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A Bug’s Life, analisi del lungometraggio Pixar

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A Bug's Life

A Bug’s Life è un film del 1998 prodotto dalla Pixar Animation Studios e diretto da John Lasseter e Andrew Stanton. Distribuito dalla Walt Disney Pictures, A Bug’s Life è il secondo lungometraggio della Pixar, nonché una vera e propria pietra miliare nella storia dell’animazione. In questo articolo, analizzeremo alcuni elementi della pellicola.

La trama di A Bug’s Life

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A Bug’s Life racconta la storia di Flik, una formica ingegnosa e originale ma poco tollerata, e della sua colonia. Ogni anno, le formiche cedono un contributo di cibo alle cavallette per ricevere in cambio protezione. Poco prima dell’arrivo delle cavallette, Flik fa accidentalmente cadere l’offerta di cibo nel fiume che circonda l’isola abitata dalle formiche. Giunte sull’isola, le cavallette, capeggiate da Hopper, scendono nel formicaio per ricevere delle spiegazioni.

La principessa Atta, futura formica regina, cerca di scagionarsi, ma Hopper la minaccia e le concede fino alla fine della stagione per raccogliere il doppio del cibo. Successivamente, Flik è costretto ad affrontare un processo in cui si offre volontario per andare alla ricerca di insetti più grossi per fronteggiare le cavallette. Le formiche approfittano dell’idea per allontanare Flik dalla colonia e procedere al raccolto senza subire ulteriori into

Durante il suo viaggio, Flik incontra una compagnia di insetti da circo che, malauguratamente, scambia per guerrieri. I circensi, a loro volta, lo scambiano per un imprenditore in cerca di attori per un’attività che offre cena e spettacolo. Gli insetti da circo accettano l’offerta e si dirigono verso la colonia.

Poco dopo, gli insetti da circo scoprono il vero scopo del loro ingaggio, rivelando a Flik la loro vera natura e tentando di svignarsela. La fuga viene però interrotta da un uccello che cerca di mangiare gli insetti e la piccola Dot, sorella di Atta e amica di Flik. Nel tentativo di salvarsi, gli insetti da circo dimostrano il loro valore e decidono di restare sull’isola per aiutare Flik.

I circensi e la formica elaborano un ingegnoso piano per liberarsi definitivamente delle cavallette. Il loro progetto va in fumo quando P.T. Pulce, il precedente datore di lavoro degli insetti da circo, si presenta sull’isola, smascherandoli. Le formiche devono dunque trovare un nuovo piano per fronteggiare le cavallette, scoprendo infine che l’unione, anche tra specie e ideologie diverse, fa la forza.

La storia originale: La Cicala e la Formica di Esopo

Pixar non è certo la prima a sfruttare il mondo animale per raccontare le proprie storie. Infatti proprio A Bug’s Life è in realtà una rielaborazione di una favola ben più antica, nota come La Cicala e la Formica. Scritta da Esopo nel VI a.C., La Cicala e la Formica fa parte di una serie di brevi racconti riuniti in un libro intitolato Favole.

La storiella racconta di una formica laboriosa che mette da parte il cibo per l’inverno e di una cicala scansafatiche che pensa solo a cantare. Arrivato l’inverno, la formica vive comodamente grazie agli sforzi fatti in estate, mentre la cicala si ritrova affamata ed infreddolita. Le storie di Esopo si concludono sempre con una morale, così come molti film e cartoni, che in questo caso è “Chi nulla fa, nulla ottiene”.

Pixar ha voluto andare oltre la semplice morale, mantenendo però i presupposti della storia originale. Un elemento che sicuramente può saltare all’occhio è la variazione da cicala a cavalletta. Il motivo di questa modifica, in realtà, è molto più semplice di quanto si pensi. La Cicala e la Formica, infatti, viene tradotta in The Ant and the Grasshopper (La Formica e la Cavalletta) nella lingua anglosassone.

