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Il mito delle Amazzoni: le donne guerriere della mitologia

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Le Amazzoni sono donne guerriere della mitologia note per la ferocia nei combattimenti e l’abilità di tirare con l’arco. Il mito delle Amazzoni sopravvive ancora oggi.

Il μῦϑος è una forma di pensiero distinta dal λόγος, che nell’antichità aveva l’obiettivo di dimostrare un fatto esemplarmente idealizzato caricandolo di componente fantastica o religiosa. Tuttavia, a differenza del pensiero attuale che, erroneamente, tende ad associare il mito alla favola o al folklore, nella cultura greca esso era depositario di valori etici e morali. Il mito era un vettore di conoscenza, il baule dentro il quale si custodivano la cultura e l’identità di un popolo.

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Guerriera giapponese

La grandezza del mito sta nella sua conservazione: esso non conosce le barriere del tempo e dello spazio, serbando l’originario potere di tramandare per generazioni un ideale o un insegnamento. Il mito delle Amazzoni è sopravvissuto al susseguirsi di epoche maschiliste, dall’emarginazione della donna nel freddo ambiente del gineceo alla schiavitù sessuale delle età più recenti.

Basti pensare alle donne guerriere che hanno calpestato il suolo della storia nel corso dei secoli: Telesilla, la poetessa che guidò le donne di Argo contro re Cleomene I e gli spartani nel lontano 510 a. C.; le “amazzoni” vietnamite, le sorelle Trung, che combatterono contro i cinesi per la liberazione nazionale nel 40 d. C.; ricordiamo Zenobia, a capo di un vero e proprio esercito che cavalcava come un uomo a dorso del suo cavallo; l’italiana Marzia Ordelaffi, famosa per aver sostenuto la lotta contro i guelfi e Caterina Sforza, conoscitrice di alchimia e appassionata di armi; il grido delle guerriere curde che si lanciano contro gli uomini dell’Isis nei villaggi fra la Siria e l’Iraq. Tutte queste donne hanno l’antico spirito delle Amazzoni, un popolo di guerriere e conquistatrici.

Ma chi furono le Amazzoni?

Il mito delle Amazzoni: le donne virili

Erodoto, durante un viaggio a nord del Mar Nero, intorno al 450 a. C. sente parlare di donne guerriere, che chiama Amazzoni: donne feroci e conquistatrici, identificate dagli Sciti come Oiorpata “quelle che uccidono gli uomini”. Scrive Lisia:

Un tempo esistevano le Amazzoni, figlie di Ares, e abitavano presso il fiume Termodonte. Sole fra i popoli vicini, esse indossavano armature di ferro. Furono le prime ad apprendere l’arte di cavalcare: sorprendevano a cavallo il nemico disorientato, raggiungendolo se fuggiva, sfuggendolo se le inseguiva. Donne quanto al sesso, erano considerate uomini per il coraggio. Padrone di molte genti, avevano asservito i popoli vicini […]

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Keira Knightley (in King Arthur) nelle vesti di donna guerriera

Secondo la mitologia, le Amazzoni obbedivano alla Regina che portava la cintura di Ares, simbolo di potere e superiorità, e vivevano in una comunità di sole donne. Diverse fonti narrano che le Amazzoni erano solite accoppiarsi una volta all’anno con gli uomini dei popoli vicini, addestrando la prole femminile alla caccia e alla guerra, mentre storpiavano o uccidevano i nati maschi.

Sull’origine del popolo delle Amazzoni pare non si posseggano dati certi: alcuni studiosi ritengono che la comunità sia nata in seguito al susseguirsi di guerre che hanno lasciato alle spalle rovine e donne; queste ultime si sarebbero riunite e difese. Tuttavia, l’ipotesi non sembra avere basi solide se si fa riferimento alle consuete dinamiche delle guerre. Un’origine misteriosa, che le Amazzoni hanno contribuito a rendere tale facendo risalire la propria stirpe alla prima Regina Egea, una figura simbolica per indicare l’appartenenza alla famiglia mediterranea degli Egei.

Donne sensuali, dai capelli corvini e la vita sottile, le Amazzoni vestivano con le pelli degli animali che cacciavano e in battaglia si armavano di pelta (uno scudo a forma di falce di luna), lancia di frassino, pugnale ed arco. A tal proposito, comunemente si ritiene che il termine greco amazṓn derivi da a- e mazós “mammella” in riferimento alla tradizione secondo la quale le Amazzoni si recidevano la mammella destra per tendere meglio l’arco. Inoltre, secondo una credenza popolare le donne con il seno destro più piccolo di quello sinistro discendono dalle Amazzoni.

mito delle AmazzoniVero è che l’iconografia classica raffigura queste fanciulle con il solo seno sinistro scoperto, ma è altresì vera la presenza di testimonianze che le raffigurano con entrambi i seni scoperti, per metterne in evidenza la femminilità.

Infatti, non tutti sono concordi con questa ipotesi etimologica: Semerano ha scomposto il termine in a ma zon, ricollegandolo alle lingue semitiche e all’accadico, per cui ammu = popolo e hazanum = magistrato, donde “capo di un popolo” riconvertito in “comando delle donne”. Il nome delle Amazzoni sembra derivare dalla tribù iranica ha-mazon, con la valenza di guerrieri.

Nella maschilista società greca, le figlie di Ares erano viste come nemiche: donne guerriere forti come gli uomini, ma paradossalmente donne, una minaccia per il mondo greco messo in discussione dalla presenza delle irruente Amazzoni. Sono donne dal temperamento virile, consolidate nelle loro abitudini, così come riporta Erodoto nei suo racconti:

Non potremmo vivere con le donne del vostro popolo, non abbiamo gli stessi usi; noi tiriamo con l’arco, scagliamo giavellotti e andiamo a cavallo, mentre non abbiamo appreso i lavori femminili. Le vostre donne rimangono sui carri, non vanno a caccia.

mito delle AmazzoniSimili agli uomini nei combattimenti, nei racconti le Amazzoni vanno incontro al medesimo destino di morte: il fato decide l’esito del conflitto e fa soccombere le donne guerriere ai colpi dei maschi, come prova tangibile della debolezza femminile. Basti pensare che l’impresa di Eracle di sottrarre il cinto ad Ippolita fu tale da innalzarlo al livello degli eroi epici.

La superiorità delle Amazzoni impauriva i Greci fino a questo punto: Pentesilea muore per mano di Achille, il quale se ne innamora dopo averla uccisa in battaglia; un particolare significativo, che mette in risalto quasi ostentatamente la natura femminile di queste eroine più del loro essere feroci guerriere. Ne è testimonianza il ritratto che ci offre Virgilio (Eneide I, vv 490-493):

Pentesilea come furia guida falangi di Amazzoni
Coi loro scudi lunati e in mezzo a mille risalta
Per la cintura d’oro che sotto il seno nudo tiene annodata;
vergine guerriera, che osa scontrarsi con uomini armati.

Il mito delle Amazzoni non è stato dimenticato: dalla musica, al cinema, al teatro, le eroiche donne guerriere dimostrano la loro virilità in uno scontro ideologico con i preconcetti maschili, in dinamiche in cui l’indole femminile, nascosta dall’armatura, non per forza è sinonimo di fragilità.

Potremmo parlare di un femminismo che affonda le sue radici nel profondo terreno del mito, tramandando alle donne coraggio di ogni epoca l’ardore delle Amazzoni, simbolo di una indipendenza femminile ai tempi del maschilismo più radicato.

Giovannina Molaro

Bibliografia:

Angela M. Andrisano, Il mito delle Amazzoni tra letteratura e attualità

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