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Enemy e L’uomo duplicato tra Gullón e Saramago

Ovvero la «persistenza dei cocci da ricomporre»

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Enemy

José Saramago ha scritto L’uomo duplicatoJavier Gullón ne ha tratto la sceneggiatura per Enemy di Denis Villeneuve. Dietro la vicenda di un professore di Storia che si imbatte nel suo doppio, si nasconde la parabola dell’individuo che, a tentoni, prova a districarsi nel caos della sua psiche e della Storia.

«All the greatest world events happen twice»

Laddove la dialettica hegeliana non funziona, per me non c’è né pensiero né speranza di verità.[1]

 

(A. Breton, Entretiens)

La verità è scritta a priori o è un giudizio? Forse, c’è da combattere entrambe le estremizzazioni della logica secondo cui o il soggetto conta tutto o non conta un bel niente. In Phänomenologie des Geistes (Fenomenologia dello spirito), Hegel voleva dire che è questione di vita o di morte continuare a credere che nel mondo ci sia ragione. Egli asseriva che il pensiero è un moto, una forza che, sì, deve avere una direzione, ma è complessa! Le determinazioni non hanno valore assoluto, certo, ma assumono significato nell’intero. Il vero è l’intero e il finito non è ancora il vero. Boccio. Fiore. Frutto![2] Dev’essere così!

E allora dobbiamo cercare significato nella Storia. La storia degli amorrei[3], nel XX secolo a.C., ci deve insegnare che Ur non è mai sicura, non si può stare tranquilli, l’invasione è sempre dietro l’angolo. La storia dei portoghesi, nel XX secolo d.C., ci deve insegnare che Lisbona non è mai sicura, non si può stare tranquilli, il fascismo è sempre dietro l’angolo. «Era Hegel che disse che tutti i grandi eventi del mondo avvengono due volte, e poi Karl Marx aggiunse: la prima volta fu una tragedia; la seconda volta fu una farsa»[4].

È, uhm, strano pensare… uhm, sì, diversi pensatori del mondo temono che… che questo secolo sarà… la ripetizione del precedente. Ora, c’è… c’è un’osservazione interessante. Un creativo atto di memoria, per ricordare qualcosa, per ricordare qualcuno, è, uhm, colorato da emozioni.[5]


José Saramago ha vissuto il regime di Salazar, Javier Gullón è nato l’anno in cui è morto Franco. Il primo ha scritto O homen duplicado (L’uomo duplicato) nel 2002, il secondo nel 2013 ne ha tratto la sceneggiatura per Enemy di Denis Villeneuve. Entrambi hanno voluto realizzare «un creativo atto di memoria» «colorato da emozioni».

«It’s all about control»

Tertuliano Máximo Afonso (Adam Bell in Enemy) è un professore di Storia con alle spalle un matrimonio fallito. Occupa il suo tempo tra le lezioni e la lettura di un mattone sulle civiltà mesopotamiche, in particolare sugli amorrei. Ogni tanto fa una telefonata e si vede con la sua amante, Maria (Mary in Enemy), che forse vorrebbe una storia più seria. «Tertuliano Máximo Afonso ha un gran bisogno di stimoli che lo distraggano, vive da solo e si annoia, o, per dirla con la precisione clinica che l’attualità richiede, si è arreso alla temporale debolezza d’animo comunemente nota come depressione»[6].

Nelle sue lezioni, Tertuliano prova a spiegare ai ragazzi il senso della Storia. Spesso cita Hegel e parla di regimi:

Ah! Ah! Il controllo. Tutto dipende dal controllo. Tutti i regimi hanno un’ossessione, quella lì. Così, nell’antica Roma, davano alla gente panem et circenses. Tenevano il popolo occupato con l’intrattenimento. Ma altri regimi usano altre… altre strategie per controllare le idee, il sapere. Come fanno? Tagliano la scuola, limitano la cultura, censurano l’informazione. Censurano qualsiasi mezzo d’espressione individuale. Ed è importante ricordare questo: che questo è un pattern che si ripete attraverso la Storia.[7]

Tenetelo a mente e imparate dal passato, perché il «fine della storia del mondo è […] che lo spirito giunga al sapere di ciò che esso è veramente».[8]

Il problema è che nella Storia tutto sembra ripetersi, tutto appare doppio; e la mente dell’uomo non è programmata per elaborare l’apparente relatività dell’esistenza. Se pure lo fosse, certamente non lo sarebbe a livello dell’Ich (Io); e l’elaborazione nell’Es è pericolosa[9].

