Quercia: il significato simbolico nel mito e nella storia

La quercia è tra gli alberi più conosciuti e iconici, fin dall’antichità si è caricato di un significato sempre diverso nelle varie culture e ancora oggi svolge questo ruolo simbolico. In questo articolo analizziamo il significato della quercia nella storia, in particolare la sua importanza iconologica nelle arti e non solo.

Cosa è una quercia

Innanzitutto, la quercia è un genere di piante che comprende diversi sottogeneri, ne esistono cioè molte varietà. Tuttavia, queste ultime hanno delle caratteristiche comuni che costituiscono le peculiarità associate a questo nome. Infatti, le querce sono perlopiù resistenti al freddo, molte sono sempreverdi, particolarità questa che, unita alla loro sagoma massiccia e nodosa, le rende d’aspetto forte e resistente. Inoltre, la quercia produce un frutto secco, la ghianda. Anche se oggi non è più consumata come altri tipi di frutta, essa resta una risorsa importante per gli animali che popolano l’ecosistema in cui crescono tali alberi. In effetti, in passato la sua incidenza era anche maggiore, dato che le ghiande svolgevano da nutrimento per animali da caccia come cinghiali e cervi e da fattoria come i maiali, ed erano consumate anche dalle persone fino al Medioevo e oltre.

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Lucerna romana del primo secolo d.C. con l’immagine di una ghianda. Fonte immagine: Wikipedia.org.

Da ricordare anche che si tratta di alberi longevi: una quercia vive in media due o tre secoli. Ma sappiamo di piante di questo genere ben più anziane. Ad esempio, in Calabria, nel Parco Nazionale dell’Aspromonte, si trova oggi una quercia che, secondo gli studiosi, possiede quasi mille anni. Anche se eccezionale, non si tratta di un caso isolato, e questo testimonia il senso di imponenza e reverenza che la quercia deve aver suscitato fin dall’antichità.

Anche se la quercia cresce in varie parti del mondo, essa è tipica dell’Europa centro-settentrionale. Ecco perchè è sopratutto in questa porzione del globo che abbiamo notizia di un’attenzione particolare per essa. L’albero, la ghianda, ma anche la sua foglia dalla forma caratteristica compaiono in diverse raffigurazioni, sia come ornamento sia in quanto simbolo di forza e robustezza.

Età antica: quercia e Zeus

L’antropologo James Frazer nel suo testo celebre Il ramo d’oro dedica un capitolo intero alla quercia. Infatti, in questo volume egli descrive culti antichi, tanto dei popoli Greci tanto di quelli Italici, che presentano dei contatti con questo albero. In effetti, lo stesso nome del testo trae origine dalla sua convinzione che il ramo raccolto nell’Eneide da Enea per la sua discesa agli inferi proviene da questa pianta.

Comunque, come riporta l’antropologo, lo stesso Zeus, il re e padre di tutti gli dei, è adorato a Dodona, uno dei centri più antichi del suo culto, sottoforma di quercia sacra e profetica. Cioè, nel mormorìo delle foglie di quercia, così come nel suono della pioggia e dei tuoni, si crede di udire la voce del dio, e i sacerdoti possono da essa carpire delle profezie. Anche sul monte Liceo vi è un legame con la quercia, dato che un ramo spezzato di questo albero è immerso dal sacerdote in una fonte sacra per un rituale che favorisce la pioggia.

«Niente poteva esser più naturale, perché spesso, se non sempre, [il culto del dio] aveva la sua sede sulle montagne dove si adunano le nubi e crescon le querce»

Dunque, ciò spiega l’associazione anche iconografica di Zeus con la quercia. Infatti, ad esempio oggi abbiamo monete greche antiche con le effigi del dio che reca tra i capelli una corona di rami e foglie di quercia. Le stesse monete recano sul rovescio l’immagine di un toro, animale sacro al dio, circondato da querce.

