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Joker, analisi del film con Joaquin Phoenix

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Joker

Joker, nota nemesi di Batman, torna al cinema nella sua quinta incarnazione grazie all’omonima pellicola diretta da Todd Phillips.

Stavolta a prestare il volto al clown psicopatico è il talentuoso e istrionico Joaquin Phoenix, la cui performance merita ampiamente il premio Leone d’Oro che la giuria di Venezia ha deciso di conferire al film durante la 76a Mostra del Cinema.

Joker

La pellicola si concentra sulle origini (reinventate per l’occasione) del famoso e crudele villain. Joker è un film dall’atmosfera cupa e a tratti inquietante, non collegato agli altri progetti degli studios Warner, ma dotato di una propria autonoma unicità.

Regia e fotografia

La regia di Phillips vanta uno stile di macchina a mano molto sapiente e qualche virtuosismo non da poco, capace di mantenere alta la tensione nei momenti critici, nonostante qualche lieve incertezza nella parte centrale. Viene valorizzato particolarmente, con numerosi primissimi piani, il volto del protagonista, solcato dai segni delle innumerevoli molestie psichiche e fisiche subite.

Proprio per questo, il suo viso è evidenziato dalla fotografia con toni particolarmente freddi e spenti, anche quando sprovvisto del make-up da pagliaccio. Essa rimane invece prevalentemente calda in tutto l’ambiente che lo circonda. Ciononostante non si crea mai una stonatura e la visione d’insieme risulta abbastanza lucida ed omogenea.

Riferimenti letterari in Joker

In Joker spiccano i riferimenti a grandi opere fumettistiche quali The Killing Joke, storia delle origini del personaggio partorita dal genio di Alan Moore (Watchmen, V per Vendetta).

Non mancano i riferimenti letterari, principalmente alle opere di George Orwell (1984) e di Orson Welles con il tema della manipolazione operata dai potenti nei confronti delle classi sociali meno fortunate attraverso i mezzi d’informazione.

Elegante l’esplorazione del tema della malattia mentale, sviscerato attraverso i pensieri del protagonista, sfiancato da un ambiente ostile a cui non riesce ad adattarsi.

Vengono poi approfondite condizioni come il disturbo psicotico e il PTSD (post-traumatic stress disorder, ossia il disturbo da stress post-traumatico).

Joker

Critica sociale in Joker

Il punto forte di Joker è però la sua capacità di dar vita a una critica sociale non soltanto accurata, ma lucida e spietata.

La storia di Joker è una storia di violenza, di sangue e di vendetta, ma non di riscossa. Arthur Fleck, identità del Joker all’interno del film, è infatti un comico fallito. Un inetto che sopravvive ai margini della società, ridicolizzato, umiliato e maltrattato. Completamente annichilito e senza alcuna possibilità di migliorare la propria condizione, una volta superato il limite di sopportazione reagisce nel modo più brutale possibile. Egli ottiene dunque la notorietà, ma non la pace.

Fondamentali per la caduta di Fleck i continui incontri-scontri con Thomas Wayne, personaggio egoista ed intransigente, sordo alle sue richieste di aiuto. Nulla a che vedere, dunque, col Thomas Wayne benevolo e altruista presente in Batman Begins di Christopher Nolan.

Un capovolgimento di ruolo che sottolinea in maniera brutale come l’universo di Joker sia un universo privo di speranza, in cui ancora non vi sono supereroi in grado di cambiare le cose. Un universo in cui, a dominare, è la disillusione dell’uomo comune che, abbandonato da tutti, ricorre alla violenza per farsi ascoltare.

Antonio Destino

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