«You don’t go to the movies, do you?»

Non a caso è il cinema, l’artistica finzione, a innescare quello che sarà un ambiguo tentativo di elaborazione. In sala professori, Tertuliano si trova immischiato in un’evitabile chiacchiera con il collega di matematica, il quale, così per parlare, gli chiede se lui è un tipo da cinema. Lui risponde di no, non gli piacciono tanto i film, ma se avesse qualche pellicola da consigliargli potrebbe farci il pensiero. Il collega di matematica gli propone «Chi cerca trova» ne L’uomo duplicato e «Volere è potere» in Enemy. Tutto è doppio e il doppio emerge dalla banalità di due modi di dire.

Tertuliano noleggia il film, va a casa e dopo l’ardua sequenza di intenti – tra il lavarsi, mangiare e correggere i compiti – fa partire la pellicola; stanco com’è, passa un’ora e mezza ad arrendersi alla chiusura delle palpebre. Il film non è niente di che. Ma il «creativo atto di memoria» «colorato da emozioni» riemerge dall’abisso del sogno: il dormiente Tertuliano naviga tra le immagini del re amorreo Hammurabi e quelle del film consigliatogli dal collega di matematica. Si sveglia di soprassalto, rimette la pellicola, cerca la scena apparsagli in sogno, vede sullo sfondo un attore secondario che gli assomiglia, anzi, è identico a lui.

Tetre impressioni

Per un paio di minuti rimase però a giacere immobile nel letto come uno che non è ben sicuro se è desto o dorme ancora, se tutto ciò che gli succede intorno è veglia e realtà o non piuttosto la continuazione delle disordinate visioni del sogno.[10]

 

(F. Dostoevskij, Il sosia)

Si dice che nel mondo ci siano almeno sette individui che ci somigliano in modo notevole. Nel mondo.  Tertuliano si imbatte nel suo Doppelgänger non a migliaia di chilometri di distanza, ma nella sua stessa città e tra l’altro in un susseguirsi di contingenze improbabili. Ancora, il «fine della storia del mondo è […] che lo spirito giunga al sapere di ciò che esso è veramente». Quando prevale il caso si è forzati a chiedersi se il caso giovi di una direzione, se si destreggi in un disegno più ampio.

«Neppure lo stesso Tertuliano Máximo Afonso saprebbe dire se il sonno gli ha aperto di nuovo le braccia misericordiose dopo la tremebonda rivelazione»[11]. Come sarà per Jàkov Petròvič[12], lo shock procurato dal realizzare che finalmente c’è qualcuno sulla faccia della terra coi tuoi stessi tratti somatici è forte. Finalmente perché – di ciò coscienti o meno – sempre saremo attanagliati da thanatos, dalla brama di collassare, di implodere, di disintegrarci ed essere sostituiti. Lo vogliamo e poi, di solito, l’istinto di sopravvivenza prevale.enemy

Tertuliano trova António Claro (Anthony Claire in Enemy) dopo un’ardua ricerca. Quest’ultimo è un attore di levatura medio-bassa che, però, di produzione in produzione, ottiene ruoli e minutaggi sempre più importanti; come se rincorresse affannosamente il copione risolutivo della sua carriera e della sua vita. Tra l’altro, l’enemy di Tertuliano – colui che veste la sua pelle – non poteva non essere un attore: ancora, è l’artistica finzione a innescare il tentativo di elaborazione.

Al contrario di Tertuliano, o meglio specularmente, António è ancora sposato. La moglie Helena (Helen in Enemy) è in dolce attesa e in alcuni momenti ci sembra capire che lei sospetti o sappia per certo che il marito la tradisce.

Come quando il ragno – che in Enemy sembra avere una funzione svelatrice – incoscientemente attacca il suo riflesso davanti allo specchio, così Tertuliano non può far altro che concedersi alla tentazione apparentemente autodistruttiva di avvicinarsi al suo Doppelgänger. Egli telefonerà ad António e chiederà di incontrarlo. L’incontro costaterà quello che entrambi già sapevano: condividono nei, cicatrici e impronte digitali; apparentemente esistono entrambi, ma sono la stessa persona o almeno l’uno il riflesso dell’altro.