Anche Giove, il corrispettivo italico di Zeus, oltre che della pioggia e del lampo è dio della quercia. Perciò, questo spiega perchè i re romani e i primi imperatori indossano una corona di foglie di quercia: egli incarna Giove stesso. Del resto, autori come Ovidio rendono noto che questa corona è simbolo del signore degli dei. Quindi, si tratta anche in questo caso di un simbolo di potere.

Il significato simbolico della quercia nel mondo celtico e anglosassone

Tuttavia, Frazer afferma che l’importanza sacrale della quercia non riguarda solo il mondo greco-romano, bensì anche quello celtico. Come egli ricorda, lo stesso nome “druido” deriva forse dalle parole “duir” e “vir”, “quercia” e “saggezza”. Insomma, i druidi sono secondo tale accezione i “saggi della quercia“. In effetti, di questa origine del nome è convinto già Plinio. Si tratta di una casta che nel mondo celtico, da quanto risulta dalle fonti, svolge funzioni tanto religiose, tanto politico-giuridiche, tanto educative. Insomma, sono la classe nobile e istruita. Dunque, anche in questo caso l’associazione con la quercia, e l’informazione che essi raccolgono da questi alberi il vischio, sembra vicina al loro ruolo di potere sapienziale.

Anche gli altri popoli non colonizzati dai romani attribuiscono una grande importanza alla quercia, se è vera la notizia riportata dal monaco Rodolfo di Fulda che l’albero sacro del pantheon anglosassone e norreno è proprio una quercia. Infatti, questo albero sacro è noto in anglosassone col nome di Irminsul e in norreno col nome di Yggdrasil. Se il primo nome è traducibile con “albero possente”, il secondo significa “patibolo di Yggr”. Infatti, esso deriva dal racconto secondo cui Yggr (uno dei nomi del dio Odino, il corripondente anglosassone di Giove) resta appeso per nove giorni e nove notti a questo albero, in un gesto di autosacrificio che gli conferisce la sapienza.

In effetti, sembra che almeno fino all’epoca di Carlo Magno i villaggi anglosassoni possiedono diverse immagini dell’Irminsul. Tuttavia, proprio su ordine del sovrano franco, gli alberi sacri vengono abbattuti. Questa azione, che segna la volontà di instaurare il cristianesimo tra i popoli pagani, è un atto di forza notevole, se consideriamo che l’Irminsul è descritto come l’albero che sorregge l’intero universo. Insomma, esso è volto a sradicare (letteralmente) una certa visione del mondo.

Il significato simbolico della quercia nel mondo cristiano

Il passaggio dal mondo pagano a quello cristiano non segna la fine dell’uso della quercia nell’iconografia. Anche se non può essere più associata allle divinità e alle caste sociali già descritte, La quercia è presente come motivo ornamentale tanto in ambiente laico quanto religioso. Infatti, per quanto concerne il mondo laico, essa appare nell’araldica. Cioè, in quanto allegoria di forza, robustezza, potenza, essa è utilizzata come simbolo sia di casate nobiliari sia di centri abitati (come lo scudo del comune svizzero di Roveredo). Inoltre, si afferma anche “la rovere”. Cioè, l’immagine di un albero di quercia con due rami che, curvando, si incrociano tra loro (come appare ad esempio nello stemma dei Della Rovere).

Tuttavia, essa compare in riferimento a motivi cristiani in quanto certa tradizione vuole che la croce di Gesù è del legno di questa pianta. Si tratta di un elemento dal valore non storico bensì simbolico. Cioè, esso indica la forza della religione cristiana. Da Cristo la quercia trasla anche sulla figura della Vergine. Infatti la Madonna, essa stessa simbolo della Chiesa cristiana, appare in varie rappresentazioni vicina a un albero di quercia. Cioè, simboleggia la resistenza del cristiano alle avversità tramite la fede. Questo motivo appare ad esempio nell’affresco realizzato a Mezzana da Michelino da Besozzo nel 1400. L’affresco, che rappresenta la Vergine ai piedi dell’albero, riprende anche un aneddoto secondo il quale la Madonna compare a una pastorella attraverso i rami di una di questa pianta.

