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Ippocrate tra morale cristiana e naturalismo etico

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Ippocrate

Ippocrate (460 ca a. C. – 375/351 a. C.) viene considerato il fondatore della medicina razionale, ovvero colui che ha dato il nome al metodo ippocratico. Questo prevede l’esclusione di qualsiasi ingerenza divina nella genesi delle patologie. Si basa, infatti, sull’osservazione diretta dei segni dati dal corpo del paziente al fine di determinare l’intervento clinico.

Ciò che sappiamo di  Ippocrate è che nei suoi peregrinaggi dall’isola nativa di Kos fino alle città della Tessaglia, avrebbe esercitato la professione medica seguendo il suo metodo. Grazie a quest’ultimo avrebbe curato non solo uomini illustri, come il re macedone Perdicca, ma anche gli abitanti di Atene durante una pestilenza. Sarebbe morto poi successivamente a Larissa.

Il Corpus Hippocraticum

Sotto il nome di Ippocrate sono stati tramandati circa una sessantina di scritti, raccolti nel cosiddetto Corpus Hippocraticum. Intorno allo stesso sin dai tempi più antichi si è acceso un dibattito volto a discernere le opere scritte direttamente dal medico greco e quelle che, pur affini alle teorie ippocratiche, sono state scritte dai suoi successori.

Al di là della paternità delle opere, il filo conduttore della medicina razionale che attraversa tutto lo scritto si articola in varie sezioni. Quella “Sull’arte” è volta ad identificare l’attività medica come espressione di una téchne, che agisce sfruttando il determinismo proprio della natura al fine di produrre risultati concreti (la guarigione). La sezione “Sulla natura dell’uomo“, invece, presenta la teoria dei quattro umori. Secondo quest’ultima la malattia deriverebbe dall’alterazione dell’equilibrio delle seguenti qualità: caldo, freddo, secco e umido. Tali qualità derivano rispettivamente dalle concentrazioni di sangue, flegma, bile gialla e bile nera all’interno del corpo del paziente.

Il Giuramento e la bioetica di Ippocrate

Nonostante nel Corpus non esistano testi dedicati esplicitamente alla morale medica, è possibile individuare una serie di indicazioni sulle prassi proprie della professione. Ci sono, infatti, suggerimenti sulle necessarie condizioni di pulizia dell’ambiente nel quale effettuare le cure ed altre sul rapporto che si deve stabilire tra il paziente ed il medico. Il testo culmina poi nel celeberrimo Giuramento, il quale contiene, però, anche dei precisi precetti morali più generali. Nell’incipit, leggiamo:

Giuro per Apollo medico e Asclepio e Igea e Panacea e per gli dèi tutti e per tutte le dee, chiamandoli a testimoni, che eseguirò, secondo le forze e il mio giudizio, questo giuramento e questo impegno scritto.

Questa introduzione è tradizionalmente finalizzata a vincolare i futuri membri delle scuole ippocratiche. Ad essa seguono diversi precetti morali che sembrano anticipare di molto quelli che oggi conosciamo come i principi bioetici cristiani, quali il divieto dell’eutanasia:

Non darò a nessuno alcun farmaco mortale, nemmeno se richiestone, nè proporrò un tale consiglio.

Anche in merito all’aborto si legge:

Non darò alle donne pessari per provocare l’aborto.

Altri precetti morali, non necessariamente simili a quelli cristiani, seguono successivamente. Tra questi vi è quello in cui si dichiara l’astensione da interventi chirurgica, anche se nel resto del Corpus la chirurgia è considerata una normale pratica medica.

Non opererò neppure chi soffre del mal della pietra.

Infine, ci sono anche riferimenti a quello che oggi è concepito come segreto professionale:

“[…] quanto vedrò e udirò esercitando la mia professione […] se mai non debba essere divulgato attorno, lo tacerò ritenendolo alla stregua di un sacro segreto.

La nascita del naturalismo etico

Il giuramento d Ippocrate
Frammento di una copia antica del Giuramento

Nonostante il Giuramento venga generalmente considerato di poco precedente ad Ippocrate o addirittura – come secondo Edelstein – di matrice pitagorica, è certo che il medico greco abbia apportato delle modifiche. Infatti, vi è una precisa filosofia morale che si distribuisce orizzontalmente in tutto il Corpus: vale a dire il naturalismo etico. Quest’ultimo prevede che l’ordine morale si fondi sul rispetto della natura (la physis ippocratica) e che il buon medico assecondi l’ordinamento stabilito dalle leggi naturali evitando, ad esempio, accanimenti terapeutici che rischino di provocare solo un perdurare maggiore delle sofferenze del paziente.

Secondo Ippocrate, infatti, la medicina deve eliminare le sofferenze del malato, ma anche astenersi dall’intervenire nei casi in cui il male è più forte. Con queste parole, il filosofo si configura autonomamente come precursore di un principio etico del tutto attuale e si pronuncia, de facto, sulle azioni da intraprendere riguardo ai casi trattati dalla bioetica contemporanea sotto la categoria di “fine vita”. D’altro canto  gli enunciati ippocratici contrari all’aborto ed all’eutanasia precorrono di molti anni una morale che nel dibattito contemporaneo è ritenuta differente rispetto al naturalismo etico, vale a dire quella bioetica cristiana. Ippocrate ha, dunque, posto le basi di entrambe le correnti del pensiero bioetico e, come è probabile, potrebbe essere considerato fondatore dell’intera bioetica nelle sue applicazioni mediche.

Andrea Abbondandolo

Bibliografia

Ippocrate, Opere, a cura di Mario Vegetti, UTET, Torino, 1965.

Valentina Gazzanica, Ippocrate: la nascita dell’arte medica, in La filosofia e le sue storie: l’antichità e il medioevo, Laterza, Milano, 2014.

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