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Lebensborn: i figli della Germania di Hitler

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Lebensborn

Il progetto Lebensborn, letteralmente “Sorgente di vita”, fu avviato dalla Germania Nazista allo scopo di favorire la nascita di bambini perfettamente “ariani” per elevare la purezza del Volk tedesco. Nelle intenzioni del capo delle SS, Heinrich Himmler, il progetto rappresentava il perfetto contraltare della “Soluzione Finale”; mentre quest’ultima aveva come obiettivo l’eliminazione degli Untermensch (i popoli inferiori), Lebensborn puntava alla creazione di un’ élite razziale che avrebbe presto schiacciato le altre etnie.

Prima di approfondire i risvolti del progetto Lebensborn, è necessario trattare brevemente il tema dell’eugenetica, alla base della politica razziale nazista.

Eugenetica Positiva e Negativa

L’eugenetica è una controversa disciplina che ha come scopo il miglioramento delle qualità genetiche di una data razza. Padre di queste teorie è l’antropologo e psicologo Francis Galton, cugino di Charles Darwin, che nel 1883 propose il miglioramento progressivo della razza umana rifacendosi alle leggi dell’evoluzione biologica.

E’ possibile distinguere due tipi di eugenetica:

  • Eugenetica Positiva: incoraggia la preservazione e la riproduzione degli individui considerati migliori, tramite incentivi finanziari, riconoscimenti e politiche assistenziali. 
  • Eugenetica Negativa: punta ad eliminare gli individui e le caratteristiche considerate “deboli” e nocive per la razza, tramite metodi coercitivi come aborti forzati, sterilizzazione obbligatoria, e addirittura il genocidio.

Anche l’eugenetica positiva poteva essere applicata con metodi coercitivi: il progetto Lebensborn prevedeva infatti, sia il divieto di aborto per le donne tedesche, sia il rapimento di soggetti “potenzialmente ariani”.

Le culle del Lebensborn

“Il germanico autentico è biondo, alto, dolicocefalo, viso stretto, mento ben disegnato, naso sottile, corto, capelli chiari e non ricciuti, occhi chiari e infossati, pelle di un bianco rosato”. (Hans Gunther, antropologo tedesco)

Il via al progetto fu dato nel 1935 con l’apertura di diverse cliniche (o “case di maternità”) in tutta la Germania, nelle quali venivano accolte ragazze-madri che, se giudicate di sangue puro, ricevevano l’assistenza necessaria al parto e il permesso di poter tenere il bambino, anche se sotto il controllo dello Stato tedesco.

Lebensborn

All’interno delle cliniche accadeva spesso che anche donne non germaniche, ma dalle caratteristiche fisiche “ariane”, erano incentivate o costrette ad accoppiarsi con ufficiali delle SS: i bambini nati da questi rapporti venivano subito sottratti ai genitori naturali e dati in adozione alla popolazione tedesca.

Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, il progetto Lebensborn fu esteso a molti dei territori occupati dai nazisti. Nella sola Norvegia nacquero circa 9000 bambini di madre norvegese e padre tedesco che sarebbero stati trasferiti in Germania se la guerra avesse avuto un esito diverso da quello che conosciamo.

Il rito d’iniziazione

Alla nascita di un bambino all’interno delle cliniche, non vi era battesimo, ma una cerimonia d’iniziazione chiamata Namensweihe (consacrazione del nome) con cui il nascituro diveniva a tutti gli effetti un membro delle SS tramite la sua “Benedizione” davanti ad un’altare nazista.

 

Lebensborn nel Dopoguerra

Terminata la guerra i tedeschi si trasformarono ben presto da carnefici in vittime. In Norvegia e in Danimarca tutte le donne che avevano sposato un tedesco furono espulse e mandate in Germania; i bambini nati da queste coppie vennero socialmente esclusi, additati come “Mocciosi dei tedeschi”, separati dalle famiglie e inviati in ospedali psichiatrici e ghetti.

Decisamente più fortunata fu la futura cantante degli ABBA  Anni-Frid Lyngstad: figlia di una donna norvegese selezionata per il progetto Lebensborn e di un ufficiale della Wermacht già sposato, riuscì a scampare alle persecuzioni del Dopoguerra rifugiandosi con la nonna materna in Svezia. Le origini della cantante della famosa band sono state ricostruite da un’inchiesta del settimanale tedesco Bravo.

Questa storia, che può considerarsi a lieto fine, non eclissa  le centinaia di testimonianze di soprusi e violenze subite da bambini la cui unica colpa è stata quella di essere per “metà” tedeschi. La stessa politica razziale che ha dato vita al progetto Lebensborn si è così ripercossa sugli stessi figli di quel progetto, in un terribile circolo razziale che si spera oggi aver avuto fine.

Simone Varriale

Bibliografia e Sitografia

Kjersti Ericsson, Eva Simonsen, I figli di Hitler. La selezione della «razza ariana», i figli degli invasori tedeschi nei territori occupati, Boroli Editore, 2007.

Mazower Mark, Le ombre dell’Europa. Democrazie e totalitarismi nel XX secolo, Garzanti Editore, 2000.

https://it.wikipedia.org/wiki/Progetto_Lebensborn

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