Ma questa associazione riguarda anche altri personaggi. Nel quadro di San Gerolamo di Bartolomeo Montagna di fine 1400, ad esempio, assistiamo a un San Gerolamo che si percuote con una pietra in segno di penitenza sotto uno di questi arbusti. L’alberello, che germoglia da un masso, reca sul tronco una piccola icona di Cristo crocifisso.

Il Green man

L’associazione Vergine-albero di quercia prosegue anche oltre il Medioevo. Ne sono esempi il dipinto di Raffaello Madonna della quercia e l’opera di Lorenzo Lotto Madonna con il Bambino e i santi Caterina d’Alessandria e Tommaso. Infatti, entrambe le opere d’arte appartengono al 1500 e in essi la quercia è un elemento incastrato alla perfezione nel paesaggio bucolico, dal gusto artistico moderno, in cui si trovano i personaggi.

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Uomo verde del Duomo di Bamberga. Fonte immagine: Wikipedia.org.

Ma accanto a questi motivi sacri, durante tutto il Medioevo e oltre, prende piede un’altra immagine, diffusa in Europa e nel Mediterraneo, oggi nota come Green man (“uomo verde”). In effetti, si tratta di un volto misto a elementi naturali, in genere foglie di quercia e ghiande. Questa figura, che Lady Raglan descrive per prima nel 1939 nel testo Church Architecture, può tanto essere un volto costituito per intero da foglie, tanto una testa umana o di animale che reca con sè questi elementi naturali. La figura, presente tanto nelle chiese, quindi nei luoghi sacri, tanto in manoscritti e altri oggetti ornamentali, secondo alcuni studiosi è un relitto iconologico dei culti pagani associati alla quercia che precedono il cristianesimo. Però, col tempo il significato simbolico della quercia va perduto, e sopravvive anche al di fuori degli edifici sacri come puro ornamento. Come tale, essa si diffonde nell’arte barocca.

La presenza delle ghiande associate all’uomo verde potrebbe essere indice di un primo significato diabolico associato alla quercia, contraltare delle immagini sacre nei luoghi di culto. Infatti, se come detto la quercia ha un significato positivo, la ghianda assume connotati negativi. Infatti, in quanto cibo dei maiali, essa è sinonimo di lussuria e improduttività.

La quercia nell’emblema della Repubblica italiana

Un ramo di quercia compare nell’attuale emblema della Repubblica Italiana. In effetti, ciò stupisce poco dopo quanto detto. Infatti, è un riferimento alla Res publica romana, laddove la quercia corona stavolta il cosidetto “stellone“, la stella che simboleggia lo Stato italiano. Inoltre, la corona dello stellone non è tutta di rami di quercia, in quanto il ramo sulla sinistra è di ulivo. Quindi, l’obiettivo di tale stemma è la rappresentazione di un bilanciamento tra i significati dei due simboli. Cioè, la forza e la dignità del popolo italiano (rappresentati dalla quercia) con gli ideali di pace (l’ulivo).

Luigi D’Anto’

Bibliografia

  • James Frazer, Il ramo d’oro, studio della magia e della religione, Bollati Boringhieri 2012.
  • Jean Chevalier, Alain Gheerbrant, Dizionario dei simboli, Miti sogni costumi, gesti, forme, figure, colori, numeri, Bur 2014.
  • Lucia Impelluso, La natura e i suoi simboli, Piante, fiori e animali, Electa 2005.

Sitografia

Per approfondimenti sulla quercia calabrese più antica, un link al sito dell’associazione Italia Nostra per la tutela del patrimonio naturale nazionale.

Notizie sulla copresenza di immagini di querce e ghiande in riferimenti cristiani sul sito della Chiesa di Milano.

Nota: l’immagine di copertina è ripresa da Wikimedia Commons.