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Anassimandro e il suo arché: l’àpeiron

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La prima vera indagine filosofica interessa il principio di tutte le cose: αρχή της φύσις. Per Anassimandro questo principio era l’àpeiron ovvero l’indefinito, l’indeterminato.

La nascita della filosofia

Filosofia in greco significa amore per la sapienza. La sua nascita di solito viene attribuita alle colonie greche dell’Asia Minore e della Magna Grecia tra il VI e il V sec. a.C. Qui l’indagine razionale ha riscosso maggior successo grazie alla maggior libertà di scambio culturale e minor avversione rispetto a idee innovative, differentemente dalla madrepatria.

Prima di questo periodo la filosofia non ha potuto svilupparsi. Infatti nelle prime società e popoli antecedenti a quello greco, la magia e la religione occupavano un ruolo imponente.

La ricerca di Anassimandro e dei primi filosofi

Il primo oggetto di ricerca della filosofia fu l’archè, ovvero il principio di tutte le cose. In quell’epoca la maggior parte degli avvenimenti della vita erano spiegati tramite il rapporto di causa-effetto. Così i primi filosofi si misero alla ricerca della causa che aveva generato il tutto.

Inizialmente essi si affidarono agli elementi naturali. Famose sono infatti le spiegazioni di Talete e Anassimene secondo cui l’intero cosmo derivava, rispettivamente, da acqua e aria.

Ricercare l’elemento primordiale dell’universo all’interno di se stesso, in effetti poteva rappresentare una giusta direzione per far sì che, andando ritroso, si potesse trovare la causa prima. Questa linea di ricerca però non fu adottata da tutti i posteri.

Anassimandro, non solo un filosofo

Anassimandro
Busto di Anassimandro

Nacque e visse a Mileto, a cavallo tra il VII e il VI secolo a.C., fu discepolo di Talete e come tutti i filosofi di quell’epoca, che oltre a praticare la filosofia si interessavano ad altre discipline, era un cosmologo.

A lui infatti, secondo gli storici viene ricondotta l’introduzione degli gnomoni. Questi strumenti permisero di comprendere al meglio le rivoluzioni del sole, e quindi gli equinozi, i solstizi e le stagioni.

Senza dubbio però fu la sua dedizione alla filosofia a renderlo immortale e a far arrivare fino a i giorni nostri le sue teorie.

L’Ápeiron di Anassimandro

La ricerca di Anassimandro dell’ archè della fysis culmina nell’àpeiron: che letteralmente significa senza (-à ) limite (-péras), quindi l’illimitato, l’indefinito, l’indeterminato.

E di esso non dice né che è acqua né un altro dei così chiamati elementi, ma una diversa natura indefinita, da cui proverrebbero tutti quanti i cieli e i mondi in essi.

Secondo la sua teoria questo indefinito è fonte, essenza e foce di tutto il creato. Esso è eterno, mai nato e mai morirà, c’è da sempre e per sempre.

In ciò risiede la grande innovazione apportata dal pensatore della scuola di Mileto, ovvero nell’aver individuato l’arché non all’interno della materia che può essere empiricamente constatata (al pari dell’acqua di Talete).

Infatti l’àpeiron è una realtà soprasensibile, e ciò che lo distingue dalle teorie precedenti è proprio il porre l’archetipo non più come una sola delle entità visibili, ma piuttosto come un elemento iniziale da cui tutte esse scaturiscano.

Tutto deriva dall’àpeiron

Alcuni studiosi hanno voluto sottolineare come il nome àpeiron, sia una scelta ben precisa del filosofo di Mileto. Egli ci descrive il principio generatore della natura come: indefinito, infinito, eterno, causa e fine di ogni creazione.

Il suo progetto sviluppa l’àpeiron come un elemento basico da cui scaturisce il tutto. Si tratta di un quid che non ha caratteristiche determinate (o meglio non ha limiti), ma in un certo senso il non possederne alcuno, fa sì che esso le possegga tutte.

Questo tipo di ragionamento lo avvicina a Talete e alla scuola di Mileto. Infatti per Talete l’acqua era la sorgente vitale di tutto l’universo, poiché non aveva caratteristiche e poteva di conseguenza assumerle tutte. L’introduzione dell’àpeiron rappresenta un grandissimo passo verso l’astratto e l’oltre-sensibile.

Esso ancora più dell’acqua non ha caratteristiche; però per Anassimandro l’apeiron non è solo infinito, ma anche indeterminato (indefinito). Egli è convinto che il principio originario non debba avere alcuna caratteristica e qual è può essere un principio che ha meno caratteristiche dell’infinito?

La modernità di Anassimadro

Il concetto di infinito, nella società moderna è ormai di uso quotidiano ed è applicabile a varie discipline. La sua accezione può essere positiva o negativa a seconda dell’uso aggettivale che se ne fa. Inizialmente invece il suo valore era prettamente negativo, giacché il non-essere finito era appunto considerato come una mancanza dell’essere.

Grazie ai suoi studi cosmologici, Anassimandro arrivò a sostenere che il nostro universo è infinito. Ciò a noi sembra un ovvietà, ma si è per lungo tempo pensato che l’universo fosse finito. La concezione di finitezza dell’universo si era radicata ai tempi dei Pitagorici, che avevano attribuito al termine “infinito” una connotazione fortemente negativa e confusionaria.

Questo esempio ci fa capire come la mentalità di uno studioso dell’antichità fosse fortemente futuristica. Romanticamente è bello pensare che il filosofo di Mileto senza saperlo ci ha garantito la longevità di un concetto, quello di infinito, che oggi ci sembra esistere da sempre.

Sabatino Simongini

Bibliografia

I Presocratici, testimonianze e frammenti da Talete ad Empedocle, a cura di A. Lami con un saggio di Walther Kranz, BUR, Milano, 2014.

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