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Roberto Lombardi, un poeta avellinese premiato a Napoli

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Roberto Lombardi

Il patto delle rondini

Roberto Lombardi, noto poeta avellinese, il 14 dicembre 2018 consegue un importante risultato: è vincitore della XXXIV edizione (2018) del Premio “Letteratura” poesia, narrativa, saggistica, per la V sezione (raccolta inedita di poesia) con Il patto delle rondini, bandita da L’Istituto Italiano di Cultura di Napoli e la rivista internazionale di poesia e letteratura “Nuove Lettere”.

La giura del concorso è composta dai redattori di “Nuove Lettere”: Steven Carter, Constantin Frosin, Antonio Illiano, Roberto Pasanisi (Presidente), Mario Susko, Násos Vaghenás.

Le pubblicazioni di Roberto Lombardi

Roberto Lombardi


Di Roberto Lombardi si ricordano due menzioni d’onore ed un terzo posto nei concorsi di poesia di “Avellino in versi“, nonché una menzione al concorso internazionale i colori dell’anima con “Vita“, la seconda pubblicazione di silloge di poesia.

La prima raccolta di poesia si chiama “Aria” ed entrambe le silloge pubblicate narrano l’esistenzialismo e l’introspezione come via per vivere meglio nella società e la gioia nel cogliere che ciò è possibile.

Intervista con Roberto Lombardi.

Buongiorno Roberto Lombardi, grazie per aver rilasciato l’intervista presso la n.s. testata culturale.

1) Caro Roberto Lombardi, descrivici brevemente le emozioni che hai provato quando hai saputo della vincita.

E’ stata un’emozione bellissima. La sera prima del mio trentesimo compleanno ho ricevuto la lettera con la comunicazione…sino ad ora avevo vinto solo un terzo posto e la pubblicazione con la mia ultima casa editrice, questo è stato qualcosa di speciale, tanto più che credo molto nella tradizione culturale campana e soprattutto in quella napoletana,che ha suggellato questo riconoscimento fra più di mille partecipanti.

Roberto Lombardi2) Come sei venuto a conoscenza di questo concorso?

Non ho scritto moltissimo in vita mia, leggo soprattutto.Ma quei quattro o cinque libri (di cui due pubblicati) li porto nel cuore,profondamente. Io non scrivo tanto per scrivere: quando nasce l’idea di un libro è come il concept di un romanzo. Per questo cerco sempre di valorizzarli,così vado online a caccia di occasioni. Il web è una macchina fantastica.

3) Hai già pubblicato in passato con qualche casa editrice? Se si, puoi descrivere brevemente il contenuto delle tue opere?

Si ho pubblicato due sillogi: Aria e Vita, la prima con la Albatros, la seconda con la IRDA. Il primo libro nasce dalla forte impressione che per trovare me stesso dovessi respirare aria pulita, appunto. Il libro è diviso in due parti: Aria,che è proprio questo spiccare respiri nella scrittura pura, senza le sette note della musica che alterano i testi, ma solo con un foglio bianco. Aria. Libertà.

La seconda parte si intitola “E…o bianco o nero”, ed è una denuncia sociale molto forte. Attenzione: non sociale dal punto di vista più comune, ma da quello interiore. E’ stato un tentativo anche azzardato di colpire con le parole tutte quelle persone che Heath Leadger definirebbe “agenti del caos”. Scegliete ragazzi: siate fermi. Non bacchettoni, eh, ma dovete essere completi.

Il mio secondo libro si intitola “Vita”. E’ il sogno che si realizza: ho trovato la mia strada, la poesia è la mia vita. Una storia felice,in poesia.

Non scriverò mai più come in questi libri, sono d’epoche passate ormai.

4) Ti consideri più un poeta o uno scrittore? Qual è il tuo poeta/scrittore preferito? E perché?

Mi considero un poeta a tutti gli effetti. Sono grato immensamente ai poeti, sono una risorsa morale e culturale inesauribile, basterebbe anche solo la Divina Commedia per salvare il mondo.

Io amo da morire Osip Mandest’am, ma ci sono una decina di libri che mi hanno cambiato proprio la vita: uno di questi è Box all’idrogeno di Ginsberg. Poi la raccolta dei sonetti di Shakespeare.

