Nevermind, il disco che ha cambiato il rock

Il 24 settembre del 1991 usciva Nevermind dei Nirvana, forse l’album più importante degli anni Novanta. Un’intera generazione di ragazzi, appena diciottenni o poco più, li avrebbe scoperti qualche mese dopo, grazie al video in heavy rotation su MTV.

Nirvana: Un’introduzione

La band che cambiò la storia del rock'n'roll

Con Nevermind, il 24 settembre 1991, i Nirvana cambiano il corso del rock’n’roll. A Kurt Cobain, che scrive in maniera spietatamente schietta di società, dipendenze e salute mentale, si uniscono la ferocia e l’energia del sound della band e di Butch Vig (il produttore) naturalmente.

In maniera inconsapevole, insieme contribuiscono a fondare i canoni di una musica che viene definita “grunge”. Oltretutto, il suo grido contro il sistema non è un comizio da un palco, è il grido dal basso di uno di noi, l’amico fragile e sensibile che sta lottando per non perdere del tutto la fiducia in se stesso e nel genere umano. Che poi lui non ce l’abbia fatta è un’altra storia. In Nevermind rimane scolpita per sempre l’essenza di un patimento interiore, lo sforzo di vincere quella tensione al nichilismo che è parte del romanzo di formazione di molti.

Prima del successo

Il 24 gennaio 1988, però, i Nirvana erano ancora una band che si limitava a provare in garage, e che solo il giorno precedente aveva registrato la prima demo, all’epoca con Dale Crover alla batteria, invece dell’attuale cantante dei Foo Fighters Dave Grohl. Quel giorno il gruppo si recò in un RadioShack, una catena di negozi di elettronica ad Aberdeen, città d’origine di Cobain, per registrare un videoclip poi mai andato in onda.

Il filmato delle prove è ricomparso in rete grazie a un fan. Nel video si vede un’esibizione senza pubblico, se si eccettuano un paio di amici intenti a filmare, e i membri del gruppo che suonano in playback sulla base della demo appena registrata.

Nevermind e il 1991: il contesto storico

“Nevermind” è un esempio perfetto di capolavoro che intercetta lo spirito del tempo, dà voce a codici giovanili e tormenti, sposta in avanti gli orologi del tempo, trasforma gli elementi di riferimento in qualcosa di nuovo, chiude un’epoca e ne apre una nuova.
Grazie ai Nirvana e a questo album, Seattle, che all’epoca era il più fertile laboratorio di fermenti artistici del pianeta, si trasformò nella capitale mondiale del nuovo rock e il Grunge diventò non solo il codice musicale degli anni ’90 ma una sorta di empirica filosofia di vita, oltre che uno stile.

Nel suo cammino verso le vette delle classifiche mondiali, “Nevermind” vendeva 300 mila copie al giorno. Un successo clamoroso, inarrestabile, nato dal basso, dal passaparola e spinto dalla forza espolsiva di “Smells Like Teen Spirit“, il primo singolo.

Così come era stato stampato in un numero di copie sufficiente a sostenere un prodotto di nicchia, non era stata organizzata una promozione massiva: anche i grandi media (tra i primi recensori ce n’è più d’uno che avrà tentato di far sparire i suoi giudizi) furono presi alla sprovvista dalla musica di un trio chitarra, basso batteria e voce, con dichiarate ascendenze punk, con un cantante che era l’antitesi del glamour dei divi rock e che , in certi passaggi, addirittura rendeva quasi incomprensibile la pronuncia dei suoi testi, una produzione asciutta ed essenziale, testi che esprimevano ansia, dolore, un’incurabile inquietudine.

Simbolicamente l’album arrivò al primo posto negli Usa scalzando “Dangerous” di Michael Jackson. Nell’anno 1991 l’Indie Rock è diventato un fenomeno globale: una vera rivoluzione, incruenta, ma una rivoluzione: a marzo è uscito “Out of Time” dei R.E.M., ad agosto “Ten” dei Pearl Jam, a settembre “Nevermind”.

