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Dostoevskij, ovvero luci e ombre dell’animo umano

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L’idiota e I demonî di Fëdor Dostoevskij: due capolavori della letteratura russa

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Fëdor Michajlovič Dostoevskij. Ritratto del 1872 ad opera di Vasilij Perov (Galleria Tret’jakov, Mosca)

Fëdor Michajlovič Dostoevskij (Mosca, 11 novembre 1821 – San Pietroburgo, 9 febbraio 1881) è uno dei grandi autori dell’Ottocento russo e, in generale, è universalmente riconosciuto come uno dei massimi esploratori letterari delle infinite sfaccettature dell’animo umano.

La sua opera, contrariamente a quella del suo noto connazionale Lev Nikolàevič Tolstòj (Jàsnaja Poljana, 9 settembre 1828 – Astàpovo, 20 novembre 1910) – maggiormente impostata su ben definite coordinate di spazio e tempo¹ – spesso conduce il lettore nel regno dell’indefinito, tratteggiando una Russia i cui contorni si perdono in un’atmosfera quasi mitica, fatta di immagini rarefatte e sonorità letterarie dal sapore mistico.

Due importanti romanzi – L’idiota e I demonî  permetteranno di inquadrare meglio la statura artistica di questo immenso maestro della letteratura russa: una breve riflessione che vuol essere soprattutto invito alla lettura delle due opere prese in esame.

L’idiota – Presentazione dell’opera

DostoevskijQuando si sente nominare L’idiota di Fëdor Dostoevskij vi è la certezza – anche senza far parte degli “addetti ai lavori” – che si stia parlando di un capolavoro della letteratura di tutti i tempi: vuoi perchè è un titolo continuamente ristampato e sempre presente in libreria, vuoi per il fascino intrinseco di cui è ammantato o per l’eco che suscita tra i bibliofili: insomma per la sua fama, senza dubbio meritatissima.

La trama – se di trama si può parlare nei romanzi dostoevskijani – è complessa; più importante dell’intreccio però è sicuramente l’analisi introspettiva condotta sui personaggi, immersi in un contesto storico-letterario non meglio definito – anche se si suppone sia lo stesso del periodo in cui è l’autore a scrivere – che prende solidamente forma nella mente del lettore: di ambientazione indubitabilmente russa.

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Riflessioni dopo una prima lettura di Dostoevskij

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Una delle caratteristiche che contraddistingue Dostoevskji tra vari scrittori – ed una delle tante che emerge dalla lettura di questo romanzo – è la profonda conoscenza che egli ha dell’animo umano e, in particolar modo, delle sue sfaccettature più torbide e malsane. Gli scenari de L’idiota sono popolati infatti da gente meschina e malata, fisicamente e psicologicamente, e pur tuttavia nella loro malattia si intravede un acume di giudizio, di analisi, che incute quasi timore.

Le atmosfere folli, allucinate, grette – in cui vengono alla luce tutte le nefandezze di una società caratterizzata da cinismo, avarizia, prostituzione, alcolismo – si sfilacciano, confondendosi e quasi facendosi vive quando sul loro sfondo si muovono aristocratici un po’ snob e capricciosi, borghesi “idioti” per la loro bontà d’animo e originali, poveracci malati e nonostante tutto capaci di una lucidità sconvolgente nella loro disperazione.

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L’esplorazione dell’umano viene qui condotta a tutti i livelli possibili, e con una maestria senza eguali, precorrendo il genere del romanzo psicologico novecentesco. Non può mancare la lettura di un classico di tale levatura nel proprio bagaglio culturale: da leggere assolutamente!

I demonî – Presentazione dell’opera

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I demonî è il secondo romanzo di Dostoevskij preso in esame. Solo un maestro della prosa come lo scrittore russo, uno dei maggiori della letteratura di tutti i tempi, poteva elaborare un’opera così complessa, ricca di personaggi, le cui relazioni si intrecciano in strutture temporali che vengono a sovrapporsi tra loro man mano che si procede nella lettura.

In effetti la difficoltà di comprensione de I demonî sta proprio nell’addentrarsi nel mezzo del romanzo con l’impressione di non riuscire a collegare bene tra loro gli eventi descritti…ma procedendo, poco a poco, è possibile iniziare a collegare i pezzi del puzzle narrativo.

Dostoevskij indaga la semplice e perversa malignità dell’uomo

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Sublime e magnifica narrazione di come il male si annidi nell’uomo e di come semplicemente esso possa venire alla luce. Il personaggio “poetico” attorno a cui ruota tutto il plot del romanzo, figura sulla quale si apre e si chiude il sipario, è quello del demoniaco e tragico seduttore Nikolaj Vsevolodovic Stavrogin, fonte di ammirazione da parte della mente maligna vera e propria, il giovane Pëtr Stepanovic Verchovenskij, capo di una setta nichilista che mira al sovvertimento dell’ordine sociale in Russia.

Attorno a questi due personaggi principali ruota tutta una serie di figure comprimarie che, come attori o comparse in un dramma teatrale, prendono ognuno di volta in volta la parola e si fanno avanti, recitando il proprio ruolo nella storia. Intessendo una trama narrativa dal sapore polifonico il maestro della narrativa russa ci descrive un mondo sostanzialmente ipocrita e malato, gretto, in cui gli innocenti pagano per la malignità dei sovvertitori, scavando nelle pieghe dell’animo di ogni personaggio e costruendo un affresco letterario di ampio spessore ideologico, storico e culturale.

Dostoevskij è qui partito dalla descrizione di un fatto di cronaca realmente avvenuto nella Russia del suo tempo e, con la fantasia magistrale propria del suo genio, ci ha regalato un altro capolavoro.

Conclusioni

DostoevskijSi sono qui prese in considerazione soltanto due delle principali opere di Fëdor Dostoevskij ma è già possibile, sulla base di esse, trarre delle conclusioni su quale sia la direzione della strada indicata dal maestro russo.

Da una parte è immediata l’associazione per certe assonanze tematiche con un altro grande della letteratura mondiale: William Shakespeare, il quale pure – con i suoi saggi teatrali – si è fatto più volte indagatore degli abissi dell’umana psiche.

D’altronde la prospettiva diacronica può indicare al lettore moderno quali sarebbero state alcune delle destinazioni letterarie previste sulla via percorsa da Dostoevskij: l’opera di Sigmund Freud – fondatore della disciplina psicanalitica – e Marcel Proust che, con il suo monumentale romanzo À la recherche du temps perdu, condusse il lettore del ventesimo secolo allo scavo nelle pieghe della memoria, nel solco della filosofia di un altro grande autore del Novecento: Henri Bergson.

Gianluca Blasio

Note

1. Si confronti a questo proposito l’incipit del ben noto romanzo Guerra e pace.

Bibliografia consigliata

  • Fëdor Dostoevskij, L’idiota, Einaudi 2014 (A cura di Vittorio Strada, traduzione di Alfredo Polledro)
  • Fëdor Dostoevskij, I demonî, Einaudi 2014 (Contributi di Luigi Pareyson, traduzione di Alfredo Polledro)
  • Michail Bachtin, Dostoevskij. Poetica e stilistica, Einaudi 2002
  • Tat’jana Kasatkina, Dostoevskij. Il sacro nel profano, BUR 2012
  • René Girard, Dostoevskij dal doppio all’unità, SE 2015

Sitografia 

Un articolo tratto dal nostro La COOLtura su un altro romanzo di Dostoevskij: Le notti bianche.

Opere di Dostoevskij nel catalogo dell’editore Einaudi.

Un esperimento interessante di Carmelo Bene a proposito dell’opera dostoevskijana.

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