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La notte dei morti viventi, Romero tra zombie e politica

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La Notte dei Morti Viventi

La notte dei morti viventi è molto probabilmente ciò che ha dato il via ad un filone, quello degli zombie movie, che ancora oggi è vivo e vegeto e che non sembra affatto voler tramontare molto presto, anzi. Si tratta dell’opera di un regista, lo statunitense George A. Romero, venuto purtroppo a mancare poco meno di un anno fa, il 16 luglio 2017, che riusciva a girare con dei budget praticamente vicini allo zero delle piccole perle del cinema horror, che hanno fatto la storia della settima arte.

La vicenda è incentrata su Barbra, interpretata da Judith O’Dea, una donna della provincia americana che, un giorno, in viaggio in compagnia di suo fratello Johnny (interpretato da Russell Steiner) nei pressi di un cimitero per portare una croce sulla tomba del loro padre, si imbatte in una strana creatura umanoide che in seguito si scoprirà essere uno zombie, un essere umano con un’attività cerebrale modificata a seguito dell’acquisizione di radiazioni gamma emesse da una sonda lanciata nello spazio tempo prima, e che nel corso della pellicola scopriremo non essere il solo.

La Notte dei Morti Viventi

Duane Johns, che nel film interpreta Ben, un personaggio afroamericano che nel corso della pellicola entrerà a stretto contatto con quello di Barbara finendo per diventare fondamentale ai fini della trama, in questo film fa un lavoro a dir poco egregio in termini di performance recitativa.

La notte dei morti viventi è stato anche il film che ha rivoluzionato e cambiato completamente la figura dello zombie rispetto a come era concepita all’epoca (parliamo del 1968), grazie a film come ad esempio “White Zombie – L’isola degli zombies” con Bela Lugosi del 1932, nella quale lo zombie era un essere umano ma al quale era stato fatto un incantesimo voodoo da parte di uno stregone sciamano.

Inizialmente Romero si ispirò per il suo film al romanzo “Io sono leggenda” di Richard Matheson (da cui poi in seguito in tempi più recenti è stato tratto il mediocre film omonimo di Francis Lawrence con Will Smith), sebbene poi la trama e le tematiche trattate vennero in seguito completamente cambiate.

La Notte dei Morti Viventi

Il budget del film fu inizialmente orientato verso i 6000 dollari, per poi lievitare e mantenersi in seguito sui 114000 dollari, grazie ad altri finanziamenti di amici del regista Romero.

Il titolo del film, che inizialmente sarebbe dovuto essere “The Flesh Eaters”, venne in seguito cambiato in quello che oggi tutti conosciamo perché oltre ad essere identico a quello di un altro film di quell’anno con lo stesso titolo, appariva essere forse troppo cruento per l’epoca, ma le scelte apportate da Romero in termini di sceneggiatura rimasero invariate.

Un film, La notte dei morti viventi, che come già accennato ha fatto da apripista per altri film dello stesso genere, alcuni con più o meno fortuna di altri (è possibile menzionare ad esempio il remake de L’alba dei morti viventi di Zack Snyder, che ha in realtà poco a che spartire purtroppo con l’originale film dello stesso Romero del 1978, girato esattamente dieci anni dopo l’opera prima del regista di New York naturalizzato canadese, oppure il World War Z di Mark Foster con Brad Pitt, che attinge a piene mani da grandi opere videoludiche come ad esempio il franchise Resident Evil di Capcom, ispirato anch’esso a sua volta, guarda un po’, al film di Romero).

Primi piani intensissimi, scavalcamenti di campo solo apparentemente sbagliati e una fotografia dai toni molto scuri (da come si può evincere dalla versione a colori del film) rendono La notte dei morti viventi un film ancora oggi attualissimo e godibilissimo nonostante i suoi cinquanta anni suonati.

Una grande critica all’ignoranza, all’impotenza e all’incompetenza delle istituzioni americane di fronte a situazioni di reale emergenza nonché alla brutalità poliziesca con cui ancora oggi, e anzi forse oggi più di allora, la legge, quella in divisa ed armata, faccia in molti casi “giustizia” in modi che definire spicci e fascisti è usare un eufemismo, reclamando troppo spesso un fintissimo e praticamente inesistente politically correct, se non esclusivamente quando conviene alle suddette autorità. Si tratta di un film fin troppo attuale che all’epoca in cui uscì fece non poco scalpore, e che oggi viene purtroppo quasi sempre ingiustamente snobbato dalle masse, un affresco di una società che sembra apparentemente migliorare man mano che si va avanti, ma che in realtà è ancorata ad un passato ancora troppo presente.

Antonio Destino

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