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Studio Ghibli: cosa si nasconde nei suoi film

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Logo dello studio ghibli con

Lo Studio Ghibli è uno studio d’animazione giapponese fondato nel 1985 da Hayao Miyazaki (Tokyo, 1941), regista premiato due volte con l’Oscar, e da Isao Takahata (Ise, 1935- Tokyo 2018). Il Ghibli ha prodotto circa 22 lungometraggi animati ed è celebre in tutto il mondo per alcuni dei suoi film, giudicati, da esperti e non, capolavori senza tempo.

In questo articolo andremo a analizzare alcuni aspetti significativi dei film dello Studio Ghibli, per capire cosa li rende tanto amati da adulti e bambini.

Nel mondo occidentale i film prodotti dalla casa giapponese sono decisamente meno conosciuti e apprezzati rispetto ai classici targati Disney o Pixar provenienti dagli USA. Tendenzialmente, la passione per le pellicole dello Studio Ghibli e quella per il merchandising ad esse correlato sono ancora appannaggio di una minoranza. Tali pellicole, infatti, sono state proiettate nelle sale italiane soltanto nell’ultimo decennio, quasi per recuperare una lacuna creatasi nel corso degli anni. Le produzioni Ghibli, inoltre, arrivano al cinema soltanto in forma di evento rimanendo nelle sale non più di tre giorni.

Studio Ghibli: caratteri generali

Convenzionalmente il primo film attribuito allo Studio Ghibli è Nausicaä della Valle del Vento (1984). Il lungometraggio è stato progettato da Hayao Miyazaki e dal suo fedele collega, amico e braccio destro Isao Takahata, già nel 1982. Si tratta di un adattamento del manga omonimo pubblicato da Tokuma Shoten sulla rivista Animage dal 1982 al 1994. Quando il film uscì sul grande schermo, lo studio non esisteva ancora ufficialmente e, di conseguenza, non è tecnicamente corretto definirlo il capostipite della produzione “ghibliana” anche se lo è nella sostanza.

Il primo film attribuito allo Studio Ghibli è, quindi, Laputa – Castello nel Cielo uscito nel 1986 con ancora Miyazaki alla regia. I due padri fondatori in quel momento erano ancora scettici circa un possibile successo delle loro pellicole e la sopravvivenza nel tempo della casa di produzione. Il film “pilota” del Ghibli, fu però un vero e proprio successo, riuscendo ad ottenere in patria il premio come miglior film d’animazione di quell’anno.

Tutto comincia dall’aviazione italiana

Il nome dello studio deriva dal nome libico di un vento caldo che attraversa il deserto del Sahara, in precedenza utilizzato da alcuni aeroplani italiani durante la Seconda Guerra Mondiale. In tale scelta si nota l’amore di Miyazaki per il Belpaese e per l’aviazione italiana.

Continuando con il tema dell’aviazione, tanto caro al maestro, va sicuramente citato Porco Rosso del 1992, lungometraggio in cui sono narrate le vicende di Marco Pagot, ex pilota dell’aeronautica italiana che si guadagna da vivere come cacciatore di taglie durante il Ventennio. Il suo volto, sfigurato in seguito ad un incidente, sembra quello di un maiale. Il protagonista attribuisce, però, la propria condizione ad una maledizione, elemento ricorrente nei film dello Studio Ghibli. Centrale è il conflitto tra Marco e i fascisti, i quali usavano “porco rosso” come insulto per definire gli oppositori politici. Miyazaki mostra, quindi, di essere interessato anche alla storia dell’Italia oltre che alla sua aviazione.

Diventare grandi e ritornare bambini

Ciò che ha portato al successo i lungometraggi dello studio, però, è certamente la potenzialità pedagogica delle tematiche trattate, le quali pongono l’accento sulle varie fasi della vita e sui diversi momenti della crescita. Un percorso affrontato, secondo l’etica giapponese del Bushido, con dignità, spirito di sacrificio e forza di volontà.

I personaggi dei film Ghibli sono, infatti, principalmente ragazzi che attraversano il passaggio dall’età adolescenziale a quella adulta e che apprendono che, per quante difficoltà incontrino nel loro percorso, non devono arrendersi.

Purezza e indipendenza sono altri temi di rilievo, spesso veicolati attraverso creature fantastiche care al folklore nipponico o alla religione shintoista, propria del Giappone e caratterizzata da una visione animistica della natura.

Donne al comando

“Molti dei miei protagonisti sono ragazze coraggiose, indipendenti, che lottano per quello in cui credono. Avranno bisogno di un amico, ma mai in un salvatore, perché una donna può essere eroica tanto quanto un uomo” .

