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Cilento: i miti, le leggende, i luoghi da non perdere

1969

Il Cilento è un’area montuosa e marittima della Campania meridionale, dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1998.

Inizialmente il Cilento era identificato con la zona tra i paesi alle pendici del Monte della Stella e ad est dal fiume Alento, difatti questa parte oggi è chiamata “Cilento antico”. Oggi, con l’istituzione del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, il Cilento è stato ampliato fino a comprendervi buona parte della provincia costiera (la Costiera Cilentana) e parte della zona interna della provincia di Salerno.

Anticamente l’area era considerata come appartenente alla Lucania assieme al Vallo di Diano. Di ciò è rimasta traccia nel dialetto locale (il Cilentano), nelle tradizioni gastronomiche e nella topomastica (si pensi a “Vallo della Lucania”).

Miti e leggende

Il Cilento è una terra ricca di miti e leggende legati alla tradizione classica Latina e Greca. Ne conservano memoria i toponimi del luogo: Punta Licosa, Capo Palinuro, il santuario di Hera Argiva.

L’isola delle sirene

Il mito più famoso è quello dell’isola delle sirene dell’Odissea. Queste creature, secondo il testo omerico, producevano un canto che faceva perdere la ragione agli sfortunati marinai che passavano dalle loro parti, portandoli alla morte per annegamento. Odisseo, per ascoltarne il canto, si fece legare all’albero maestro. I suoi compagni, invece, continuavano a dirigere la nave dopo essersi tappati le orecchie con della cera.

L’isoletta a cui Omero si riferisce potrebbe essere quella di fronte a Punta Licosa, vicino a Castellabate. Punta Licosa, infatti, prenderebbe il nome dal greco Leukosia che significa “bianca”. Il mito racconta che Leukosia era una delle tre sirene che Odisseo incontrò. Curiosamente il toponimo di Punta Licosia è ripreso dalla capitale cipriota Nicosia e dal comune siciliano di Nicosia.

Il nocchiero Palinuro

Altro mito è quello del nocchiero di Enea, Palinuro, che secondo il racconto di Virgilio nella sua Eneide, cadde in mare con il timone nel corso del viaggio per raggiungere le coste laziali. Egli lottò tra la vita e la morte per tre giorni contro le onde, ma quando finalmente raggiunse la costa salvandosi la vita, fu ucciso dagli abitanti di quei luoghi. Da questo mito deriverebbe il nome Capo Palinuro.

Secondo una versione meno popolare del mito di Palinuro, egli cadde in mare poiché invaghito della ninfa Kamaratòn. Non essendo ricambiato dalla ninfa, trafitto dal dolore, chiese a Morfeo un sonno che potesse ristorarlo dalle sue pene. Però, una volta addormentatosi, cadde in mare e annegò. A quel punto la dea Venere, avendo seguito l’accaduto, punì Kamaratòn per la sua mancanza di tatto, trasformandola nella collina su cui successivamente sarebbe sorta Camerota.

Gli Argonauti nel Cilento

Importante ricordare il ruolo del Cilento nel mito degli Argonauti. Si narra che Giasone e i suoi compagni, dopo la conquista del famoso Vello d’Oro, fuggiti dalla Colchide, uno stato nella regione del Caucaso, si fermarono alla foce del fiume Sele. Qui avrebbero fondato l’attuale Santuario di Hera Argiva per ingraziarsi la dea.

Il fantasma di donna Isabella Villamarino

Vi è poi un’altra leggenda secondo la quale sulla collina della Molpa, a circa un chilometro da Capo Palinuro, si aggiri il fantasma di donna Isabella Villamarino, moglie di Ferrante Sanseverino principe di Salerno. La donna si gettò giù dalla Molpa a seguito della condanna a morte del marito e della confisca dei beni.

Luoghi da non perdere

Capo Palinuro

Capo Palinuro vanta acque cristalline che bagnano spiagge ampie e sabbiose, e tratti rocciosi accessibili solo via mare. Qui vi sono dei veri e propri tesori come la spiaggia del Buon Dormire, e suggestive grotte lungo tutta la costa del capo, tra cui ricordiamo la Grotta azzurra, la Grotta del Sangue, la Grotta d’Argento, la Grotta Cala Fetente, la Grotta dei Monaci e la Grotta Preistorica.

Da vedere assolutamente, vicino Capo Palinuro, l’Arco Naturale e la vicina e confortevole spiaggia del Mingardo, autentici gioielli della natura.

Marina di Camerota

Marina di Camerota è una frazione di Camerota che si trova tra colline rocciose a picco sul mare dotate di antiche torri difensive. E’ meta turistica molto ambita, che d’estate diviene una città sempre sveglia e viva. La costa frastagliata è ricca di grotte e si aprono, in alcuni punti, spiagge che ricordano molto i tropici (tant’è che vi sono stati girati molti film, come alcun scene del recente film di Wonder Woman).

