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Entomologia forense: gli insetti ci aiutano ad investigare

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Mosche

Gli insetti sono noti per non suscitare le simpatie della maggior parte delle persone. Tuttavia rivestono un ruolo importantissimo nelle nostre vite in una moltitudine di circostanze e possono rivelarsi fondamentali perfino in una scena del crimine. L’entomologia forense è lo studio di quegli insetti ritrovati su resti umani e che possono darci informazioni sulle circostanze di un decesso.

Storia dell’entomologia forense

Già in tempi antichissimi l’uomo aveva osservato come alcuni insetti fossero legati ai cadaveri. Gli Egizi, ad esempio, ritenevano le mosche creature oscure, tanto da fabbricare amuleti mortuari per tenerle lontane dai propri cari defunti. Nell’antica Grecia e in Persia, il Demone della morte assumeva la sembianze di una mosca che sopraggiungeva subito dopo la morte di un uomo.

Il primo episodio, certamente leggendario, che vede l’utilizzo degli insetti per determinare un crimine, risale al Medioevo. Secondo una tradizione, in un villaggio cinese venne trovato il cadavere di un uomo, assassinato con una falce. Il gerarca del luogo fece in modo che tutti gli abitanti mostrassero le proprie falci, e uno sciame di mosche, sentendo l’odore del sangue, si posò sulla falce del colpevole, che venne così condannato.

Nella seconda metà dell’800 l’entomologia forense assunse una sua dignità come disciplina. In Francia si riuscì a risolvere il caso di un neonato ucciso e murato all’interno di un camino, datando i resti degli insetti che vennero trovati all’interno dei resti del bambino. Da allora l’entomologia forense venne sempre più spesso impiegata in casi di omicidi e morti sospette.

Perchè gli insetti?

Gli insetti necrofagi, cioè che si nutrono di cadaveri, sono attratti dalle carcasse subito dopo la morte e sopraggiungono già in pochi minuti, attirati da sostanze prodotte dalla putrescenza, in particolare composti a base di ammoniaca. Questi ultimi nello specifico pare che stimolino a livello fisiologico la deposizione delle uova nelle femmine di insetti. Una volta che un cadavere è stato visitato da una femmina che ha deposto le uova, tramite dei feromoni vengono attirati sciami di altre femmine, che a loro volta depositano le loro uova, creando delle vere e proprie colonie di larve.

Le varie specie di insetti non arrivano tutte allo stesso momento sul cadavere. L’odore del cadavere, a seconda dello stato di decomposizione, diventa più o meno preferibile a certe specie piuttosto che ad altre. Ad esempio Calliphora vicina preferisce resti ad alto stadio di decomposizione piuttosto di un cadavere fresco, su cui invece preferisce avventarsi Calliphora carnaria. A diversi momenti della putrefazione corrispondono quindi diversi tipi di specie, anche se molto simili tra loro.

Insetti di interesse per l’entomologia forense

Vi sono alcuni insetti che più di altri hanno un ruolo fondamentale nell’entomologia forense:

entomologia forense
In alto, a partire da destra: mosca del genere Calliphora che depone uova; Sarcophaga nodosa.
In basso, a partire da destra: il coleottero
Necrophorus vespillo; ammasso larvale del coleottero Necrodes littoralis.

Le mosche

Quelli più noti sono sicuramente i ditteri, ossia le mosche, che per primi colonizzano i cadaveri. In particolare le famiglie più significative sono Calliphoridae, Sarcophagidae e Muscidae. Addirittura, alcune specie di queste famiglie, possono sopraggiungere e deporre le proprie uova nelle ferite o cavità di un corpo prima che sopraggiunga il decesso, mentre l’individuo è incosciente o in agonia.

I coleotteri

Negli stadi successivi della decomposizione intervengono i coleotteri, come Silphidae e Dermestidae; le larve di questi insetti, che fuoriescono dalle uova deposte sempre all’interno del cadavere, si nutrono in particolare di ossa e tendini, motivo per cui possono essere ritrovati anche in carcasse vecchie di mesi o anni.

