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Suspiria: l’horror secondo Luca Guadagnino

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Suspiria

Due e due soltanto le strade da imboccare quando si intende riproporre un film cult che ha fatto epoca e scuola: restar fedeli al trend originale, farne una rivisitazione personale. Nel remake di Suspiria il regista palermitano Luca Guadagnino ha optato per la seconda via, con tutti i pro e contro che una decisione tanto coraggiosa può comportare. L’opera è stata presentata in concorso al 75° Festival Internazionale del cinema di Venezia, due ore e mezza di durata per un film comunque apprezzato dai molti fan di Guadagnino, non altrettanto dagli innumerevoli sostenitori del maestro del brivido Dario Argento. Prodotta da Amazon Studios e dalla Mythology Entertainment, l’opera era tra le più attese dell’intera Mostra a Venezia, ciò nonostante il pubblico che ha potuto assistere alla prima visione è rimasto spiazzato da contenuto e messaggio.

Suspiria

Suspiria di Guadagnino si discosta parecchio dalla versione originale, non solo quanto a stile registico, ma anche riguardo a trama e caratterizzazione dei personaggi, buone le musiche di Thom Yorke pur non avvicinandosi affatto all’intensità sonora dell’originale, ottima la fotografia ed il gioco di colore con rosso predominante ad opera di Sayombhu Mukeeprom, il quale aggiunge spiccata tonalità capace di catturare da subito lo sguardo dello spettatore. La vicenda cinematografica narra di una giovane e promettente ballerina americana, alias Susie Bannion, la quale si trasferisce a Berlino per entrare a far parte della stimata compagnia di ballo dal nome Markos Tanz Company. Susie si esercita sotto la vigile egida dell’insegnante Madame Blanc, divenendo grande amica della collega Sara, in seguito la protagonista viene coinvolta in una serie di efferati delitti di sangue all’interno del suo istituto da ballo.


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Viene imputato al remake in questione di non esser abbastanza horror, cosa inopinabile, difatti l’intenzione del regista palermitano era creare un opera dal chiaro timbro personale che partisse da trama argentiana per poi discostarsene durante l’evolversi dell’arco narrativo. Il luogo di ambientazione, ossia la lugubre Berlino del 1977, risulta  particolarmente caratterizzata e quindi riconoscibile nel prodotto guadagniniano, con una profonda riflessione su maternità, guerra e senso di colpa come trend psicologico alla base della trama, degna di nota quanto a recitazione e ballo l’interpretazione dell’attrice protagonista nonché modella statunitense Dakota Jonhson nei panni della ballerina Susie Bannion, il ritmo spezzettato del remake va ad incidere su pathos emotivo e narrazione del film, rendendo quest’ultimo assai discontinuo ed a tratti poco decifrabile, rischiando l’inevitabile conseguenza di scemarne in intensità nonostante le ipnotiche musiche a creare un atmosfera di perenne suspense.

Suspiria: da streghe ed horror, a femmine e… “porno” ?

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Ben altra cosa per i nostalgici amanti dei cult-horror il Suspiria 1977 from Dario Argento, e proprio quest’ultimo essendo già a conoscenza della notevole difformità che separa e caratterizza il prodotto targato Luca Guadagnino dal suo, ha dunque preferito declinare gentilmente l’invito alla prima del Festival di Venezia, cosa non molto apprezzata dal regista di Chiamami col tuo nome. Alla base della scelta operata dal maestro del brivido, secondo alcuni bene informati, vi sarebbero anche le recenti vicende personali legate alla figlia attrice Asia Argento. Confrontando i due lavori, soltanto il primo di questi può considerarsi senza riserve vero horror, con tutti gli elementi del caso, tant’è il nucleo narrativo ruota costantemente intorno alla figura della madre protettrice come chiave della stregoneria, mentre nella pellicola più recente storia e personaggi paiono fare da cornice al vero tema centrale dell’opera, ovvero il mostro della seconda guerra mondiale che ancora aleggia con tutti i suoi spettri nella Berlino post-nazista, il tutto vissuto in chiave volutamente femminista.

Una delle critiche principali mosse dai puristi del cinema horror verso il talentuoso regista siculo risiede nel costante e crescente utilizzo delle scene da ballo con protagonista la splendida attrice Dakota Jonhson, profittando delle sue grazie e docili movenze da ballerina, piuttosto che focalizzare in modo più centrale il tema della stregoneria con relativo ruolo della madre nella serie degli omicidi. Diverse i frangenti del remake nei quali le avvenenti ballerine mostrano le loro curve e vengono coinvolte in scene piccanti, donando ad esso carattere sessualmente esplicito e provocatorio, caratteristica tra l’altro che accomuna in parte Suspiria 2018 al capolavoro guadagniniano Chiamami col tuo nome, seppur nel film pluripremiato agli Oscar e tratto da romanzo omonimo, alcune scene vennero ritenute dallo stesso regista essenziali ad infrangere l’argomento tabù legato all’omosessualità. Il modo migliore di giudicare equamente qualsiasi opera per ciò che essa realmente è e rappresenta, rimane la semplice imparzialità evitando confronto alcuno col glorioso passato, lasciando le aspettative di critica e pubblico in un discorso a sé stante.

Suspiria In conclusione, il classico firmato Dario Argento resta un capolavoro partorito dal suo genio e frutto dell’horror made in Italy anni ’70, irraggiungibile per chiunque, pertanto imparagonabile soprattutto ad oltre quarant’anni di distanza. Suspiria di Luca Guadagnino è film dall’enigmatico simbolismo (preferibile evitare il termine remake nonostante l’omonimia in merito), parla al cuore dello spettatore evidenziando la funzione centrale occupata della donna nella società, e come madre, sia come femmina vittima del maschio nonché di se stessa.

Davide Gallo

 

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