Bruno Leone omaggia Shakespeare al San Carluccio

Una settimana dedicata a Shakespeare, tra riscritture, riletture, reinterpretazioni e stravolgimenti vari. Ma pur sempre in omaggio al caro drammaturgo inglese. È ciò che accade al teatro San Carluccio di Napoli questo maggio, e, nell’ ambito della rassegna, trova spazio uno spettacolo tutto particolare, “Pulchi Shake e Speare” , di e con Bruno Leone, per la regia di Anna Leone. Direttamente dal “Teatro delle guarrattelle” il grande burattinaio in questione ha pensato bene di tradurre in “guarattellesco” le vicende dei più importanti drammi Shakespeariani, saltando da un personaggio all’ altro delle  diverse commedie e facendoli incontrare, scontrare, amare, litigare, riprendersi, allontanarsi  e  addirittura assassinarsi in una danza che ruota vorticosamente intorno ad unico perno centrale: l’autore. Non si tratta solo di una revisione del testo in una dialettica più verace; il nodo cruciale della messa in scena sta nella destrutturazione dell’originale scrittura Shakespeariana fino ad estrarne, con il dovuto rispetto e senza alcuna forma di occultazione, i suoi topoi fondamentali, ovvero quelli più semplici ed elementari che William, da grande antropologo  quale era e doveva essere in quanto uomo di teatro, aveva celato al centro delle sue tragicommedie per costruirvi sopra il vasto universo che si può dire ancora tutto da scoprire.

Shakespeare
Bruno Leone

Nel complesso è chiaro che la messa in scena fuoriesce dagli schemi delle volontà originali dell’autore , in quanto si struttura in una vera e propria festa di maschere e personaggi, da quelli napoletani come Pulcinella e Totò, a quelli europei come il burattino inglese Mister Punch, o Pierrot, o il pulcinella francese Polichinelle, fino a figurine orientali come Mobarak, una marionetta del teatro persiano. Le loro storie si intrecciano e si legano, passando da una tragicommedia shakespeariana all’altra fino ad uscire dal teatro, nel momento in cui appare visibile in scena il loro burattinaio Pulcinella  (Bruno Leone)   in carne ed ossa, con il quale entrano in relazione fino a trasportare il pubblico in quella realtà, fino a fargli accantonare per un attimo la consapevolezza che quei pupazzi non sono dotati davvero vita propria; per poi, a quel punto, tornare alla propria finzione/realtà scenica. I personaggi Shakespeariani vengono caratterizzati da tratti tipici di altri colleghi inglesi o Napoletani come Totò e non solo. Tutto questo teatrino prende forma sul palcoscenico di un teatro dietro la direzione di un unico, esperto, capocomico, in grado di tenere le fila di questa confusione di personaggi, caratteri e storie diverse, e di dare vita propria ad ognuno di loro, celando dentro una sola persona l’animo di tanti personaggi.

Shakespeare
Bruno Leone

Bruno attende il suo pubblico già in scena, dormiente e a pancia all’aria come un rispettabile Pulcinella, e si desta dal suo placido sonno sulle note di un menestrello silenzioso  (Gianluca Fusco) che lo accompagna con vari strumenti musicali fino alla fine della performance,  chiusa con una canzone di Roberto Murolo. Uno spettacolo particolare di notevole interesse, una destrutturazione e ristrutturazione fautrici della confusione che illumina la più ovvia  chiarezza. Un’idea originale e una oculata direzione del palco e del “palchetto” con tutti i suoi piccoli attori a cui dar vita. Un vero peccato che una rappresentazione tanto meritevole sia stata goduta, in tale occasione, da una scarna manciata di spettatori. Ma come ogni artista che sia degno di tale definizione, Leone si è esibito per dieci  spettatori con la carica emotiva e la verve con le quali  lo avrebbe fatto per mille, o per uno.

Letizia Laezza

Pulchi Shake e Speare- Teatro San Carluccio  (sito ufficiale)