Mandelst’am è geniale sotto tutti i punti di vista: ha una scrittura limpida, mai criptica. Ogni parola è un diamante scolpito e nello scolpire punge, nel brillare ammalia. Ginsberg invece ha scoperto la miniera d’oro del flusso di coscienza: un’espressione oltre ogni limite, si è spinto molto molto in là senza abbandonare i canoni poetici,in linea di massima. Le sue metafore sono trasognate, è veramente molto vicino a Bob Dylan…anzi,direi che è il Bob Dylan della poesia!

Di Shakespeare che dire,è palesemente un campione del classicismo, eppure, è così attuale, ricorda molti poeti degli anni zero, è un Semen Chanin del Seicento, con la differenza che le sue sono liriche in rima (cosa che purtroppo nelle traduzioni non può permanere) e quindi si avvicina in inglese anche alla musica. Ecco un altro dato da non dimenticare,il ritmo.Tutti e tre questi poeti hanno un ritmo che è perfetto non perché è musicale,anzi,ma perché hanno inventato una musica nuova che nessun strumento può ripetere,se non la parola scritta.

5) Quando scrivi poesie, nei tuoi pensieri hai qualche personaggio che ti ispira particolarmente? Ad esempio una Beatrice per Dante, una Laura per Petrarca …

Si io amo da morire Amy Winehouse: penso alla sua anima e alla sua musica.

Ancora oggi me la porto dentro. Lei era una poetessa della voce, cosa che a me manca, per esempio:perché io scrivo, non sono un attore, non riesco a declamare nello stesso modo in cui compongo. L’ammiro: gli errori non contano perché io credo nella purezza dell’anima. C’è un mantra yoga che quando tocca il cuore dice: “Io sono puro spirito,questo corpo è solo un riflesso del mio spirito”.

Ecco:noi siamo l’anima prima di tutto, gli errori del corpo servono per avvicinarci ad essa. Ci credo davvero,con tutto me stesso.

6) Oltre alla tua professione attuale, vorresti raggiungere qualche altro traguardo in futuro nel campo della letteratura? Sogni, ambizioni, approdo in qualche importante salotto letterario italiano o straniero?

Io amo moltissimo questo lavoro, ma la creazione artistica non da punti di riferimento: c’è e non c’è, non c’è e c’è. Non si può dire quando finisce la magia.

In più io non scrivo per gli altri, ovvero scrivo per farmi leggere, certo, ma non ammicco mai al lettore. Per questo motivo non posso darmi dei traguardi, ma sicuramente il riconoscimento degli addetti ai lavori mi lusinga e lo cerco, sicuramente, ma non lo pretendo. Il sacro fuoco è così che lo percepisco e io mi emoziono, volo, mi abbandono all’ispirazione. Questo conta davvero,il resto è fortuna.

7) Sei anche volontario presso “Comunità accogliente” (che salutiamo), una piccola realtà che ospita i rifugiati approdati in Italia con la quale interagisci spesso. Le loro realtà, le loro storie, il loro dolore, i loro sogni ed aspirazioni concorrono o meno nella stesura dei tuoi elaborati?

Certo, ma in maniera inconscia.

Non mi piacerebbe dedicare qualcosa ad una persona in particolare o ad un tema sociale… però di tanto in tanto mi ritrovo a scrivere delle cose preso appunto dall’ispirazione e se funziona la lascio funzionare.

C’è proprio una poesia che ricordo che si intitola “Fate qualcosa!”, nel mio secondo libro: parla di Aleppo, in particolare, ma Aleppo è la punta di un Iceberg che comincia in Africa.

Roberto Lombardi

Le cose più grandi in questo senso le ha scritte Neruda e ora come ora non sono pronto a confrontarmici, ma “il sangue per le strade” delle sue poesie…venitelo a vederlo negli occhi dei migranti, FATE QUALCOSA!

Li amo.Ecco,forse il volontariato può essere pari al fare poesia.

E ve lo dice un poeta di cuore.

Cerimonia di premiazione di Roberto Lombardi

La cerimonia di premiazione si terrà sabato 29 dicembre 2018, alle ore 16,30, nella sala “Gabriele D’Annunzio” dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli, in via Bernardo Cavallino, 89 (“la Cittadella”); Napoli.

Marco Parisi

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