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Pontormo: rinnovare restando nel solco della tradizione

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Pontormo, La Visitazione (dettaglio), 1528-1530 ca, olio su tavola, 202×156 cm, Propositura di Carmignano (PO)

Jacopo Carucci, più noto come il Pontormo, fu uno degli esponenti, quasi l’iniziatore, del Manierismo. Fu attivo nel Cinquecento, uno dei secoli più problematici dal punto di vista artistico: la credenza che l’Arte non avesse più nulla da offrire, dopo il culmine verso il quale l’aveva elevata Michelangelo, la difficile situazione politica e la crisi religiosa innescata da Martin Lutero e conclusasi con le direttive fortemente vincolanti del Concilio di Trento, ben spiegano la nascita di questo stile fortemente inquieto, convulso nelle forme, dai colori aspri e spesso contrastanti e dalle figure cristallizzate e irrealisticamente allungate, con membra tese in posizione innaturali e crude.

Lo stile

Il Pontormo, fin da piccolo, era ritenuto talentuoso e destinato a fare grandi cose. Fu attivo in varie botteghe fiorentine, ultima delle quali quella di Andrea del Sarto, dal quale ben presto si allontanò alla ricerca di uno stile meno classicista e più personale, sviluppando un linguaggio sperimentale.

Pontormo ritratto da Vasari
Vasari, miniatura con ritratto di Pontormo

Tratto tipico nelle sue opere è la disinvolta anatomia con la quale crea figure monumentali che sembrano, a prima vista, statiche e rigide, per poi scoprirsi mobili e instabili grazie ai movimenti delle vesti e alle “macchie di vivido colore”.

Dal carattere lunatico e bizzarro, Vasari ci narra che viveva in una casa resa inaccessibile tramite un ponte levatoio e che non era mai pienamente soddisfatto delle sue opere, sulle quali tornava più volte “guastando e rifacendo oggi quello che aveva fatto ieri”. Lo ammirava lo stesso Michelangelo, artista dal quale attinse la gamma cromatica vibrante, esagerandola verso una continua ricerca di cangiantismo. Altri spunti li ricercò nell’arte tedesca, in particolare nell’opera di Albert Dürer, del quale ammirava l’efficacia delle composizioni.

La Visitazione: tra influenze tedesche e videoart

Fu proprio una stampa del tedesco, Quattro streghe, ad ispirare una delle sue opere più note, ossia la Visitazione di Carmignano. La raffigurazione è composta da quattro donne disposte a parallelepipedo, Maria e Sant’Elisabetta in primo piano in atto di abbracciarsi, e due servette che fissano lo spettatore.

Bill Viola, The Greeting
Fotogramma da “The Greeting” di Bill Viola, 1995, ispirato al Pontormo

Nella posizione delle donne, due di fronte, una di profilo e una quasi di spalle si possono notare due diversi riferimenti. Il primo è la classica iconografia dedicata alle tre Grazie, rimembrate anche nell’accenno di movimento semicircolare che compiono le figure. Il secondo è una risposta all’eterna “lotta” tra Scultura e Pittura, all’interno della quale si rimproverava ai pittori di non poter riprodurre una figura a tutto tondo, da ogni angolazione.

A questo attacco i pittori rispondevano in due diversi modi: dipingendo figure circondate da specchi che mostravano appunto ogni lato della persona, o ritraendo un insieme di figure messe in posizioni tali da mostrare ognuna una diversa angolazione del corpo. È quest’ultima la scelta del Pontormo.

La scelta compositiva così evocatrice ha influenzato anche il videoartista contemporaneo Bill Viola, che la ripropone nel cortometraggio del 1995 intitolato The Greeting, un omaggio al pittore che considera il suo Old Master di riferimento.

Il colore in Pontormo

I colori corposi e vividi usati dal fiorentino sorprendono ora come allora. Già Alessandro Conti notava come Vasari si trovasse molto a disagio nel descrivere i colori tattili e stupefacenti della Deposizione Capponi, da lui considerati uno stratagemma per “abagliar gli ignoranti”, data la mancanza di mezze tinte ed effetti chiaroscurali.

Deposizione Pontormo
Pontormo, La Deposizione, 1526-1528 ca, Tempera a uovo su tavola, 313×192 cm, Santa Felicita, Firenze.

Sul cromatismo di questa stessa opera si sono espressi alcuni tra i più grandi storici dell’arte, tra i quali Giulio Briganti che ne dà una soave descrizione:“Chiarissimi e acerbi, colori d’erba spremuta e di succhi di fiori primaverili, pervinche, rose, violette, giallo di polline, verde di chiari steli”.

Significative anche le parole di Bill Viola: “Fui molto colpito dai colori. Uscendo mi domandai, sinceramente, che cos’avesse fumato il pittore per dipingere quei rosa, per dipingere quegli azzurri incredibili. Sembrava che avesse lavorato sotto l’effetto dell’LSD”.

Un pittore dunque complesso, come tutto il contesto artistico in cui si muoveva e nel quale operavano Rosso Fiorentino, Giambologna, il Bronzino e tanti altri artisti altrettanto sperimentali e innovativi.

Gaia Anna Mangone

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