Home Medioevo Castelli e cavalieri (X-XIV sec.) Santo Graal: la leggenda francese del calice di Cristo

Santo Graal: la leggenda francese del calice di Cristo

3337
Santo Graal
La ricerca del Santo Graal, tra desiderio d’immortalità, di gloria e salvezza dell’anima: contenitore di bellezza ed eternità.

Numerose versioni della leggenda del Santo Graal, affondano le loro radici nella sua ricerca spasmodica. Variamente definita come la coppa che dà la vita o che dona l’immortalità, la parola Graal deriva dal latino “gradalis” per influsso celtico e significa “recipiente”, una sorta di piccolo calderone.

Un oggetto sacro/magico, probabilmente usato per produrre pozioni di lunga vita e poi divenuto protagonista del Perceval, romanzo francese in lingua d’oil, di Chrétien de Troyes, il celebre autore del ciclo bretone.

Le origini: Chrètien e il Perceval

Commissionato da Filippo I d’Alsazia, all’epoca delle crociate (1175-1190), il Perceval è rimasto incompiuto. Considerata la prima opera letteraria che fa cenno al Santo Graal e farà da modello a molti romanzi successivi.

Santo Graal

Il protagonista è Perceval, un ragazzo di 15 anni che vive con la madre vedova, chiuso in un castello isolato in mezzo a una foresta. Il padre e i fratelli sono morti in guerra e la madre decide di tenerlo lontano dal mestiere della cavalleria.

Un giorno Perceval lascia la madre, con la sua approvazione, per compiere la propria educazione. Raggiunge la corte di re Artù e qui, messosi in luce per il coraggio, è nominato cavaliere dal sovrano e dal signore Gornemant.

Decide di partire e giunge al castello del Re Pescatore, che reca su di sé una ferita: sino a quando non sarà rimarginata regneranno tristezza e carestia. In una sala del castello scorge degli oggetti, tra cui una lancia sanguinante e un Graal che al suo apparire sprigiona una grande luce. Non chiede di cosa si tratti per non essere scortese, ma solo dopo capirà che se lo avesse fatto, avrebbe potuto salvare il Re.

Il giorno dopo lascia il castello e incontra un eremita, fratello del Re Pescatore. Da lui, viene a conoscenza della sua appartenenza alla Famiglia del Graal: il Re Pescatore è suo zio. Proprio in questo punto si ferma il racconto, rimasto incompiuto.

Le continuazioni e l’interpretazione religiosa

Le due opere più famose che si proposero come continuazioni del romanzo di Chrétien, sono il “Parzifal” di Wolfram von Eschenbach e “La Storia del Graal” di Robert de Boron. Proprio quest’ultimo fu il primo autore a scrivere che il Graal si potesse identificare con un artefatto usato nell’Ultima Cena. Egli scrisse che Giuseppe d’Arimatea, uno dei seguaci di Gesù, ricevette la coppa da Ponzio Pilato dopo la Crocifissione.

Fu anche imprigionato ma il Cristo risorto lo sorresse per quarant’anni, grazie al Graal. Quando venne rilasciato, Giuseppe costruì una “tavola del Graal” con tredici posti per commemorare l’Ultima Cena, dando subito dopo la coppa al suo fratellastro, Bron. La coppa fu trasportata da Gerusalemme alla “terra in Occidente” (forse la Gran Bretagna) dove divenne il fulcro della leggenda di Re Artù.

Più tardi, Merlino avrebbe consigliato al padre di Artù di costruire la Tavola Rotonda basata proprio sulla Tavola di Giuseppe d’Arimatea. Nel poema è spiegato che Giuseppe usò il Graal anche per raccogliere il sangue di Gesù.

Spesso, gli scrittori medievali descrissero un forte legame tra il Graal e il corpo e il sangue di Gesù, dimostrando che fosse un simbolo dell’Eucarestia. Secondo la tradizione, si dice che San Pietro abbia portato a Valencia la famosa coppa che tutt’ora si trova nella cattedrale ed è venerata da milioni di persone.

Tutto il filone legato a queste interpretazioni ha dato origine ad un vero e proprio ciclo di romanzi chiamato “ciclo del Graal” che si inserisce e compenetra, a sua volta, in un filone ancora più grande costituito da tutta la letteratura cavalleresca bretone, avente per protagonista Re Artù e i suoi Cavalieri della Tavola Rotonda: Parsifal, Lancillotto, Galahad, Tristano e così via.

Il Graal e il sangue di Cristo

Importante per la storia del Santo Graal è stato il miracolo di Bolsena del 1263. Un sacerdote boemo, Pietro da Praga, iniziò a dubitare della reale presenza di Gesù nell’ostia e nel vino consacrati. Si recò in pellegrinaggio a Roma per attenuare i propri dubbi. Al ritorno, si fermò a Bolsena e celebrò la messa nella chiesa di Santa Cristina.

Secondo quanto tramandato, al momento della consacrazione, l’ostia cominciò a sanguinare sul corporale. Impaurito e confuso, il sacerdote cercò di nascondere il fatto e fuggì verso la sacrestia. Durante il tragitto alcune gocce di sangue caddero sul marmo del pavimento e sui gradini dell’altare.

Santo Graal

Pietro da Praga si recò subito da Urbano IV che si trovava a Orvieto. Il papa dichiarò la soprannaturalità dell’evento e per ricordarlo, l’11 agosto 1264 estese a tutta la Chiesa la solennità del Corpus Domini.

Il mito del Graal, quindi, nasce fuori dal contesto della chiesa che agli inizi lo combatte. Addirittura, i cristiani vedevano un legame tra la coppa e i càtari. Poi, attraverso i continuatori cattolici del romanzo, se ne servono e lo acquisiscono, trasformando l’essenza stessa dell’oggetto.

Chrètien scava tra i miti celtici, tanto combattuti dal cristianesimo ed elabora una storia dalla forza incredibile anche grazie al fatto che le Chansons avevano un ruolo importante nella propaganda politica e nella diffusione delle idee per le masse.

Enigmatica è la versione di von Eschenbach (1200-1210 ca.). In questo romanzo il Graal viene definito “Lapis exillis”, un’espressione che a lungo si è cercato di interpretare. Le ipotesi più diffuse sono due: la prima, secondo cui si tratta dell’errata trascrizione di “Lapis exiliis”, cioè “Pietra dell’esilio”, sottolineando il cammino spirituale cui deve giungere l’uomo per trasformarsi completamente e diventare degno di possedere il Graal.

Altri autori, invece, ipotizzano che si tratti di una contrazione di “Lapis ex coelis”, ovvero “Pietra dal cielo”, riferendosi alla leggenda narrata dallo stesso Eschenbach secondo cui il Graal sarebbe stato intagliato da uno smeraldo caduto in terra dalla testa di Lucifero durante la precipitazione agli Inferi dopo la rivolta verso il Creatore.

Riscoperta del mito

Quello del Graal, è un simbolo che cammina nel tempo: ha vissuto molti periodi di oblio (con la Riforma, ad esempio) e riscoperta, fino al Romanticismo, quando verrà utilizzato per “lottare” contro le idee illuministe e rendere vivo l’esoterismo e la spiritualità.

Wagner comporrà il “Parzifal”, creando una cesura con la lettura cristiana e spostando l’attenzione verso il misticismo. La ricerca del Santo Graal sarà una caccia al tesoro per il Terzo Reich: Hitler, da sempre sprezzante verso i miti e le credenze storiche, se ne vuole servire per elevare il nazismo a religione laica e assoggettare il popolo cattolico.

Imma Borzacchiello

Commenti

Commenti