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Gilda e la storia della Britannia tardo antica

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Gilda

La Britannia tardo-antica, che comprendeva le attuali Inghilterra e Galles, visse agli inizi del V secolo una delicata fase di “assestamento”. Quest’ultima fu dovuta all’improvviso abbandono da parte dei Romani e alle conseguenti devastazioni degli Angli e dei Sassoni. Di questi eventi, tuttavia, siamo venuti a conoscenza solo grazie al De excidio Britanniae di Gilda. Infatti, a differenza della vicina Irlanda, la Britannia non aveva prodotto opere letterarie di rilievo. D’altronde, i suoi due maggiori intellettuali, PelagioFausto di Riez, erano stati attivi principalmente sul continente. Ecco che la testimonianza di Gilda assume un valore che va ben oltre quello meramente letterario.

La vita di Gilda

Come spesso accade, anche della vita di Gilda (o Gildas) abbiamo scarse notizie. Al di là delle informazioni fornite all’interno del De excidio, è importante anche la testimonianza di Beda. Quest’ultimo, infatti, cita un passaggio dell’opera di Gilda nella sua Historia ecclesiastica. Da Beda in poi, iniziarono a circolare almeno un paio di leggende, relative a un personaggio di nome Gilda. Tuttavia, secondo Joseph Stevenson, che curò l’edizione critica del De excidio nel 1838, solo una di queste leggende poteva essere riconducibile all’autore dell’opera.


Gilda, quindi, era certamente di origine celtica ed era un monaco. Sarebbe nato agli inizi del VI secolo in Britannia, ma secondo alcuni studiosi non è da escludere che egli fosse originario della Gallia e che si fosse trasferito sull’isola in un secondo momento. Non a caso, infatti, vi è un monastero nella Gallia nord-occidentale che porta il suo nome (Gildas-de-Ruis). Sembra certo, invece, un suo soggiorno nella città di Roma e in Irlanda. La sua morte sarebbe, poi, avvenuta nel 570 circa.

Meno dubbi si hanno, invece, sulla sua istruzione, che non sarebbe stata monastica in senso stretto. Egli, infatti, avrebbe studiato il latino e la letteratura latina presso un grammaticus e avrebbe, poi, appreso l’arte della retorica, sempre presso un insegnante privato. Non vi sono, difatti, prove tangibili che testimonino la presenza di scuole pubbliche nella Britannia tardo-antica. L’istruzione ricevuta gli permise, comunque, di padroneggiare tanto le opere di Virgilio e Giovenale, quanto quelle di Girolamo, Sulpicio Severo e Orosio.

Il De excidio Britanniae

La figura di Gilda ha destato molto interesse nel corso dei secoli, riuscendo quasi ad oscurare le sue stesse opere. Eccezion fatta, ovviamente, per il De excidio Britanniae. Scritta intorno agli anni 40 del VI secolo, l’opera si presenta come una lunga epistola, per stessa ammissione del suo autore. Essa intende sottolineare e biasimare i peccati degli abitanti della Britannia, ritenuti i principali fautori della propria sventura.

La narrazione si concentra soprattutto sul periodo dell’occupazione romana e sulla successiva diffusione del Cristianesimo sull’isola. Sin da subito, è evidente l’intenzione di creare un paragone tra il florido e felice periodo romano e il seguente periodo anglo, caratterizzato dalle più svariate turpitudini.

Infatti, quando i Romani abbandonano l’isola agli inizi del V secolo, i nuovi sovrani dominatori non sono in grado di portare avanti l’eredità romana. Gilda non ne risparmia alcuno e, nominandoli singolarmente, ne elenca i misfatti. Al vaglio del suo irreprensibile giudizio, non sfuggono nemmeno i chierici, ritenuti sciocchi e incapaci di svolgere la propria missione pastorale.

Il messaggio cristiano di Gilda

Sebbene il contenuto del De excidio Britanniae sia di natura storica, molti studiosi non hanno riconosciuto all’opera in sé lo statuto di “opera storiografica”. L’intento moralistico che pervade il De excidio ha certamente influito su questa valutazione. Gilda, infatti, legge tutta la storia della Britannia alla luce della narrazione biblica, riscontrando paralleli tra le due. L’utilizzo delle Sacre Scritture come modello esemplificativo è, d’altronde, comune a molti autori cristiani, ma forse a Gilda manca la capacità di analisi storica che contraddistingue invece altre opere a lui precedenti e/o contemporanee.

Nonostante ciò, l’autore riesce a considerare complementari la romanità e la cristianità della Britannia, individuandole come la “fortuna” dell’isola. Questo concetto è più volte ribadito all’interno della sua opera e, anzi, ne rappresenta proprio l’elemento caratterizzante. A ciò si aggiunga, poi, che Gilda è il primo letterato celtico che scrive in latino e che opera sull’isola dopo l’abbandono dei Romani. Grazie a ciò, il suo De excidio ha permesso al continente di conoscere la storia britannica e di apprezzare le qualità intellettuali e letterarie dei suoi autori, spesso oscurati dal cosiddetto “miracolo irlandese”.

Elisa Manzo

Note:

Per l’immagine di copertina, si veda: https://www.bl.uk/anglo-saxons

Bibliografia essenziale:

  • Gildas. De excidio Britanniae, ad fidem codicum manuscriptorum recensuit Josephus Stevenson, Londoni 1838.
  • B.G. Caswell, “Of the Ruin and Conquest of Britain”: The Anglo-Saxon Transformation of the British Isles, in «The Gettysburg Historical Journal», vol. 14, 2015, pp. 43-56.
  • E.A. Thompson, Gildas and the History of Britain, in «Britannia», 1979, pp. 203-226.
  • I. Wood, The End of Roman Britain: Continental Evidence and Parallels, in Gildas: New Approaches, ed. M. Lapidge – D. Dumville, Dover, NH 1984, pp. 1-25.

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