelle sanguinose e violente (anche verbalmente) lotte politiche del tempo.

Il giambo, in questo senso, si inquadra nella vita sociale e politica di Archiloco: era, a tutti gli effetti, uno strumento e un’arma di potere. Il poeta lo impiegò spesso per affermare sé, il proprio ego, la propria forza (anche sessuale) e la propria condizione di uomo. Il giambo, infatti, viene usato da Archiloco principalmente in due direzioni: lotta politica e lotta sociale.

Il contesto “politico”: le eterie

Partendo dal primo punto, Archiloco compose numerose poesie dirette agli avversari politici e ai nemici della sua “casata”. Egli, infatti, venne ricordato anche dalle fonti successive come poeta dello ψόγος, cioè del biasimo, per la forza verbale che riusciva a scatenare nei suoi componimenti. Così, infatti, Archiloco definisce le linee guida della sua esistenza:

“Ma io sono capace di amare chi mi ama,

ed essere nemico del nemico e fargli del male”.

(Fr. 23 West)

Questi due versi descrivono perfettamente il significato della poesia giambica, che è difficile da afferrare per i moderni. La violenza e la volgarità che Archiloco e i poeti giambici esprimono nei propri componimenti non devono essere scambiate per “licenza poetica”, ma rispondono ai meccanismi della società arcaica, in cui la legge era “amare l’amico e odiare il nemico”.

La società greca arcaica, infatti, era articolata in “eterie”, gruppi di “amici” basati sulla piena solidarietà: chi tradiva il gruppo, diveniva nemico e poteva essere anche ucciso. Ecco perché il giambo è poesia simposiale: è nel simposio che l’eteria trova il suo contesto sociale. Il linguaggio violento e volgare, dunque, non deve sorprenderci, ma deve essere inquadrato nella sua situazione, cioè una società in cui la parola era arma quanto la spada.

Il contesto “sociale”: uomo e innamorato

Oltre ad essere uomo-aristocratico e uomo-soldato, Archiloco fu, chiaramente, anche un uomo con tutti i bisogni e gli impulsi sessuali del caso. Famose, nella sua biografia, sono le avventure con le due figlie di Licambe, che costarono ad Archiloco un bello screzio. Licambe, infatti, non volendo dare la figlia Neobule in sposa ad Archiloco, ne ebbe in cambio da lui una serie di offese e di componimenti violenti. Anche se non si tratta di un giambo, celeberrimo è l’Epodo di Colonia, in cui Archiloco, senza peli sulla lingua, descrive il rapporto sessuale avuto con la sorella di Neobule, quasi un gesto per “ripagarla” del rifiuto.

Al di là di questi componimenti più “scabrosi”, Archiloco fu capace, nella sua poesia, anche di estrema delicatezza e sentimentalismo, quando si parlava d’amore:

“Giocava con un rametto di mirto

ed un bel fiore di rosa…

e la sua chioma

gli omeri ombreggiava e le spalle”

(Fr. 30 West).

La descrizione di un tenero gesto assume la forma di una fotografia: il poeta, quando vuole, sa creare piccole scenette realistiche con tocco delicato.

L’amore, corrente ed energia

Anche il sentimento amoroso, tuttavia, sottende alle “leggi” del mondo arcaico: come ogni sentimento, cioè, esso è scatenato da un flusso dell’anima violento e inarrestabile. L’amore è una corrente d’energia descritta dal poeta secondo i mezzi “arcaici”, quindi senza cadere nell’astratto, ma restando sul concreto e sul reale:

“Così grande brama d’amore mi s’è insinuata nel cuore,

e m’ha versato sugli occhi una gran nebbia,

rubandomi dal petto la tenera anima”.

(Fr. 191 West)

Così come sarà anche in Saffo, Archiloco associa l’amore alla “fenomenologia” fisica, descrivendolo quasi come una malattia con tutti i suoi sintomi.

Il giambo dopo l’età arcaica

Dopo la produzione arcaica, il giambo certo non morì, ma sopravvisse anche in epoca classica ed ellenistica. Rispetto ai secoli precedenti, tuttavia, il giambo tornò ad essere più “metro” che “componimento”, e fu impiegato, ad esempio, come metro base dei dialoghi nelle tragedie e commedie greche.

Successivamente, esso fu recuperato come componimento poetico ma in senso “nostalgico”, secondo cioè il fenomeno di “recupero” dei vecchi metri tipico dell’età ellenistica: a scrivere giambi sarà, ad esempio, Callimaco. Il fatto che, tuttavia, questa fosse solo una ripresa atemporale è evidente nel nuovo “indirizzo” che il giambo assunse in epoca ellenistica: non più un componimento da recitare oralmente, ma una poesia artificiosa diretta ad un pubblico di eruditi lettori.

Alessia Amante

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