A Bug’s Life
Hopper affronta Flik

Le dinamiche della storia, invece, rimangono più o meno le stesse. Esopo raccontava di una formica e di una cicala, mentre A Bug’s Life racconta di un’intera colonia di formiche e di un gruppo di cavallette. Nella favola originale, la cicala e la formica non vengono rappresentate come nemiche, a differenza del film, ma vivono in pace nello stesso habitat. Alla stessa maniera, nel racconto non c’è nessun riferimento ad un rapporto di sottomissione tra le due specie. È piuttosto la cicala ad implorare l’aiuto della formica. In ultimo, quando le cavallette tornano a reclamare il cibo, Hopper chiede sarcasticamente alle formiche se “hanno oziato tutta l’estate”, ribaltando i ruoli stabiliti da Esopo.

Flik, un protagonista difettoso

Nel corso degli anni, Pixar ha raccontato numerose storie appassionanti e commoventi, toccando i cuori di adulti e bambini in tutto il mondo. La strabiliante qualità di ciascuno dei film Pixar è la chiave del loro enorme successo, ma come si costruisce una film coinvolgente ed emozionante? La risposta a questa domanda affonda le radici nella storia della Disney e dei suoi memorabili protagonisti.

Esistono infatti delle linee guida molto precise che queste due case di produzione seguono durante il processo di costruzione dei loro personaggi principali. Uno dei fondamenti è quello del protagonista difettoso, un personaggio imperfetto la cui incapacità di adattamento crea le condizioni per lo sviluppo dell’intreccio. L’imperfezione del protagonista può essere sia di tipo fisico che psicologico.

Nel caso di A Bug’s Life – Megaminimondo, Flik è una formica che non riesce a trovare il suo posto all’interno della colonia. Un esempio di imperfezione fisica, invece, può essere la piccola Dot, munita di ali ma incapace di volare. Il difetto di Flik però non risiede unicamente nella sua incapacità di adattamento, ma anche nella sua incapacità di pensare razionalmente. Durante la sua prima apparizione, viene rappresentato intento a tagliare degli steli con il suo ingegnoso macchinario.

Ad una riflessione più accurata, risulta assurdo come Flik abbia potuto creare un attrezzo simile senza considerarne le conseguenze. L’impulsività di Flik è infatti ciò che lo mette spesso nei guai, ma anche ciò che gli permette di cavarsela. Le sue stesse origini hanno un ruolo importante: essere nato formica significa essere molto piccoli ed indifesi, elemento che, da solo, costituirebbe un difetto apparentemente insormontabile.

Il film stesso però ci svela che essere piccoli e difettosi non vuol dire necessariamente non avere nessun valore. Dietro ad una minuscola e atipica formica, infatti, si nasconde il salvatore di un’intera colonia. La figura del protagonista imperfetto consente di renderlo più vicino alla fragilità umana, e dunque di entrare delle grazie dello spettatore.

Individualità e collettività in A Bug’s Life

Analizzando il film, si possono facilmente individuare dei comportamenti prettamente individualistici ed altri fortemente collettivistici. Flik è il primo ad avere degli atteggiamenti fin troppo individualisti. Come già affermato, Flik non si cura delle conseguenze delle sue azioni, nonostante la sua volontà sia quella di integrarsi in una collettività. Ciò rivela come il desiderio di Flik di affermare il proprio Io vada ben oltre quella di trovare il proprio posto.

Anche gli insetti da circo, nonostante facciano parte di una piccola famiglia, appaiono molto concentrati su se stessi. Nella sequenza in cui gli insetti da circo mettono in atto le loro scenette, si può notare come ognuno di loro sia completamente assorto dai propri pensieri e bisogni egoistici. È proprio a causa della loro indole che lo spettacolo va a rotoli. Francis, a esempio, trova più importante mettere al loro posto le mosche maleducate piuttosto che concludere l’esibizione. Alla stessa maniera, Manty impedisce allo show di proseguire nel momento in cui viene preso in giro dal pubblico.

La collettività è invece molto importante nella colonia e nelle cavallette. La colonia infatti agisce unicamente nell’interesse del bene comune, lavorando letteralmente come una cosa sola. Le cavallette, benché non vantino lo stesso “senso civico” delle formiche, sono comunque costrette a cooperare durante le visite al formicaio. Devono infatti apparire come un gruppo coeso e forte per assoggettare le formiche.