Aufhebung: l’enemy è indispensabile

Il caos è un ordine da decifrare.[13]

La svolta narrativa si ha quando tra i due uomini esplode il contrasto e la rivalità ontologica, sublimabile solo con un maldestro ma necessario tentativo di scambio delle parti e delle partner. António vestirà la vita di Tertuliano, passando il fine settimana con Maria; Tertuliano andrà a casa di Helena. Maria noterà il segno della fede nuziale sul dito di António e tra i due scoppierà una lite dal tragico esito; Helena, invece, constaterà il cambiamento d’animo dell’uomo che ha accanto.

Nell’Es e tramite l’Über-Ich (Super-io), l’elaborazione della necessità di dominare le pulsioni di colui che pare ormai essere un singolo scisso, si concluderà con lo schianto mortale di António e Maria e sembrerà far incastonare la radice tentacolosa – immagine che pure ricorda il ragno – di un Ich (Io) che, sì, va avanti, ma non rimuovendo o risolvendo un bel niente; al contrario, irrimediabilmente mette da parte e allo stesso tempo conserva: Aufhebung[14]. E così Hegel riappare.enemy

In Enemy, quando Adam deciderà di diventare Anthony e passare la notte con Helen, la mattina dopo, dalla penombra del bagno di casa, riapparirà minacciosa la figura orrifica del ragno. Ne L’uomo duplicato, Tertuliano arriverà alla stessa decisione dopo un dialogo commovente con Helena, che – almeno in questo testo – è l’apice della sintassi libera di Saramago:

Ti resta una persona che può continuare a chiamarti Tertuliano Máximo Afonso, Sì, mia madre, Si trova in città, Sì, Ce n’è un’altra, Chi, Io, Non ne avrà occasione, non ci rivedremo più, Dipende da te, Non capisco, Ti sto dicendo di rimanere con me, di prendere il posto di mio marito, di essere in tutto e per tutto António Claro, di continuare la sua vita, giacché gliel’hai tolta, Io restare qui, vivere insieme, Sì, Ma non ci amiamo, Forse no, Alla fine potrebbe odiarmi, Forse sì, O io potrei odiare lei, Accetto il rischio, sarebbe un altro caso unico al mondo, una vedova che divorzia, Ma suo marito doveva avere dei parenti, genitori, fratelli, come posso prendere il suo posto, Ti aiuterò, Lui era un attore, io sono un professore di Storia, Questi sono alcuni dei cocci che dovrai ricomporre, ma ogni cosa a suo tempo, Forse arriveremo ad amarci, Forse sì, Non credo che potrei odiarla, Neanche io te.[15]

Ma, nell’esistenza, l’unica certezza è la ricerca, il tentativo dialettico, la persistenza dei cocci da ricomporre. Tertuliano si cucirà addosso con l’ago la pelle e la vita di António e consacrerà la sua metamorfosi nella notte d’amore con Helena. Però, alla fine, il ciclo dell’Aufhebung deve continuare: il telefono squillerà di nuovo e dall’altro lato della cornetta ci sarà un nuovo Tertuliano, che chiederà al nuovo António di conoscere il suo attore preferito. E la Storia potrà continuare a muovere in avanti, discernendo doppi, a tentoni, senza che chi la vive la comprenda appieno.

 

Nicola De Rosa

 

Note

[1] A. Breton, Entretiens, Gallimard, Parigi, 1952, p. 152.

[2] È il tipico esempio di dialettica hegeliana.

[3] Gli amorrei furono una popolazione seminomade, la cui invasione in Mesopotamia determinò intorno al 2000 a.C. la fine dell’Impero di Ur.

[4] Enemy, diretto da D. Villeneuve, scritto da J. Gullón, interpretato da J. Gyllenhaal, Pathé, 2013.

[5] Ibidem.

[6] J. Saramago, L’uomo duplicato, Feltrinelli, Milano, 2018, p. 11.

[7] Enemy.

[8] G. W. F. Hegel, Vorlesungen über die Philosophie der Geschichte, Lasson, Lipsia, 1917.

[9] Tra l’altro, diversi studi provano a rincorrere i punti di contatto tra la dialettica hegeliana e la teoria freudiana della psiche.

[10] F. Dostoevskij, Il sosia, Garzanti, Milano, 1966.

[11] L’uomo duplicato, p. 25.

[12] Il protagonista de Il sosia di Dostoevskij.

[13] Il motto apre L’uomo duplicato ed è ripreso anche all’inizio di Enemy.

[14] Con questo termine Hegel esprime il carattere peculiare del processo dialettico, il quale in un primo momento “nega” e successivamente “conserva” e “eleva”.

[15] L’uomo duplicato, p. 268.

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