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Pesci abissali: un’immersione nel mistero

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pesci abissali

L’ambiente abissale è da sempre avvolto da un fascino misterioso, quasi mistico: le condizioni estreme, unite alla sua stessa irraggiungibilità, da sempre stimolano la curiosità e la fantasia di chiunque.

L’ambiente seleziona le specie che evolvono gli adattamenti coerenti e vantaggiosi rispetto ai parametri e alle condizioni dell’ambiente stesso. Per questa ragione l’abisso ospita creature tra le più bizzarre e strane del pianeta, al punto che i pesci abissali non interessano solo ai naturalisti, ma anche ai criptozoologi, essendo legati a tantissime leggende e storie fantastiche.

I pesci abissali e il loro mondo

Tra tutti gli ambienti, gli abissi sono senz’altro i meno studiati. La luce riesce a penetrare al massimo fino a 200 metri di profondità. Circa il 75% degli oceani è quindi perennemente al buio. Ciò ha fatto sì che si evolvesse un insieme bizzarro e al contempo affascinante di strane creature.

Con l’aumentare della profondità cala la biodiversità, l’abbondanza e la taglia delle specie che si possono incontrare, probabilmente a causa della scarsa disponibilità di cibo. A causa della mancanza di luce il processo di fotosintesi messo in atto dagli organismi vegetali è irrimediabilmente compromesso. Altri fattori che influiscono sulla biodiversità degli abissi consistono nella bassa temperatura e altissimo livello di pressione idrostatica.

Pesci abissali mesopelagici

pesci abissaliL’ambiente mesopelagico va da 100 a 1000 metri di profondità. È abitato da pesci e invertebrati che si sono adattati a compiere migrazioni verticali giornaliere: al tramonto risalgono in superficie, per poi scendere nuovamente all’alba, seguendo i livelli di intensità luminosa.

Per rendere la migrazione verticale più agevole, questi pesci abissali hanno reso nel corso della loro evoluzione la loro ossatura e la loro muscolatura assiale più leggera.

In questa maniera riescono a raggiungere zone con più alta disponibilità di cibo, dove cercano di massimizzare l’approvvigionamento energetico, per poi tornare negli abissi, dove il metabolismo si abbassa a causa della temperatura fredda, mettendo in atto meccanismi di risparmio energetico.

Pesci abissali batipelagici

I pesci che vivono a profondità ancora più elevate hanno evoluto adattamenti fisici e comportamentali coerenti con uno stile di vita molto diverso. Essi si sono specializzati a ridurre al massimo le loro attività vitali, così come le loro strutture corporee.

La grandezza e la funzione dei loro occhi sono correlate alla profondità: sono solitamente piccoli, con la retina che contiene un’alta concentrazione di pigmenti visivi, soprattutto di quelli che assorbono la luce blu. Molti pesci abissali presentano organi fotofori, che emettono bioluminescenza nel range dello spettro luminoso compreso tra 300-500 nanometri (luce blu).

I pesci abissali inoltre hanno ridotto sia la densità ossea che la muscolatura rispetto ai pesci che vivono a profondità minori, limitando in questo modo anche le loro possibilità locomotorie. Quello che invece hanno aumentato, in alcuni casi a dismisura, e la l’ampiezza mandibolare: le mascelle e i denti sono infatti spesso enormi in proporzione al resto del corpo.  Questo adattamento si è evoluto in conseguenza alla scarsità di cibo e di prede che l’ambiente abissale offre.

pesci abissali

Se incontrare una preda è un evento raro, alcuni lofiformi (ordine al quale appartiene anche la famosa Rana pescatrice) ha evoluto un curioso espediente, per fare in modo che siano le prede a trovare il predatore: questi pesci fanno penzolare un’esca bioluminescente di fronte a loro, per attrarre altri pesci, molluschi e crostacei che popolano questo misterioso e buio habitat. Con i denti e la bocca, anche lo stomaco è andato incontro ad una dilatazione progressivo.pesci abissali

Un’altra difficoltà alla quale i pesci abissali hanno dovuto far fronte è la scarsità di partner sessuali: la densità delle femmine è minore di un individuo per miglio cubico! L’evoluzione della bioluminescenza in molte specie fa si che gli individui riescano a risaltare in mezzo al buoi, ma da solo non sarebbe bastato. Molte femmine sfruttano scie odorose per attrarre i maschi, molti dei quali hanno evoluto organi olfattori ingranditi.

Alcune specie presentano un ciclo vitale assolutamente unico e sorprendente, nel quale il maschio riduce ogni sua funzione vitale e assume il grado di semplice inseminatore, rimanendo attaccato come parassita per tutta la vita alla femmina, che mantiene invece tutte le sue funzioni vitali.

Lorenzo Di Meglio

Bibliografia

F.Harvey Pough et al – Zoologia dei Vertebrati – Casa Editrice Ambrosiana

Sitografia

http://www.astronoo.com/en/articles/life-in-the-abyss.html

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