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Etnosimbolismo e l’età dell’oro di una nazione

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Il Gazimestan ("luogo degli eroi"), monumento alla battaglia di Kosovo Polje, eretto nel 1953

Le nazioni e i nazionalismi sono, indubbiamente, due componenti influenti della cultura umana. Basti solo pensare, per citare un caso limite in negativo, alle nefaste conseguenze dell’ideologia nazionalsocialista tedesca e del partito suo promotore. È naturale, quindi, che le due cose, e il loro legame, siano uno degli oggetti d’analisi più comuni tra i ricercatori sociali. Il loro studio è tradizionalmente suddiviso in vari filoni:tra i più rilevanti ricordiamo marxismomodernismo ed etnosimbolismo. Proprio da quest’ultimo partiamo per analizzare uno degli elementi più importanti della retorica di una nazione:l’identificazione dell’età dell’oro.

 

Le caratteristiche dell’etnosimbolismo

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Fotografia di Anthony Smith

Come visto in un precedente articolo, l’etnosimbolismo differisce molto dalle altre due prospettive citate. Esse, infatti, pongono l’accento sull’artificiosità della nazione in quanto invenzione contemporanea. L’etnosimbolismo, pur condividendo questo punto di partenza, afferma però che nessuna nazione potrebbe esistere se non ci fossero dei legami preesistenti. Per usare la parole di uno dei suoi maggiori rappresentanti, Anthony Smith, si tratta di “un fondo di miti, simboli e valori culturali al quale attingono le identità nazionali”. In loro assenza, è quasi impossibile che un movimento nazionalista abbia successo, visto che non avrebbe nulla su cui basarsi.


In questo bagaglio, un ruolo di primo piano è occupato, per l’appunto, dalla nostra età dell’oro. Come rilevano, infatti, i geografi politici Painter e Jeffrey:

“il ricorso ad un’“età dell’oro” della nazione è un aspetto praticamente onnipresente delle rivendicazioni di autonomia.”

Di che cosa si tratta esattamente?

 

Hobsbawm: la nazione storica

Eric Hobsbawm, grande storico inglese, designa i legami di cui abbiamo parlato e a cui i nazionalisti attingono come “protonazionalismo popolare”. Tale identificazione si può basare su vari elementi: lingua, etnia, religione. Tuttavia, anche Hobsbawm dà priorità alla “coscienza di appartenere o essere appartenuti a una entità politica permanente”. Il nazionalismo, cioè, va a ricercare un passato mitico nel quale la sua nazione era indipendente. Esso, guarda caso, è sempre dipinto come prospero, in contrapposizione all’oppressione attuale. Si tratta esattamente della succitata età dell’oro.

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Un uomo posa sulla tomba di Milosevic

Un esempio portato da Painter e Jeffrey è quello del nazionalismo serbo. Tale movimento è basato, da sempre, piuttosto che sull’etnia slava o sulla religione ortodossa, proprio sulla coscienza di appartenere a una “nazione storica”. Il suo referente temporale è l’antico regno sopraffatto dall’Impero turco nel XIV secolo. La sua storia leggendaria si tramandò per secoli in forma quasi eroica, caratterizzando perfino la liturgia quotidiana della Chiesa serba. Basti pensare che la battaglia della sua disfatta, lo scontro di Kosovo Polje del 15 giugno 1389, sopravvive da sempre nella mitologia nazionale. Il supposto eroismo mostrato quel giorno dall’esercito serbo veniva ricordato ancora seicento anni dopo da Milosevic, per il quale esso:

“non ci consente di dimenticare che un tempo fummo un esercito grande, coraggioso ed orgoglioso, uno dei pochi che non si potevano vincere, nemmeno nella sconfitta.”

Evidente esaltazione di un passato di grandezza: quale migliore esempio di celebrazione di un’età dell’oro?

 

L’opinabilità dell’età dell’oro

Naturalmente, è bene ricordare che, come tutta la retorica nazionalista, anche l’età dell’oro è un concetto piuttosto opinabile. Hobsbawm, infatti, evidenzia come essa spesso si basi su entità politiche molto lontane nel tempo, o che addirittura non sono mai esistite. Esempi del primo tempo possono essere la celebrazione, da parte dei nazionalisti finlandesi e armeni, di comunità vissute addirittura prima della nascita di Cristo. Per quanto riguarda, invece, la completa assenza di uno Stato unitario prima dell’epoca nazionalista, come non citare il nostro esempio? Non a caso, l’età dell’oro italiana è spesso ripescata nell’antica Roma, in una civiltà, cioè, che con quella contemporanea ha poco o nulla a che vedere. Il suo retaggio, non a caso, potrebbe benissimo essere esteso a tutti i territori europei del suo Impero, oppure limitato a quelli a sud del Rubicone.

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Manifestazione neoborbonica

Ciò che è importante, però, non è tanto la plausibilità del passato, bensì la sua mitizzazione. Quante volte, ad esempio, la civiltà romana viene messa in contrapposizione con una decadenza moderna?

Tale dicotomia tra l’età dell’oro e la contemporaneità spesso arriva anche ad opporsi alla storiografia ufficiale, come è evidente nel caso dei moderni movimenti neoborbonici. Pensiamo solo alla loro rivendicazione di una supposta grandezza del Regno delle Due Sicilie, alla quale sarebbe seguita la colonizzazione da parte di quello sabaudo.

Francesco Robustelli

 

Bibliografia

Painter, Jeffrey, Geografia Politica, SAGE Publications of London, 2009, ed.it. UTET, 2011

Eric J. Hobsbawm, Nazioni e nazionalismi dal 1780, 1990, ed.it. Piccola Biblioteca Einaudi, 2002

Fonti media

photoskosovo.free.fr

www.slobodnaevropa.org

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