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Gioielli nell’antica Cina: breve storia di una tradizione

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Gioielli nell'antica Cina dipinto

I gioielli nell’antica Cina hanno una lunga storia. Infatti la Cina nel campo dell’artigianato artistico ha un’antichissima tradizione, ma adopera relativamente tardi i metalli preziosi.

L’oro e l’argento sono registrati nei periodi più antichi sotto forma di agemina in oggetti di bronzo. L’agemina è un’antichissima tecnica di lavorazione a intarsio dei metalli che consiste nell’inserimento di fili o laminette d’oro, d’argento oppure di rame che si battono a freddo e s’incastrano in solchi ed incavi fatti a sottosquadro. Di questo genere di oggetti, riferentesi all’ornamento della persona, si ha qualche rara testimonianza solo nel periodo T’ang (670-907 d. C.) ma solo a cominciare dal periodo Sung (960-1279 d. C.) che i cinesi si dedicano con maggiore interesse alla gioielleria come arte autonoma.

Lo stile

Dal punto di vista stilistico, soprattutto in un primo periodo l’arte cinese dell’oreficeria in genere e della gioielleria in specie è vassalla della Persia e dell’India. Solo verso la fine del I millennio d. C., assimilati tecnica e metodi, si manifestarono espressioni stilistiche locali realizzate con raffinata perizia. Dal tardo periodo Sung le forme dei gioielli nell’antica Cina si cristallizzarono o si ripeterono con lievi varianti soprattutto nella qualità. Questo a causa del grande attaccamento del ceto più evoluto del Paese alle antiche tradizioni in ogni campo d’arte tra cui quella dell’oreficeria.

Gioielli nell’antica Cina

Caratteristiche nelle tecniche della lavorazione dei gioielli nell’antica Cina, elaborati con abilità tecnica non comune, sono: il puntinato, il traforo e la filigrana. Le gemme principalmente adoperate sono la turchese, le giade (intesa sia come giadeite che nefrite), il corallo e le perle. I temi decorativi erano generalmente draghi, uccelli (soprattutto la fenice), animali, nuvole, fiori, viluppi di rami e foglie, figure astratte ed altri simboli di buon auspicio.

Tipologie ed uso

Tradizionalmente il gioiello più importante era quello che ornava la testa e che andava da un semplice diadema ad una ricca tiara. Le decorazioni di queste ultime, nei modelli più antichi documentati dalla scultura religiosa, può essere messa in stretta relazione con la gioielleria indiana della medesima epoca. Gli ornamenti cinesi variavano nel repertorio degli animali rappresentati e per una maggiore compattezza compositiva. Molto pesanti e assai compatte erano anche le larghe collane, spesso ampliate con uno o tre motivi centrali, ingemmati con grosse pietre cabochon e perle in montatura ricca di curve e volute rilevate.

Le meno antiche erano più leggere, formate da fili di perle e gemme preziose disposte a ghirlanda, con ricche montature nei punti d’incrocio, e perle a goccia nella parte inferiore. Un tipo di collana supplementare s’incrociava sullo stomaco e ricadeva fino all’altezza della coscia per girare dietro la schiena ed era formata da elementi d’oro cesellati. Inoltre presentava, nel punto d’incrocio, un medaglione decorato in rilievo e filigrana con una grossa gemma centrale. Alcune figure di Bodhisattva portavano armille e bracciali orlati di pietre e perle, sui quali spiccava un medaglione centrale riccamente e squisitamente lavorato.

Piume pettorali di un raro uccello marino del tipo del Martin pescatore (Fei Ts’ui) era un materiale tradizionale, peculiarità dei soli gioielli nell’antica Cina. Le piume erano montate su un supporto d’argento e oro ed erano composte insieme a giada tagliata in sottili lamelle e traforata, filigrana e perle. Tali piume avevano una colorazione blu iridescente ed in apparenza avevano la stessa funzione della colorazione a smalto. Pare che il nome dell’uccello (Fei Ts’ui) venisse usato anche per designare la qualità più preziosa di giada.

Esempi d’utilizzo dei gioielli nell’antica Cina

Come si è precedentemente accennato, l’influenza della Persia e dell’India è riscontrabile nei gioielli nell’antica Cina.

Ad esempio ispirato agli antichi ornamenti iranici è, benché eseguito con altri intendimenti decorativi, un pettorale d’oro che si ritiene essere appartenuto ad un imperatore vissuto nel XV secolo. Questa tipologia di oggetto in Cina era comunque già presente in epoca molto più antica. In particolare questo pettorale presenta una placca d’oro rettangolare bordata da una doppia fila d’incastonature che ospitano varie gemme nella loro forma naturale ed in cui sono raffigurati due draghi che si affrontano in una vivacissima lotta, su uno sfondo di nuvole traforate e cosparso di gemme. Il lavoro di sbalzo rileva un naturalismo sorprendente e quello di traforo ha l’aspetto di una complessa tela di ragno.

Inoltre denunciano a loro volta la derivazione e la dipendenza dalle antiche forme della gioielleria iranica l’esistenza di alcuni bracciali rigidi e torques.

Le tiare, i diademi ed i pettini decorati, oltre che a corte, erano diffusi fra le dame d’alto rango e la loro forma e ricchezza decorativa variavano a seconda del grado sociale.