Nelle vicinanze si trovano la spiaggia di S. Domenico con una sabbia molto particolare, la Cala d’Arconte, la spiaggia Lentiscelle, e la spiaggia Calanca a cui si accede tramite una scalinata a gradoni. Al largo campeggia l’isola delle Sirene.

Baia degli infreschi

La Baia degli Infreschi viene chiamata anche “Porto degli infreschi” a causa della forma adatta alla funzione di porticciolo naturale. Il nome deriva dal fatto che vi sgorgano sorgenti naturali di acqua dolce. Trattandosi di acque a temperatura molto più bassa di quella del mare, l’acqua dolce e l’acqua salata non si amalgamano subito, creando così un suggestivo gioco di sfumature azzurre.

Baia degli Infreschi

La linea di costa è composta da piccole spiaggette e grotte, alcune delle quali sommerse. Il luogo può essere visitato sia via mare, difatti vi sono parecchie associazioni che organizzano tour marini a pagamento, sia tramite un percorso di trekking. In ogni caso, i posti limitrofi meritano una visita, indipendentemente da come raggiungerete la zona.

In particolare, il percorso di trekking inizia nei pressi della Grotta di Lentiscelle (detta anche Grotta della Cala) in un’area ricca di macchia mediterranea. Successivamente, passando per un trattato asfaltato, si accede ad una strada sterrata che porta alla meravigliosa Cala del Pozzallo. Poco dopo una breve salita, superando un piccolo vallone, si arriva alla Cala Bianca, una delle spiagge più belle d’Italia. Il sentiero, superato un altro vallone, continua per un poggio (lungo il percorso si incontreranno ulivi e macchia mediterranea) e da lì inizia la discesa che porta alla Baia degli Infreschi.

Grotte di Pertosa-Auletta

Grotte di Pertosa-Auletta

Le grotte di Pertosa-Auletta sono uniche in Europa, essendo l’unico sito speleologico in cui si può navigare su un fiume sotterraneo, addentrandosi all’interno della montagna. La visita guidata si snoda lungo un percorso di oltre un chilometro, di cui 400 metri da percorrere in barca navigando sul fiume sotterraneo e passando per la cascata interna e la Sala del Paradiso. Nella parte da percorrere a piedi si scoprirà la maestosità della Grande Sala e l’unicità della Sala delle Spugne e del Braccio delle Meraviglie.

Grotte di Castelcivita

Le Grotte di Castelcivita vengono chiamate anche Grotte di Spartaco. Sono uno dei siti speleologici più grandi dell’Italia meridionale. Oggi, solo 1700 m sono visitabili per ammirare un complesso di cavità carsiche ricche di stalattiti e stalagmiti dalle più svariate forme.

Teggiano

Teggiano ha conservato il suo aspetto di roccaforte, dato dall’intervento del principe di Salerno Antonello Sanseverino, che fece costruire il castello nel medioevo. Oggi le alte mura medioevali sono la principale attrazione della cittadina. Da visitare il convento di S. Francesco, il Museo diocesano, il Museo delle erbe e il Museo degli usi e delle tradizioni del Vallo di Diano.

Monte Cervati

Monte Cervati

Il Monte Cervati è il monte più alto della Campania con i suoi 1899 m. Nella salita alla sommità del monte si incontrerà una natura incontaminata, con sorgenti naturali e corsi d’acqua. L’ambiente carsico del luogo presenta inghiottitoi e magnifiche guglie, specie sul versante di Piaggine. Sulla cima si trovano una cappella e una grotta dedicata alla Madonna della Neve. Dal punto più alto si possono osservare il Vallo di Diano, il Monte Motola, il Monte Sacro e il mare.

Velia

Velia/Elea è un importante sito archeologico di una antica città greca. Essa si chiamava Elea, ma fu ribattezzata dai romani Velia come riportato da Plinio nella Naturalis Historia. La città fu resistente custode dell’ellenismo, tanto da conservare la lingua greca parlata nel periodo romano imperiale e ospitare una importante scuola di filosofia. Oggi si possono visitare gli scavi che hanno portato alla luce i resti delle porte della città, un edificio termale, l’acropoli, l’agorà e il santuario dedicato a Poseidon Asphaleios.

Nel Cilento sarebbero da vedere anche Acciaroli, Pioppi, Pollica e tanti altri posti stupefacenti, ma non basterebbero cento articoli per descriverli dettagliatamente uno ad uno. Quindi non resta che visitare questa terra meravigliosa, composta da cima a fondo di bellezze uniche e rare.

Gabriele Infusino

Bibliografia:

Le 100 meraviglie del Cilento e Vallo di Diano-Roberto Pellecchia-Cart&guide-Amalfi 2012;

Cilento. Una guida emozionale da Paestum a Velia-Luisa Cavaliere-Liguori Editore-Napoli 2018;

Sitografia: 

http://www.treccani.it/enciclopedia/cilento/

http://www.treccani.it/enciclopedia/cilento-e-vallo-di-diano-parco-nazionale-del/ 

http://www.treccani.it/enciclopedia/palinuro_%28Enciclopedia-Italiana%29/

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