Nonostante ciò, ogni personaggio viene messo davanti ad una situazione in cui deve necessariamente rinunciare al proprio status per sopravvivere. Gli insetti da circo, ad esempio, aiutano Flik e la colonia nonostante l’alto rischio in quanto tornare al circo implicherebbe l’umiliazione e il linciaggio. Alla stessa maniera, la colonia deve assecondare Flik, i guerrieri e le loro idee bizzarre perché il cibo sull’isola è terminato. Le uniche a non scendere a compromessi sono le cavallette che, alla fine, risentono inevitabilmente della loro incapacità di adattamento.

Consapevolezza di classe

A Bug’s Life non offre solo uno sguardo alle dinamiche sociali degli esseri umani, ma anche una riflessione sui rapporti tra le classi. Il film propone tre visioni molto distinte: la Città, un luogo estremamente variegato, ispirato alle grandi metropoli; il formicaio, una monarchia staccata dal resto del mondo; le cavallette, una tirannia violenta e oppressiva.

A Bug's Life
Flik arriva nella Città

La Città è caotica, disordinata ma allo stesso tempo perfettamente organizzata. Qui si possono trovare insetti di ogni tipo, dalla lumaca allo scarafaggio, che coabitano in una mini società. Nella Città non ci sono distinzioni e ogni insetto si trova sullo stesso piano degli altri. Non esistono ruoli specifici.

Il formicaio è invece molto più organizzato. Sull’isola ci sono solo le formiche, ed ognuna di essere ha un suo ruolo ben preciso. Il totale isolamento delle formiche dal resto del mondo favorisce inoltre una sorta di “involontaria xenofobia”. Questo elemento è facilmente individuabile nella scena in cui gli insetti da circo arrivano sull’isola. Le formiche, infatti, si nascondono immediatamente alla vista degli stranieri e si mostrano unicamente quando Flik si palesa. In questa dimensione, ogni formica ha un ruolo specifico e deve attenersi al suo status quo, rispettare le regole e collaborare al benessere della colonia.

Particolarmente rilevante in questa ottica è l’affermazione di Cornelius, uno dei componenti del Consiglio Superiore. Quando Flik tenta di proporre un nuovo metodo per raccogliere il cibo, Cornelius sottolinea «effettuiamo il raccolto nello stesso modo da quando ero in bozzolo». Questa singola affermazione permettere di comprendere l’effettiva rigidità all’interno della colonia. Nel formicaio non esistono soluzioni alternative a quelle già esistenti, né tanto meno opportunità di miglioramento. Le formiche, infatti, non si rendono conto del fatto che basterebbe comportarsi ed agire diversamente per avere una vita meno affannosa.

In ultimo, ci sono le cavallette, che non hanno una vera e propria organizzazione sociale, ma che comunque costituiscono un pericolo per le formiche. L’unica cavalletta che vanta un vero ruolo è Hopper, il leader/tiranno. La maniera in cui Pixar decide di rappresentare le dinamiche all’interno del gruppo delle cavallette è molto singolare. Nella sequenza in cui vengono mostrate le cavallette nella loro quotidianità, possiamo notare una totale mancanza di regole.

Le cavallette vivono infatti sotto ad un sombrero in una zona desertica apparentemente inquinata e pericolosa, dedite solo al divertimento e allo svago. All’ombra del cappello ci sono anche numerose zanzare schiavizzate: alcune vengono sfruttate come cameriere, altre intrattengono le cavallette suonando della musica, altre ancora vengono letteralmente usate come freccette da lanciare. Queste dinamiche sono un ulteriore riferimento allo status privilegiato delle cavallette.

Un passaggio in particolare fornisce informazioni fondamentali per la comprensione della consapevolezza di classe delle cavallette: alcune di loro trovano inutile e rischioso tornare dalle formiche all’inizio della stagione delle piogge, ma Hopper ribatte spiegando il senso più profondo delle loro periodiche visite alle formiche. «Se lasciate che una formica ci tenga testa, allora tutte ci terranno testa» esclama, sottolineando l’importanza di agire in maniera coesa, come un unico corpo per dare quell’immagine di forza necessaria a mantenere il predominio.

