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Gli albori del Manierismo: Rosso Fiorentino

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Rosso Fiorentino, Sposalizio della Vergine e Santi, 1523, olio su tavola, Basilica Di San Lorenzo, Firenze

Allievo di Andrea del Sarto, Rosso Fiorentino, al secolo Giovan Battista di Jacopo di Gasparre, fu uno dei pionieri del manierismo.

La corrente stilistica del manierismo risale al XVI secolo parte dall’imitazione dei grandi maestri della ‘buona maniera’, ossia Michelangelo e Raffaello, e indica un rivoluzionario distacco dalla realtà nonché la ricerca di un nuovo ideale di bellezza, che può coincidere anche con le bizzarrie: si vede dunque la ricerca di grazia ed eleganza tramite una estremizzazione del corpo umano, la varietà di espressioni e di pose, contraria all’equilibrio e all’armonia di stampo classico che aleggiava sui dipinti del Rinascimento. Nei dipinti del manierismo, i corpi appaiono ‘serpentinati’ e con volute esagerazioni, e a questa caratteristica si aggiunge la apparente contraddizione della facilità esecutiva.
Furono molteplici i centri artistici che subirono l’influsso del manierismo, sia prima che dopo il Sacco di Roma del 1527.
Caratteristica della pittura del manierismo di Rosso Fiorentino sono le figure serpenti nati e il particolare uso dei colori, e risulta essere operativo già dal 1510, e la sua prima commissione fu uno strema di Leone X , Papa Medici, alla Santissima Annunziata.
Secondo il Vasari, nella pittura di Rosso Fiorentino, vi sono delle influenze da parte di Fra Bartolomeo della Porta, mentre qualche elemento scultoreo di Jacopo Sansovino o Baccio Bandinelli è stato trasferito in pittura.

Rosso Fiorentino: l’opera

Un’opera fiorentina è la Pala Ginori, ossia Lo Sposalizio della Vergine.

Rosso Fiorentino, Sposalizio della Vergine e Santi, 1523, olio su tavola, Basilica Di San Lorenzo, Firenze
Rosso Fiorentino, Sposalizio della Vergine e Santi, 1523, olio su tavola, Basilica Di San Lorenzo, Firenze

Si tratta di un olio su tavola commissionato dal ricchissimo mecenate Carlo Ginori per la Basilica di San Lorenzo. Viene rappresentato il momento in cui Giuseppe – che ha con sé il bastone fiorito- Sta infilando l’anello a Maria, mentre il sacerdote alle loro spalle li benedice.

Contrariamente alla Bibbia e alla tradizione iconografica che vogliono Giuseppe anziano, egli è qui rappresentato giovane e bello, al punto da essere paragonato al David di Donatello. Oggetto di questione fu appunto la scelta del modo completamente nuovo di rappresentare Giuseppe: la sua anzianità rappresentava la garanzia della continuità dello stato virgineo di Maria. Anche se è probabile che questa sia una licenza dell’artista, è altrettanto probabile che questa scelta sia in realtà una celebrazione della famiglia Medici, dal momento che in quel periodo vi era il passaggio di potere da Papa Leone X a Clemente VII: Giuseppe potrebbe rappresentare proprio il Papa, pronto a dare una svolta alla cristianità.

La scena è piuttosto affollata: vediamo in fatti due puttini, un monaco domenicano in cui si può riconoscere San Vincenzo Ferrer – e qui si intendono le simpatie per il Savonarola- che invita a porre l’attenzione sulla sacralità del matrimonio, Sant’Anna e – probabilmente- Sant’Apollonia. La costruzione apparentemente confusionaria ha in realtà dei precisi fondamenti geometrici: si parte dalla costruzione piramidale per poi finire nella più articolata forma di de semicerchi. La profondità e il senso dello spazio sono dati dai colori : sono cangianti, a tratti trasparenti, non mancano però i chiaroscuri.

 

Rossella Cavallo

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