Le composizioni nei gioielli nell’antica Cina erano svariatissime ed in generale predominava un festoso accordo cromatico ottenuto con turchesi, giade, corallo, perle, oro ed argento. In comune, tutte le acconciature avevano dei lunghi ed elaborati pendagli in coppia, che partivano lateralmente dal punto più alto e più sporgente ed arrivavano sulle spalle. Erano composte generalmente da fili di perle disposte a disegno, interrotti da placchette d’oro decorate e terminanti con una pietra colorata. I fili all’estremità erano sempre due per lato.

In mancanza di ornamenti più importanti le donne portavano splendidi spilloni, le cui teste erano molto finemente lavorate con motivi floreali in oro ed inserzione di gemme preziose. L’aspetto estetico di questi gioielli e la loro concezione hanno sorprendenti nessi con la gioielleria moderna. Gli orecchini, se erano portati con un’acconciatura preziosa, erano in parure con questa, oppure avevano le forme più bizzarre. Infatti molto spesso riproducevano, con originale stilizzazione e sintetismo, forme di uccelli oppure rappresentavano forme decorative astratte.

L’importanza della giada in Cina

Bisogna tenere presente che con il termine giada si tende ad indicare commercialmente sia un materiale pregiato formato da giadeite (NaAlSi2O6), sia prodotti naturali di più basso valore come la nefrite (Ca2(Mg,Fe)5[Si4O11]2(OH)2), varietà del minerale attinolite. Il motivo di questo equivoco è dovuto al fatto che giadeite e nefrite sono specie mineralogiche difficilmente distinguibili. Fu il francese Damour nel 1863 a dimostrare che in questa gemma, nota già da 7000 anni, si dovevano distinguere due minerali diversi, appunto la giadeite e la nefrite.

Fino alla metà del Settecento in Cina veniva lavorata esclusivamente la nefrite, di origine cinese, mentre successivamente è iniziato l’uso della giadeite importata dal Myanmar.

In Estremo Oriente le composizioni di ornamenti preziosi e molto costosi spesso erano in giadeite ed in nefrite tagliate in sottili lastre, sagomate, traforate ed intagliate. La giada una volta levigata nelle sue delicate venature presenta diverse sfumature di colore, sembra brillare internamente ed è malleabile nonostante la sua durezza. Questa gemma in genere è di color verde.

Già nei tempi pre-dinastici gli antichi cinesi intagliavano la giada in numerose forme-tra cui il bi, simile ad un disco, ed il cong, a forma di tubo- le cui funzioni esatte restano ancora sconosciute. I cinesi avevano ammirato la giada per la sua intrinseca bellezza, la sua durezza, il suo colore e la sua traslucida trasparenza. Per questo la giada simboleggiava forza, bellezza e lunga vita.

Nell’antica Cina si considerava la giada il materiale più nobile, soprattutto per la sua bellezza una volta levigato. In particolare i pezzi color smeraldo chiaro erano tenuti in grande considerazione e simboleggiavano purezza, bellezza, forza, lunga vita, saggezza e coraggio. Spesso i cinesi paragonano la giada poeticamente ad una bella fanciulla soprattutto alla sua pelle la quale la si ritiene levigata come la superficie di questa gemma.

Usi della giada in Cina

Un’ampia gamma di oggetti cinesi presentavano l’uso di questa gemma.

Già intorno al 3000 a. C. la giada faceva parte del culto degli dei e veniva lavorata per la produzione di oggetti simbolici, collegati alla mistica come ad esempio strumenti rituali o gioielli come gli amuleti. Verso il 1500 a. C. si iniziò ad utilizzare la giada anche per realizzare sculture raffiguranti pesci, uccelli e draghi.

Gioielli nell’antica Cina

Inoltre nel Taoismo popolare “l’imperatore della giadaè l’entità celeste suprema.

La bellezza indelebile di questa gemma portò a credere che fosse un materiale immortale e per questo veniva posta in forma di amuleto sul petto, sulla bocca e sul viso dei defunti. A tal proposito è famoso il ritrovamento archeologico, risalente all’epoca della nascita di Cristo, presso Manch’eng di due uomini sepolti con “vesti di giada”. Queste ultime avvolgevano le salme come armature ed erano costituite da innumerevoli lamelle di giada unite insieme con un filo d’oro.

Molti dei più straordinari manufatti di giada risalgono all’epoca della dinastia Han (206 a. C.-220 d. C.). Secondo i testi di quell’epoca era consuetudine seppellire gli imperatori ed i funzionari di alto rango in abiti fatti di placche di giada tenute insieme da un filo di metallo d’oro, d’argento oppure di rame o da un filo di seta, secondo il rango del morto.

Data la preziosità ed il costo della giada portavano lunghe collane di giada i ricchi mandarini. In età più moderna gruppi scultorei ricchi di figure (come paesaggi e giardini) sono in nefrite.

Ancora oggi in Cina vi è una diffusa attività artigianale della giada, legata al linguaggio simbolico e formale tradizionale.

Giulia Cesarini Argiroffo

Bibliografia:

Biedermann, H. (1991), Enciclopedia dei Simboli, Milano, Garzanti.

Charline, E. (2013), 50 Minerali che hanno cambiato il corso della Storia, Roma, Ricca Editore.

Gregorietti Guido (1969), Il gioiello nei secoli, Milano, Mondadori Editore.

Fonti immagini:

http://www.chinesetimeschool.com/it-it/articles/women-of-the-tang-dynasty/

https://aste.catawiki.it/kavels/

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