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Le metropoli e la vita dello spirito di Georg Simmel

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I problemi più profondi della vita moderna scaturiscono dalla pretesa dell’individuo di preservare l’indipendenza (…) di fronte alle forze preponderanti della società – l’ultima metamorfosi della lotta con la natura che l’uomo primitivo deve condurre per la sua esistenza fisica. (Georg Simmel, Le metropoli e la vita dello spirito)

Il filosofo tedesco Georg Simmel
Il filosofo tedesco Georg Simmel

Così il filosofo berlinese Georg Simmel dà inizio ad uno dei suoi più importanti trattati, Le metropoli e la vita dello spirito (1900), incentrato sull’uomo moderno e sulla sua sopravvivenza all’interno delle nascenti metropoli. Consideriamo, infatti, che nel periodo storico in cui Simmel scrive (la celebre fin de siècle, conosciuto in Germania come Jahrhundertwende) cominciano a svilupparsi le prime grandi città dove l’individuo, abituato fino a poco tempo prima a realtà più “intime” e limitate (la famiglia, la chiesa, una ristretta cerchia di amici), è travolto da innumerevoli percezioni e stimoli. Un profondo contrasto tra la realtà metropolitana e quella provinciale e rurale è palese: l’opposizione con “la vita psichica metropolitana” sta nel fatto che quest’ultima nella “città di provincia (…) è basata per lo più sulla sentimentalità e sulle relazioni affettive”.

L’intelletto come organo di difesa

Nell’eccitante metropoli, l’individuo sceglie come suo unico organo di difesa l’intelletto e proprio nella facoltà intellettiva (“intellettualismo”) Simmel riconosce una forte corrispondenza con l’economia monetaria. Come il denaro, infatti, l’intelletto tratta uomini e cose in maniera neutra e oggettiva, “un atteggiamento – secondo l’autore – in cui una giustizia formale si unisce spesso a una durezza senza scrupoli”. Relazionarsi con un proprio simile prevede un’individualità che stona con il carattere calcolatore tipico non solo del denaro, ma anche del “simbolo” della nuova realtà metropolitana, ossia l’immancabile orologio.

Il cittadino metropolitano, soggetto a numerose sollecitazioni provenienti da tutte le novità che lo circondano, diventa un individuo senza personalità e identità, incapace di reagire con energia agli stimoli. In queste caratteristiche Simmel individua la figura del blasé:

L’essenza dell’essere blasé consiste nell’attutimento della sensibilità rispetto alle differenze fra le cose, non nel senso che queste non siano percepite – come sarebbe il caso per un idiota – ma ne senso che il significato e il valore delle differenze, e con ciò il significato e il valore delle cose stesse, sono avvertiti come irrilevanti. Al blasé tutto appare di un colore uniforme (…).

Concorrenza e specializzazione

La metropoli diventa, agli inizi del XX secolo, la sede di gran parte delle attività economiche. Sono moltissimi, dunque, gli individui che dalle campagne si riversano nelle città alla ricerca di un lavoro e la loro concentrazione non determina altro che concorrenza e specializzazione, “in modo tale da non rischiare di essere sostituito da altri” e sopravvivere alla dura lotta del più forte. Tale specializzazione conduce ad una raffinatezza dei bisogni del pubblico e a nuove eccentricità, stravaganze, preziosità, poiché solo l’apparire diversi…

rimane per molti l’unico mezzo per salvare, attraverso l’attenzione degli altri, una qualche stima di sé e la coscienza di occupare un posto.

La metropoli di Simmel e Metropolis

La lotto con l'orologio in Metropolis
La lotta con l’orologio in Metropolis

Trovare delle immagini che possano dare l’idea di ciò che Simmel tratta all’interno della sua opera è un’impresa ardua, ma alcune scene del film Metropolis di Fritz Lang (1927) possono venirci in aiuto. Come dimenticare, ad esempio, la marcia iniziale degli operai che si recano in fabbrica a lavorare oppure la lotta con il celebre orologio? Simmel, alla fine del suo saggio, afferma che “l’individuo è ridotto (…) ad un granello di sabbia di fronte ad un’organizzazione immensa di cose e di forze che gli sottraggono tutti i progressi, le spiritualità e i valori”.

Il regista di uno dei principali capisaldi della storia del cinema di fantascienza aveva forse approfondito la lettura del testo del filosofo berlinese?

Pia Lombardi

Note

Immagine in evidenza: Camille Pissarro, La fabbrica a Pontoise, 1873

Bibliografia

Georg Simmel, Le metropoli e la vita dello spirito, Armando Editore

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