Home Cinema e Serie TV Cinema anni 2000 The Neon Demon: triangoli al neon e corpi di plastica

The Neon Demon: triangoli al neon e corpi di plastica

1002

Nicolas Winding Refn è un regista che non conosce convenzioni, nè politically correct e ci va giù pesantemente. Su laCOOLtura si è già scritto della sua carriera da regista. Uno dei suoi film più incisivi e che ha catalizzato l’attenzione è The Neon Demon. Surreale, simbolista e terrificante, The Neon Demon è l’ultimo film del regista danese, uscito nel 2016 e con protagonista Elle Fanning. Spesso e volentieri, Refn è stato accusato dalla critica di essere un esteta, un dannunziano senza alcun interesse verso una qualsiasi morale, significato profondo, ma volto all’estetica più sfacciata. The Neon Demon non è solo questo, e punto per punto vedremo perché.

the neon demon

The Neon Demon: Los Angeles fagocita umani e produce mostri (contiene spoiler)

Della città degli angeli, protagonista astratta del film, è rimasta una coltre superficiale. Una patina modaiola, che cerca ossessivamente la bellezza, pura, artificiale, naturale che sia. La tenera ed ingenua Jesse arriva a Los Angeles da una non precisata cittadina della Georgia. Il suo amico fotografo Dean le ha scattato le foto che avrebbero consacrato Jesse al mondo della moda. E così è stato. Jesse incontra Sarah, Gigi e Ruby, tre donne affascinate dalla sua bellezza. La vergine bionda Jesse suscita l’invidia delle donne, ma Ruby va oltre, vorrebbe avere un rapporto saffico con lei. Sconvolta, Jesse la rifiuta.

Ruby, Gigi e Sarah decidono di compiere qualcosa di allucinante: ammazzare Jesse. Spingono la ragazza nella piscina, poi recuperano il corpo agonizzante dandosi ad un’animalesca danza da baccanti, accoltellando il corpo nudo della ragazza più volte, immergendosi nel suo sangue. Poco dopo, si osserva una altrettanto nuda Ruby, dai cui organi genitali fuori esce un torrente di sangue, probabilmente quello di Jesse.

La carriera da modelle continua per Sarah e Gigi. Ma quest’ultima comincia a sentirsi male durante una sequenza fotografica. Gigi vomita, e vomitando espelle un occhio di Jesse. Realizzando ciò che ha fatto, Gigi si accoltella, uccidendosi. Delusa dallo strano e inusuale senso di colpa della collega, Sarah, disprezzando il lampo di umanità di Gigi, raccoglie l’occhio di Jesse ingoiandolo senza masticare. Ora Sarah è la nuova modella, Sarah è l’adepta ufficiale del neon demon, Sarah è il manichino senza pudore: è lei la vittoriosa.

The Neon Demon: la simbologia

La pellicola di Refn non conosce lieto fine, né un insegnamento pedagogico. È schietta, cruda, durissima. La banconota della bellezza, che tutto compra e tutto possiede senza dignità, è l’unica cosa che conta. Perché Refn è considerato un esteta? La risposta la si vede sia nella scelta delle attrici, tutte belle donne, che nel bilancio perfetto dei colori, della cura maniacale per i vestiti, le sfilate e la fotografia. Rosso, blu, nero e bianco sono i colori principali. Protagonisti indiscussi sono proprio loro, i colori, durante il rito di iniziazione di Jesse.

Se in alcune culture è necessario uccidere animali feroci per diventare un uomo degno della tribù di appartenenza, nella città degli angeli, tutta al femminile, è necessario ben altro. Durante la sua prima sfilata, Jesse è travolta da un’estasi allucinante, fatta di un triangolo al neon. Jesse indossa improvvisamente un abito lungo, nero corvino, e si lascia trasportare dalle luci allucinogene del triangolo di cui fa ormai parte. Jesse si vede riflessa nel triangolo, e il suo riflesso lo bacia con ardore. La bambina si è fatta donna, una donna narcisista, dal narcisismo patologico. Una volta uscita da questa trance visiva e psicologica, il film va avanti con una scena cruciale.

Jesse indossa per la prima volta un top molto scollato, che lascia scoperta la bianca schiena. Con un trucco accentuato, una novità per lei che di solito è acqua e sapone, capelli fluidi, Jesse e Dean vanno al bar con le colleghe di Jesse e designer di moda Robert Sarno. La conversazione scorre lenta, quasi come se non ci fossero argomenti. Si ritorna sempre sullo stesso principio: la bellezza è tutto. Sarno, con cinismo, porge a Dean una domanda: “avresti notato Jesse, se non fosse così bella?”. Continua Sarno umiliando Gigi, che si è rifatta più volte, elogiando Jesse per la sua bellezza. Dopo questo apprezzamento, Jesse si lascia andare alla estrema vanità, e decide di restare al bar mentre Dean va via, a disagio ed amareggiato. Ciò che colpisce di più di the neon demon, però, è il finale.

La concezione del bere il sangue, oppure di mangiare alcuni organi di una persona nobile di spirito, non è una novità. Già nella letteratura medievale, la tematica dell’antropofagia era stata trattata. Sordello da Goito, trovatore italiano, scrisse un componimento in cui incitava i signori a cibarsi del cuore del defunto Blacatz, per acquisire parte del suo coraggio. Fu Boccaccio, però, a creare una vera “moda del cuore mangiato”. Nella quarta giornata, quella dedicata agli amori infelici e narrata dal vinto d’amore Filostrato, Boccaccio scrive di Tancredi e Ghismonda, ma anche di Guglielmo di Rossiglione e Gugliemo di Guardastagno. E così ancora per tanti secoli, il topos letterario del cuore mangiato ha suscitato fascino in molti autori.

A differenza della nobiltà di fondo dell’atto cannibale scritto sia da Sordello che da Boccaccio, The neon demon incarna l’esatto contrario. Le tre fiere Ruby, Gigi e Sarah, ammazzano Jesse per carpirne tutto il succo positivo, ingurgitandola e divenendo sature di lei. Ma è il principio di base che cambia. Le donne non uccidono Jesse, non si nutrono di lei per una sincera stima nei suoi confronti. La loro invidia corrosiva le ha portate a gesti osceni, alla volontà di distruggere una creatura semiangelica e farla letteralmente fuori. Il motivo per cui si cibano di Jesse non è per migliorare, ma per assorbire la sua bellezza diventando qualcuno nel mondo della moda. Jesse, malleabile e plasmabile sedicenne, da agnello diventa famelico lupo, ma nemmeno il suo cambiamento riesce a gestire l’avidità delle modelle, che nell’ultimo gesto sacrificheranno l’ultimo agnello al dio della bellezza.

Aurora Scarnera

 

Commenti

Commenti