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I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift: il significato della satira

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viaggi di Gulliver
viaggi di Gulliver Jonathan Swift
Jonathan Swift

Il Settecento inglese (almeno nei suoi primi decenni) fu il secolo della satira; con “l’opera del mendicante” abbiamo approfondito il legame tra satira e parodia, adesso invece ci accingiamo a trattare il capolavoro di uno dei più acuti e impietosi scrittori della modernità: i viaggi di Gulliver di Jonathan Swift.

I viaggi di Gulliver narrativa per ragazzi? Niente affatto!

 L’asinità degli editori e del pubblico è stata fino ad oggi tale, che il Gulliver ha potuto passare per un libro da bambini, per un romanzetto fantasioso e innocuo fondato sopra una simpatica trovata priva di profondità e secondi fini. [2]

viaggi di Gulliver frontespizioÈ fondamentale iniziare con una precisazione sulla travagliata storia editoriale del testo: soggetto a indegni tagli e rimaneggiamenti fin dalla prima pubblicazione (1726), esso è stato a lungo considerato un romanzo per ragazzi. Il motivo è molto semplice: Swift si serve dell’allegoria per veicolare la sua satira, cioè crea un mondo fittizio, fantastico e immaginifico dietro al quale si celano i bersagli della sua critica.

La sua allegoria, però, è imperfetta: i critici non sono riusciti a trovare un corrispondente storico a molti degli episodi narrati, cioè non si instaura una perfetta corrispondenza tra le avventure di Gulliver (che costituiscono il piano letterale) e i fatti reali (livello allegorico). Questo, lungi dall’essere un difetto, costituisce in realtà  uno dei punti di forza del romanzo di Swift, perché allarga la critica a una portata universale: “i viaggi di Gulliver” non aggrediscono soltanto la corruzione della politica inglese del ‘700, il progressismo oltranzista dei whigs, la figura di Robert Walpole o i vaneggiamenti della Royal Society, ma dipingono un’umanità degenerata nella quale non avremo difficoltà a riconoscere il nostro mondo, anche a trecento anni di distanza.

Detto ciò possiamo iniziare con l’esplorazione dei primi due paesi, Lilliput e Brobdingnag, tenendo a mente che il fil rouge di queste prime avventure è la satira politica.

I viaggi di Gulliver: Lilluput e l’impossibilità dell’utopia

La satira è una sorta di specchio dove chi guarda scopre la faccia di tutti tranne la propria. [1]

Una delle grandi qualità di questo romanzo è la vastità delle fonti a cui esso attinge. Molto si è detto a proposito della parodia del romanzo di viaggi (ricordiamo che appena sette anni prima era uscito il capolavoro di Defoe, Robinson Crusoe), ma Swift non si ferma a questo: il primo viaggio rappresenta una rielaborazione della tradizione utopica iniziata da Thomas More nel ‘500.

Il termine lillipuziano è entrato nel lessico comune per definire non soltanto qualcosa di estremamente piccolo, ma anche una persona intellettualmente gretta e meschina. I lillipuziani, creaturine dalle sembianze umane ma alte appena 6 pollici, rappresentano infatti i maggiori difetti della vita sociale e politica dell’epoca: gli intrighi di corte, la corruzione, le lotte intestine tra partiti avversi e le ostilità estere.

Un esempio che valga per tutti: per ottenere cariche elevate o alte onorificenze, i ministri sono tenuti a danzare su una fune. Gulliver racconta che

il tesoriere Flimnap si sarebbe senza dubbio rotto l’osso del collo, se la violenza della caduta non fosse stata attutita da uno dei cuscini del re che per caso si trovava per terra. [3]

viaggi di Gulliver lillipuziani sulla fune
Tre lillipuziani danzano sulla fune

Nessun lettore attento crederà mai che quel cuscino si trovasse lì per caso. Piuttosto immaginiamo che Flimnap fosse un favorito del re e quindi dovesse essere “aiutato” (oggi diremmo pure raccomandato). In fondo, di politici equilibristi ne conosciamo parecchi…

La critica, comunque, ha una portata ancora più ampia: le leggi di Lilluput, racconta Gulliver, sono molto diverse da quelle europee: esse, ad esempio, non garantiscono soltanto che i colpevoli vengano puniti, ma anche che i meritevoli siano premiati, mentre le virtù etiche hanno più valore delle doti intellettuali. Questa bella teoria utopica, però, viene contraddetta dalla pratica:

mi riferisco alle istituzioni primitive di quel popolo e non allo scandalosissimo stato in cui s’è ridotto, per la natura degenerata dell’uomo. [4]

Se, in origine, Lilliput sia stata una vera Utopia non ci è dato saperlo; ciò che possiamo constatare, però, è che nel presente la giustizia esiste soltanto sulla carta.

Brobdingnag: un rovesciamento

viaggi di Gulliver Brobdingnag
Al cospetto del re, un gigante… di moralità.

A Lilliput, Gulliver è colui che formula la satira, mostrandoci (allegoricamente) la piccolezza, la grettezza e la vanità dell’orgoglio umano, mentre a Brobdingnag la situazione è capovolta: gli abitanti, infatti, sono giganti rispetto ai quali Gulliver è poco più che un simpatico animale da compagnia. Egli diventa, in altre parole, oggetto della satira di Swift.

Ricordiamo, per concludere, le conversazioni di Gulliver con il “re filosofo”: costui, dopo aver ascoltato la storia dell’Inghilterra e del suo governo, non può far altro che concludere che gli uomini siano

la razza più perniciosa di vermiciattoli detestabili a cui la natura abbia permesso di strisciare sulla faccia della terra. [5]

Non è questa la sede per una trattazione puntuale delle allegorie del romanzo; sarebbe doveroso, non solo per gli appassionati di satira, leggere integralmente il testo di Swift. Per un ulteriore approfondimento leggete gli articoli su Gulliver a Laputa e Gulliver tra gli Houyhnhnms!

Maria Fiorella Suozzo

Citazioni

[1] La battaglia dei libri, Jonathan Swift

[2] Aldo Valori su “i viaggi di Gulliver”

[3], [4], [5] I viaggi di Gulliver, Jonathan Swift

Fonti

Leggere Swift, Riccardo Capoferro

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