Spesso si possono ritrovare anche alcune altre specie di artropodi “scavengers“, ossia animali spazzini, che non sono solitamente correlati alla presenza di cadaveri, ma che possono nutrirsene in maniera opportunistica. Alcuni di questi possono esser vespe, calabroni, blatte, miriapodi o aracnidi predatori, come ragni della famiglia Sicariidae (come malmignatta e ragno violino). In alcuni casi alcuni tipi di formiche possono, in maniera del tutto occasionale, deporre le proprie uova all’interno di un corpo in decomposizione.

Metodi dell’entomologia forense

Ad un primo sopralluogo, un entomologo forense deve innanzitutto determinare le specie di insetti che si trovano sul corpo e l’attività degli insetti che hanno colonizzato le prossimità del cadavere.

Si stabilisce l’esatta posizione del corpo, l’esposizione a zone d’ombra o di umidità; inoltre bisogna annotare se si riscontrano alterazioni da parte di attività antropica o di animali che abbiano potuto modificare la degradazione biologica del corpo. Assolutamente fondamentale è raccogliere informazioni circa le caratteristiche dell’ambiente in cui si ritrova il corpo: la temperatura dell’aria, la temperatura della superficie su cui è distesa la vittima, la temperatura del corpo, l’umidità.

Si cerca quindi di determinare quali e quante specie siano presenti, e si tiene conto dello stadio vitale degli insetti (uova, larve, pupe e adulti). Inoltre si tiene in considerazione la proliferazione di tutte le comunità di insetti che si trovano nel raggio di 3-6 metri dal corpo. Gli entomologi quindi raccolgono alcuni esemplari per ciascuna specie prima della rimozione del corpo. Gli insetti, vivi o morti, o resti della loro attività, vengono riposti in degli appositi contenitori portati in laboratorio.

Come l’entomologia forense determina l’IPM

In laboratorio si osserva il materiale raccolto, e in particolare si tiene sotto controllo la schiusa di uova e la crescita delle larve. Poichè ogni specie si sviluppa in diverse fasi che hanno tempi più o meno stabiliti, rilevando il tempo di sviluppo degli esemplari prelevati, è possibile determinare l’intervallo post-mortem, o IPM.

La datazione della morte

In base a questo, l’entomologia forense ha due metodi per valutare il momento della morte:

  • il primo si basa sull’età e sulla dimensione degli insetti necrofagi ritrovati sul corpo al momento della morte, tenendo in considerazione la lunghezza del ciclo vitale di ciascuna delle specie ritrovate. Ad esempio, la dimensione delle larve può essere condizionata dalla temperatura ambientale e, conoscendo quest’ultima, si può capire per quanto tempo il corpo è rimasto esposto in un certo ambiente;
entomologia forense
Ciclo vitale di una mosca calliforide.
  • il secondo invece è più utile in casi di ritrovamenti di corpi in avanzato stadio di decomposizione. In questo caso, si riconosce la successione con cui le diverse specie hanno colonizzato un cadavere. Quando si determina la successione degli insetti, si deve tenere conto di vari fattori che possono influenzare la presenza delle specie. Questi sono in particolare la zona geografica, le stagioni, l’esposizione al sole e il luogo del ritrovamento (area urbana o rurale).

Altri scopi dell’entomologia forense

Il ritrovamento di certi tipi di insetti è influenzato anche dalla presenza o meno di droghe o altre tossine all’interno del cadavere, come potrebbe accadere in caso di overdose, suicidio o avvelenamento. Inoltre, il processo di decomposizione legato agli insetti può risultare accelerato o decelerato a seconda della presenza di determinate tossine.

Lo studio degli insetti può essere anche utile per riuscire a valutare se un cadavere sia stato spostato dal luogo della morte, o anche se fossero presenti traumi o ferite precedentemente al decesso.

Dall’intestino degli insetti necrofagi o ematofagi può inoltre essere estratto ed isolato il DNA umano, utile per l’identificazione di resti umani e, in qualche caso, addirittura in grado di dare informazioni su eventuali sospettati collegati alla scena del crimine, nel caso in cui fossero rimasti sul luogo abbastanza a lungo tanto che qualche loro tessuto possa essere stato sul menù degli insetti necrofagi.

Lucrezia Guarino

Bibliografia

Jason H. Byrd, James L. Castner (2009), Forensic Entomology – The Utility of Arthropods in Legal Investigations, CRC Press

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