Questa celebre frase di Hayao Miyazaki spiega la sua scelta di utilizzare spesso protagoniste di sesso femminile. La donna, infatti, può guidare gli uomini e dimostrarsi indipendente e coraggiosa esattamente quanto loro.

Studio Ghibli: fiabe dall’Oriente

I temi della crescita affondano le proprie radici nella fiaba. Storie di bambini, ragazzi, uomini e anziani, raccontate dal regista rappresentando i giovani del mondo, protagonisti trasversali per età e cultura.

La forza morale e il coraggio sono il collegamento tra errori delle vecchie generazioni ed un auspicabile futuro migliore. I protagonisti sono leader senza l’ambizione di esserlo, eroi ed eroine che preservano il candore della loro età.

Non vi è una netta distinzione tra bene e male, ognuno è costretto a lottare contro se stesso e contro le avversità della vita, mettendo in tal modo a nudo un lato chiaroscurale della realtà.

Il potere della natura nei film dello Studio Ghibli

Mononoke Hime (La principessa Mononoke 1997) è stato uno dei film più apprezzati dalla critica giapponese ed occidentale. Il lungometraggio racconta di un ragazzo colpito da una maledizione, causata dalla pazzia e dalla stupidità dell’uomo, e di una misteriosa donna che pare vivere in comunione con la natura.

Come in quasi tutti i film dello Studio Ghibli, è possibile trovare temi ambientalisti e pacifisti coniugati all’approfondimento psicologico dei personaggi. Il rapporto con il favoloso è più forte nella società che vive a contatto con la natura e che instaura con l’ambiente un rapporto primitivo.

Noi occidentali ci contrapponiamo alle illusioni, cerchiamo di svelarle, i giapponesi, invece, cercano di imitare la natura, “ingannando come essa inganna”.

No alla guerra, sì al ricordo

Gli avvenimenti di molti lungometraggi dello Studio Ghibli si intrecciano spesso con eventi reali, soprattutto legati alle guerre. Il più significativo in tal senso è sicuramente Una Tomba per le lucciole (I.Takhata), che racconta i bombardamenti americani sulle città giapponesi durante la Seconda Guerra Mondiale. Il film tratta la storia di due fratellini costretti a sostenersi a vicenda dopo la scomparsa della mamma e la perdita della casa, crollata in seguito alle esplosioni.

Emblematico e interessante è anche il film con il quale Hayao Miyazaki si è congedato dalla regia e dal cinema: Si alza il vento (2013). Il lungometraggio si riallaccia alla sua passione per l’aviazione italiana prendendo le mosse dal racconto biografico di Jirou Horikoshi, progettista Mitsubishi del famoso Caccia 0, aereo bombardiere utilizzato dall’aviazione giapponese durante gli anni della guerra.

Nella pellicola, oltre al ricordo, è centrale la passione tra il protagonista e la sua amata, che si troverà a lottare contro una spaventosa forma di tubercolosi. La storia di Jirou tra guerra, lavoro e amore avrà un finale struggente e riflessivo che porterà lo spettatore a considerare questo come uno dei film più affascinanti del catalogo Ghibli.

Ricorrenti quindi le immagini di paesi devastati da armi tecnologicamente sviluppate, a rappresentare la volontà giapponese di commemorare anziché sopprimere il ricordo.

Accettare se stessi

Hayao Miyazaki e le sue creature

L’adolescenza rappresenta il cambiamento, il confine tra sogno e realtà.

L’adulto è consapevole di attraversare un ponte sospeso nel vuoto, quel ponte che rappresenta la vita. Il Fanciullino custodisce la capacità di correre su quel ponte guardando il vuoto attorno a lui e rimanendone poi stupito.

Il popolo giapponese si allena a non perdere la parte infantile di sé, riadattando il proprio sguardo alla visione senza limiti tipica di quell’età, senza cadere però in luoghi comuni o facili sentimentalismi. Questo ideale è ben presente nei film dello Studio Ghibli, considerati gioielli dell’animazione proprio per la loro capacità di essere contemporaneamente complessi e fruibili da un pubblico eterogeneo.

La routine è dipinta, invece, come una prigione che offusca la fantasia allontanandoci dal ricordo e dal passato di adolescenti e bambini.

Miyazaki e lo Studio Ghibli con i loro film insegnano, quindi, che è possibile non sprofondare nella ripetitività e nel deprezzamento del valore della vita accostandosi accostarsi al fanciullino che vive in noi, lasciandoci guidarci verso mondi incantati dove tutto è possibile.

Enrico Esente

Bibliografia

  • Hayao Miyazaki: sguardi oltre la nebbia – Trisciuzzi

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