L’effetto fu devastante ed elettrizzante al tempo stesso: la musica indie da fenomeno marginale diventò il centro propulsore della scena musicale, creando un nuovo ricchissimo mercato ma portando in primo piano personaggi e figure cresciute nel rifiuto dell’establishment e dell’industria. Come per tutti i capolavori, “Nevermind” è un insieme di storie nella storia.

La più attuale riguarda la copertina, con il bambino di quattro mesi nudo immerso in una piscina con davanti una banconota da un dollaro legata a un amo da pesca. Spencer Elden, il bambino in questione oggi trentenne ha fatto causa agli eredi di Cobain e a Novoselic e Grohl, chiedendo 200 mila dollari di risarcimento con l’accusa di aver violato le norme federali sulla pedopornografia. Evidentemente se n’è accorto con diversi anni di ritardo visto che si era già fatto rifotografare, anche se in bermuda, per la cover dell’edizione del decennale, del ventennale e del venticinquennale.

Tra nel 1991, l’anno della pubblicazione, la copertina fu censurata suscitando la furia di Cobain che, per il retro, aveva creato un collage di foto di pezzi di carne cruda, illustrazioni dell’Inferno di Dante, foto di infezioni vaginali. Tra le immagini della carne cruda c’è anche una foto dei Kiss.

Un viaggio attraverso i testi di Nevermind

Nevermind compie 30 anniNevermind compie 30 anni: una ricorrenza importante che ci impone di fare un passo indietro, riflettere, scrivere. That kid has heart ovvero “quel ragazzo ha cuore”.

Leggenda vuole che siano state esattamente queste le parole proferite da Bob Dylan dopo aver visto un’intensa esibizione dei Nirvana. Non appartengono invece al mito, ma al resoconto del suo biografo ufficiale quelle pronunciate dallo scrittore William Burroughs – “il padrino del beat” – che dopo aver incontrato Kurt Cobain commentò con una certa amarezza: Ecco, se si volesse descrivere in estrema  la figura di Kurt Cobain – ancora oggi tra le più controverse – basterebbero forse queste due fugaci impressioni, quella del più grande cantautore della storia e quella dello scrittore che più di tutti ha influenzato la musica rock e le sue modalità di scrittura (“chiedere” a David Bowie, Michael Stipe, Thom Yorke e lo stesso Cobain per ulteriori chiarimenti).

Spiegazione dell’album dei Nirvana

Smells Like Teen Spirit la canzone più famosa della band

Smells Like Teen Spirit 

Cominciamo subito da quello che è stato il singolo anticipatore di Nevermind – e che molto probabilmente è anche la canzone più famosa della band – ovvero Smells Like Teen Spirit. Come ormai sanno anche i sassi lo “spirito adolescenziale” che dà il titolo al brano deriva in realtà dal nome di un deodorante.Per essere più precisi da una frase scritta con una bomboletta spray dalla cantante delle Bikini Kill Kathleen Hanna sul muro di casa di Kurt, dopo una notte di bagordi.

La frase nello specifico recitava “Kurt Smells Like Teen Spirit”, alludendo al fatto che al mattino Kurt avesse addosso “il profumo” della batterista Tabi Vail, con la quale effettivamente il cantante aveva iniziato una relazione (per altro finita male e sfociata nei testi di altri brani del disco come Drain You e Lounge Act).

In realtà non si è mai capito veramente quanto Kurt fosse consapevole del significato originale del teen spirit, ma secondo l’interpretazione di uno dei migliori critici musicali viventi – Simon Reynolds – il brano sfrutta a pieno l’ambiguità di senso di questo “spirito adolescenziale” che, da un lato rappresenta la voglia di ribellione giovanile, ma dall’altro è proprio quello che viene “imbottigliato” e venduto dal mercato per alimentare soltanto sé stesso.

Ed è proprio da questa dicotomia che nasceranno tutte le paranoie e le frustrazioni del Cobain più adulto: l’ex adolescente ribelle comincia a percepirsi come parte integrante di un ingranaggio che odia, generando così una frattura interiore che piano piano diventerà sempre più insanabile e lacerante, portandolo a compiere il gesto estremo del suicidio nell’aprile del 1994. La ribellione giovanile diventa allora una farsa.

