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Battaglie che definiscono una nazione: Borodino

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Particolare del panorama di Borodino commissionato dallo zar Nicola II all'artista Franz Roubaud per il centenario dell'evento, nel 1912. Esso raffigura il campo di battaglia così com'era alle 10 del mattino

Tra gli eventi storici che contribuiscono a definire l’identità nazionale di un popolo, un ruolo di primo piano è occupato dalle battaglie. Nel caso della Russia, il pensiero non può non correre immediatamente a Borodino. Questo epocale scontro fu combattuto il 7 settembre 1812 nei pressi dell’omonimo villaggio, circa 110 km a ovest di Mosca, nell’ambito delle guerre napoleoniche. Come per numerose altre battaglie nel corso della storia, sapere esattamente cosa successe quel giorno è quasi impossibile. I resoconti, infatti, sono spesso viziati dalle convinzioni o dai fini ideologici di chi scrive. Come sintetizza efficacemente lo storico Adam Zamoyski:

Borodino
Rappresentazione della battaglia

“Nessun’altra campagna, nel corso della storia, si è prestata a usi politici così evidenti”.

Lo svolgimento della battaglia

La battaglia di Borodino fu grandiosa già per le proporzioni degli eserciti in campo, che oscillano complessivamente tra le 200 e le 250mila unità. Il contesto fu l’avanzata napoleonica verso Mosca che i Russi, guidati dal generale Kutuzov, dovevano assolutamente arrestare. I due eserciti si erano già incontrati in varie occasioni dall’inizio della campagna, ma non si era mai andati oltre qualche scaramuccia. Borodino, al contrario, fu uno scontro sanguinosissimo. Gli attacchi francesi cominciarono alle sei del mattino e durarono tutto il giorno. La loro artiglieria, forte di quasi cinquecento cannoni, bersagliò senza posa i nemici. Ciò nonostante, la fiera resistenza russa trasformò lo scontro in uno stallo sanguinoso. Le perdite furono terribili da ambo le parti: in totale, si contarono quasi 75 mila morti.

Napoleone alpi, Borodino

Dopo la battaglia, l’esercito russo fu costretto a ritirarsi dalle sue posizioni, lasciando Mosca all’avanzata napoleonica. Gli invasori entrarono in città il 14 settembre, ma l’occupazione della seconda capitale nemica non portò loro alcun frutto. Kutuzov, infatti, non accettò più battaglia, sapendo che l’Armée era ormai in uno stato di rovina.

La lontananza dai rifornimenti e il rifiuto di trattare dello zar Alessandro segnarono la sorte di Napoleone. Dopo un mese, fu costretto a lasciare Mosca e cominciare una sanguinosa ritirata, che avrebbe riportato alle basi di partenza solo qualche decina di migliaia di uomini del mezzo milione iniziale. Si trattò di uno dei peggiori disastri militari di sempre.

Borodino e l’identità nazionale russa

Pochi episodi come Borodino sono stati così fondamentali per la storia della Russia. Il già citato Zamoyski lo descrive molto bene:

“Generazioni di bambini russi crebbero ascoltando la storia dell’eroico zar Alessandro, che radunò i contadini per difendere la patria, scaltramente attirò i Francesi a Mosca, poi diede fuoco alla città e costrinse l’esercito di Napoleone a ritirarsi nel corso di un inverno gelido”.

Ciò nonostante la battaglia, dal punto di vista militare, sia solitamente considerata una vittoria francese. Le gesta di quel glorioso giorno venivano ricordate, un secolo dopo, anche a coloro che combattevano i nazisti a Stalingrado.

L’importanza di Borodino, tuttavia, va oltre la mera fierezza militare. Essa costituisce un vero e proprio momento di costruzione della nazione russa. Zamoyski evidenzia, infatti, che molti ufficiali dell’aristocrazia chiamati a combattere Bonaparte non avevano mai avuto contatti con i soldati-contadini cui si trovarono affiancati. Addirittura, la loro lingua quotidiana era, generalmente, proprio il francese. Borodino fu, allora, una sorta di alba della coscienza nazionale russa.

Oggigiorno, la battaglia ha addirittura un intero museo ad essa dedicato a Mosca che, non a caso, sorge a poca distanza da quello della Grande Guerra Patriottica, il modo in cui la storiografia russa chiama lo scontro con l’esercito nazista.

Borodino in Tolstòj

piccoli, Borodino
Lev Tolstòj

Quanto detto traspira anche dalle pagine di un narratore russo che non ha certo bisogno di presentazioni: Lev Nikolàevič Tolstòj. La descrizione più celebre della battaglia di Borodino, infatti, è sicuramente quella da lui proposta nel terzo libro del suo capolavoro “Guerra e Pace”.

Il romanziere la presenta come uno scontro tra il – per lui, suppostogenio militare di Napoleone e la forza primordiale del popolo russo. Per esempio, egli sostiene che il luogo della battaglia fu scelto solo dalla sorte, e che in quella posizione l’esercito di Kutuzov non fosse particolarmente avvantaggiato. Egli la introduce, cioè, nel modo più sfavorevole possibile per i Russi.

In tal modo, la loro resistenza successiva risulta ancora più gloriosa. Alla fine della battaglia, essi restano minacciosamente fermi e provocano lo scoramento tra i soldati di Napoleone che, nonostante la vittoria militare, sentono di non essere in alcun modo riusciti a piegarli. Il colpo morale inferto è terribile: secondo Tolstòj, ne conseguirà non solo il fallimento della campagna di Russia, ma anche quella che definisce:

“La rovina della Francia napoleonica, su cui per la prima volta a Borodino si era posata la mano di un avversario spiritualmente più forte”.

Francesco Robustelli

 

Bibliografia

Lev Tolstoj, Guerra e pace, III, 1869, it. Einaudi Tascabili, 2014

FONTE

www.britannica.com

www.washingtonpost.com

www.moscovery.com

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