L’estetica del mondo in miniatura di A Bug’s Life

Pixar è particolarmente nota per la creatività e l’ambizione con cui costruisce i mondi all’interno dei quali si svolgono le storie. Ciò che più colpisce già nei primi secondi di A Bug’s Life è l’estremo realismo che ogni singolo elemento restituisce. Il film si apre infatti con un’inquadratura della bucolica isola delle formiche, così viva e luminosa da sembrare quasi reale.

Il realismo che pervade tutto il film dipende da due fattori ugualmente importanti nella storia Pixar. Lo studio infatti vanta non solo le conoscenze e l’esperienza Disney, ma anche una serie di software e tecniche che tutt’oggi costituiscono la base dell’animazione Pixar.

Il più importante di tutti è senza dubbio Reyes, un software di rendering all’avanguardia che permette di ottenere immagini fotorealistiche in 3D. La scelta di impiegare dei giocatoli (come in Toy Story) e, successivamente, degli insetti come protagonisti rendeva più facile la gestione delle superfici e delle texture. Sotto un punto di vista prettamente pratico, infatti, una formica è molto più semplice da ricreare rispetto alla pelle umana.

A Bug's Life
Un esempio di sub-surface scattering

Insieme ai software, anche le tecniche sono state fondamentali per la realizzazione di un ambiente naturale. Una di queste è il sub-surface scattering (effetto di dispersione interna), utilizzato per la prima volta dalla Pixar proprio in questo film. Esso consiste nella costruzione di un oggetto digitale in relazione alle modalità in cui la luce interagisce con esso. Un esempio è proprio la prima scena del film, in cui la luce del sole filtra attraverso le foglie e rimbalza in varie direzioni.

Trattandosi di una storia di formiche umanizzate, la prima difficoltà è stata quella di creare un contesto che apparisse quanto più familiare possibile agli occhi di uno spettatore. In questo senso, sono stati inseriti elementi tipicamente umani, come ad esempio la Città, fortemente ispirata alla metropoli di New York. È molto singolare anche la scena della rappresentazione teatrale, in cui i protagonisti sono i “bambini” della “seconda classe della scuola elementare Tunnel Sud”.

Un ulteriore elemento di umanizzazione è costituito dalla presenza del sangue rosso nel murales realizzato in onore degli insetti circensi/guerrieri. In molte scene, inoltre, si possono contare centinaia di singoli individui perfettamente integrati nel loro ambiente. Nella scena in cui Hopper scende nel formicaio, ad esempio, si può notare come ogni formica muova occhi e articolazioni in maniera assolutamente indipendente rispetto alle altre. Questi dettagli contribuiscono a rendere realistiche le immagini sullo schermo.

Naturalmente il processo di umanizzazione degli insetti è soggetto a dei limiti dovuti alle caratteristiche stesse dei personaggi e degli ambienti in cui agiscono. Ciò però ha permesso agli animatori di giocare con gli oggetti e le loro funzioni. All’inizio del film, ad esempio, Hopper utilizza le sue antenne per carpire informazioni aggiuntive su Atta e sul suo ruolo nella colonia. Estremamente creativa è invece la scelta di utilizzare un vassoio per cubetti di ghiaccio come spalti per gli spettatori del circo. Nella stessa sequenza, due lucciole munite di coni riflettenti ricreano l’effetto occhio di bue per illuminare la scena. Poco dopo, le stesse lucciole utilizzato un lecca lecca per cambiare il colore delle luci.

La dimensione estetica può anche suggerire allo spettatore le dinamiche relazionali tra i personaggi. All’inizio del film, ad esempio, Hopper è posizionato sempre più in alto rispetto alla Principessa Atta poiché si trova sopra di lei nella catena di comando.

Rosalba Capozzi

Bibliografia

Il sistema Pixar, Christian Uva, Il Mulino, Bologna 2017

Sitografia

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