In Bloom

Si tratta di una violenta critica contro le masse che osannano incondizionatamente i propri idoli e contro coloro che sbandierano conoscenze underground senza possederne né i fondamenti né l’etica. Questa critica è resa ancor più esplicita dal videoclip realizzato per il suo lancio, come quarto estratto dal disco.

Questa versione è in realtà la seconda realizzata per il brano, in quanto la prima venne commissionata alla band già nel 1990 per la compilation in VHS Sub Pop Video Network Program, poi uscita nel 1991. In quest’ultima, la band andava in giro per le strade di New York e Krist Novoselic finiva per rasarsi la testa come penitenza per una brutta performance del gruppo in città.

Come as You Are

Costruita intorno ad un giro di basso ipnotico raddoppiato dal riff di chitarra: «Volevamo che suonasse come una canzone per bambini» ha detto Dave Grohl.

Si dice che il titolo Come as You Are sia ispirato ad un cartello che Kurt ha visto all’entrata di un ostello di Aberdeen, la città in cui è nato, in cui andava spesso a dormire da ragazzo per scappare dalla sua famiglia disfunzionale. «E’ una canzone sull’accettazione di sé e degli altri» ha detto Butch Vig, «Non importa quanto sei rovinato e strano, puoi essere te stesso ed essere accettato per quello che sei». Kurt Cobain canta la sua incapacità di nascondersi dietro alle convenzioni, «E a quello che la società si aspetta da te» e fa la sua dichiarazione di indipendenza contro l’assimilazione ripetendo un ritornello inquietante: “and I swear I don’t have a gun”, “giuro di non avere una pistola”.

Breed

Se dovessero spiegare ad un neofita della band cos’è la batteria dei Nirvana, sicuramente questo brano lo racconterebbe meglio di quasi tutti gli altri. A partire dal fill iniziale, marchio di fabbrica di Grohl, è evidente che non ci sarà un attimo di tregua fino alla fine. Un pezzo rumoroso e disturbante, distorto fino alla morte, che raggiunge la sua massima espressione in un pogo pur essendo credibile anche nella versione in studio.

Lithium

Pezzo tanto iconico quanto evocativo nelle strofe. “Sono così felice perché oggi ho trovato i miei amici” – cantato nel modo in cui è cantato – è Kurt Cobain all’ennesima potenza. Brano di fondamentale importanza per la band ed essenziale per la comprensione di Nevermind. Un momento cardine nel disco, soprattutto per il posto nella tracklist che gli viene riservato.

Polly

Capolavoro grunge in veste acustica. La storia da cui è ispirata è quella di una giovane quattordicenne rapita dopo un concerto punk dal pedofilo Gerald Arthur Friend, il quale la violentò e torturò per due giorni, fino alla fuga della giovane. Bizzarro il punto di vista di Kurt, che racconta la storia dagli occhi di Friend, dunque del carnefice. A causa di alcune accuse, i Nirvana si dovettero difendere in tribunale affermando che Polly (originariamente Hitchhiker, poi Cracker) era un brano di protesta e accusa nei confronti di certi atteggiamenti violenti. Punto cardine dell’esibizione agli MTV Unplugged newyorkesi del 1994.

Territorial Pissings

Il termine femminismo (pur essendo molto fuorviante) intende valorizzare e tutelare la parità dei sessi. Dunque il passaggio più iconico di Territorial Pissing è più sessista che femminista, ma racconta molto della personalità di Cobain: “Never met a wise man, if so, it’s a woman” (“Non ho mai incontrato un uomo saggio, se accade, è una donna”).

Drain You

Da qui in poi entriamo nei capolavori. Drain You è un brano che alterna il grunge delle strofe ad un ritornello che sembra quasi uscito da un disco dei Metallica. La parte realmente alternative del brano, tuttavia, è il momento instrumental, quasi lisergico che a 1:40 non può che stupire l’ascoltatore. Per certi versi anticipa per mood e sonorità il brano di cui parleremo ora.

