Home Filosofia moderna e contemporanea Filosofia del Seicento Rivoluzione: cambiamento o ritorno alle origini?

Rivoluzione: cambiamento o ritorno alle origini?

2125
rivoluzione

Per analizzare al meglio un termine, chi scrive usa un metodo semplice ma efficace: consultarne la definizione sul dizionario. Se apriamo, allora, il Garzanti alla voce “rivoluzione”, il significato che troviamo non è molto lontano da ciò che ci aspetteremmo. Leggiamo infatti:“rivolgimento violento dell’ordine politico-sociale vigente”.

Proviamo, però, a risalire all’etimologia: essa corrisponde, naturalmente, al sostantivo latino revolutio, derivato dal verbo revolvo. Dunque, se andiamo a cercare il significato del termine, ecco che accade qualcosa di assolutamente inaspettato. Il nostro significato di cambiamento drastico, infatti, non compare. Al contrario, le definizioni che leggiamo vanno tutte in senso opposto: da “rotolare indietro” fino a “ritornare” e perfino “riportare, ricondurre”.

Una rivoluzione, che noi associamo solitamente con un progresso della Storia, sarebbe dunque, al contrario, un ritorno a qualcosa?

La rivoluzione scientifica e quella politica

Così come “osmosi“, anche “rivoluzione” è uno dei tanti termini che le scienze sociali hanno preso in prestito da quelle naturali. In origine, infatti, il suo ambito era quello dell’astronomia. In questo settore, “rivoluzione” indica il moto di un astro che, dopo aver completato la sua orbita attorno ad un altro corpo celeste, ritorna al punto di partenza. Il moto della Terra, ad esempio, avviene intorno al Sole e dura poco più di 365 giorni. In questa accezione, Copernico utilizzò il termine nel 1543, per il suo trattato “De revolutionibus orbium coelestium”, cioè appunto “Sulle rivoluzioni dei corpi celesti”.

Rivoluzione
Ritratto di Niccolò Copernico (1473-1543)

La parola, dunque, si riferisce letteralmente al ritorno di qualcosa all’inizio e proprio in questo senso venne utilizzato anche dai primi grandi filosofi rivoluzionari dell’IlluminismoJean-Jacques Rousseau, ad esempio, vedeva  la tirannia come un traviamento dal mitico “stato di natura”. Si tratta di una condizione originaria dell’umanità nella quale tutti erano liberi e beati. L’oppressione sarebbe arrivata solo dopo. La rivoluzione, allora, doveva essere una restitutio in integrum.

Questa espressione in ambito medico indica:

l’esito di un processo morboso, caratterizzato dalla guarigione completa dell’organo ammalato, con la scomparsa definitiva di tutti i fenomeni morbosi (da www.treccani.it)

Il dispotismo, dunque, è semplicemente un’alterazione della naturale uguaglianza degli esseri umani. La sua eliminazione non è un rinnovamento, bensì un vero e proprio ritorno alle origini.

La rivoluzione reazionaria

Come ha fatto, allora, questa accezione a trasformarsi in quella, del tutto opposta, di un rivolgimento radicale e irreversibile? Per comprenderlo, basta guardare ad eventi storici come la Rivoluzione francese o russa.

Sono state queste trasformazioni drastiche dello status quo a definire il significato odierno della parola. Esso è evidente non solo in politica: la storia conosce rivoluzioni sessuali, dei trasporti e scientifiche.

È interessante, però, notare come, nonostante ciò, molte rivoluzioni politiche sembrino più vicine al senso regressista del termine. Un esempio che ci riguarda da vicino: il fascismo italiano. Il regime usava abitualmente l’espressione “rivoluzione fascista” per indicare la propria ascesa.

Come si sposa ciò con l’immagine popolare di un movimento reazionario e conservatore?
Rivoluzione
(da www.faregliitaliani.it)

Per capirlo possiamo paragonare il termine “rivoluzione” alla parola “palingenesi”, che unisce a “genesi” il prefisso palin, che indica ripetizione. Un sinonimo di rivoluzione potrebbe, dunque, essere “rinascita”. Ora, in italiano questa parola può indicare tanto l’avvento del nuovo (come in “rinascita spirituale”) quanto una “risurrezione”, un ritorno a una condizione precedente.

Le due cose, però, non sono per forza in contraddizione. Agli occhi di molti “rivoluzionari”, l’unico modo per trasformare una società percepita come corrotta è recuperare uno stato antecedente. Si tratta di ritornare ad una sorta di età dell’oro dalla quale ci siamo allontanati e che i rivoluzionari vogliono restaurare.

Rinnovamento spirituale e politico vanno, nella mentalità dei rivoluzionari, di pari passo. Ciò, nel caso del fascismo, è particolarmente evidente se pensiamo ai suoi richiami alla moralità dell’antica Roma. Un altro esempio simile di “rivoluzione reazionaria” – che, lo abbiamo capito, non è un ossimoro – può essere quella iraniana. Qui, la fondazione di un nuovo regime politico – l’attuale Repubblica islamica – si lega all’instaurazione di una società fondamentalista coranica, vale a dire il presunto ripristino di uno status precedente intaccato dai costumi della società occidentale. Tutto ciò, naturalmente, per noi sarebbe un regresso.

Che cos’è, però, in latino un regresso se non, appunto, una revolutio?

Francesco Robustelli

BIBLIOGRAFIA

AA.VV., Nuovi profili storici vol.3, editori Laterza, 2011.

I Grandi Dizionari Garzanti -Italiano, nuova edizione 2008

Castiglioni, Mariotti, IL, 4° ed., editore Loescher, 2011.

Commenti

Commenti