Lounge Act

Due minuti e trentasei secondi di classic grunge. Una versione patinata  dei brani contenuti in Bleach. Un giro di basso molto incalzante, una chitarra in pieno stile Nirvana e una batteria secca e violenza, accompagnano Kurt Cobain in una performance bifronte in cui un registro controllato della prima metà del brano fa da contraltare allo screaming graffiato della seconda parte. Se il problema del brano è forse la sua prevedibilità, c’è comunque da evidenziare un esordio (Kurt che mugugna) ed un congedo (suono abbassato progressivamente di pitch) che risultano innovativi e sorprendenti.

Stay Away

Per i più giovani alla lettura, sappiate che il tatuaggio sul volto di Post Malone è un tributo a questo brano, il suo preferito in assoluto. Una versione molto più matura e completa di Breed. In una intervista all’interno del documentario Watch the Sound With Mark Ronson Dave Grohl confessa che nei Nirvana lui non sapeva mai quando le ritmiche più scarne dovevano condurre ai ritornelli aperti e pieni di crash e ride.

Lo capiva guardando il piede di Kurt che si avvicinava alla pedaliera per trasformare il suono clean della sua chitarra nelle strofe in ritornelli distorti. Credo che Stay Away sia uno dei brani a cui il frontman dei Foo Fighters si riferisse. In ultima istanza: “Rather be dead than cool” (“Preferirei essere morto piuttosto che figo”) è il manifesto programmatico del movimento grunge di Seattle.

On a Plain

Un brano abbastanza prevedibile, senza particolari picchi, che tuttavia riserva (come sempre dentro Nevermind) una piccola sorpresa all’ascoltatore: dopo tre minuti di rock – se vogliamo anche troppo patinato – il brano va scemando in una classica, anche anti estetica, dissolvenza. Se non fosse per la scelta molto particolare di lasciare a volume pieno il coro cantato da Kurt, che dunque progressivamente si trasforma in una esecuzione a capella.

Something in the Way

Vig, produttore del disco, riteneva inadeguata la versione registrata con la band. Decide allora di catturare la voce di Kurt nella sala di regia. La chitarra è una Stella pagata circa venti dollari, completamente distrutta, senza una corda e tenuta insieme dal nastro adesivo. Accordata (o per meglio dire scordata) in un modo a dir poco personale – tra il Mi e il Mi bemolle – e registrata senza clic, ossia senza un metronomo.

ll brano, anche per questo, è unico, cupo, violento, addolorato. La voce di Kurt è perfetta, nella sua imperfezione. Il basso di Novoselic è accordato più o meno come la chitarra di Kurt, il violoncello risulta leggermente fuori tono. C’è tanto rumore di fondo e ciò conferisce a questo agglomerato di componenti che non dovrebbero coesistere un sound storto, per certi versi alieno e malvagio. La grandezza di Something in the Way sta nel fatto che tutto questo rispecchia perfettamente la trattazione del brano.

Si parla di “qualcosa nella scatola”. Quel qualcosa è Kurt. Il brano risale all’epoca in cui Cobain lascia la scuola e viene cacciato di casa dalla madre. La leggenda narra che si riferisca nello specifico al periodo in cui visse sotto il ponte di Young Street ad Aberdeen, ma sia Krist Novoselic che Kim (la sorella) smentiscono questa versione. Il brano più grande ed emotivo di Nevermind.

Endless, Nameless

In assoluto il brano più assurdo del disco e dell’intera discografia dei Nirvana. Una ghost track che non compare nella tracklist e che era possibile ascoltare dopo circa dieci minuti di silenzio dalla fine di Something In The Way. Una jam session senza senso, piena di effetto “wow” e cambi di tempo.

Livia Rachele Gambardella

Bibliografia

Nirvana: Teen Spirit, in P. Giovanizzi le storie dietro le canzoni, Giunti 2018.