Home Letteratura straniera contemporanea (1850-2000) La Francia di Baudelaire Epistole: quando il carteggio si fa letteratura

Epistole: quando il carteggio si fa letteratura

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La vita privata di ogni scrittore è storia, e quanto più è bravo lo scrittore, tanto più forte è l’interesse nei confronti della sua vita privata. Ammettetelo: non vi dispiacerebbe conoscere il suo valore nelle questioni di letto, cosa pensassero le donne di lui, o addirittura quali fossero i valori del sangue – no, forse questo interessa a pochi. Fortunatamente ci sono i diari, le epistole, le interviste e i fatti di cronaca, ma a volte è troppo difficile se non impossibile distinguere la verità dalla menzogna; si sa: alcuni non sanno tenere a freno il proprio estro immaginifico.

Epistole come frutto dell’estro poetico

Non è raro, però, che la produzione epistolare diventi materia letteraria, da studiare, da aggiungere a ciò che l’autore ci ha lasciato. Charles Baudelaire, ad esempio, non toglieva l’abito da poeta nemmeno quando, innamorato, scriveva lettere alla epistolesua amata  Jeanne Duval, attrice francese di origini haitiane. In un’epistola della quale non si conosce la data d’invio, il creatore de Le Fleurs du mal le scriveva:

Lasciami mordere a lungo le tue trecce pesanti e nere. Quando mordicchio i tuoi capelli elastici e ribelli, mi sembra di mangiare dei ricordi.

Devono essersi divertiti davvero tanto questi due!
In un’amorevole lettera scritta a mo’ di poesia da Salvatore Quasimodo alla propria madre, raccolta ne La vita non è un sogno del 1949, l’erotismo francese lasciava il posto alla tenerezza filiale. Il poeta italiano ringrazia la madre «dell’ironia che hai messo / sul mio labbro, mite come la tua». Poi, rivolgendo il suo sguardo all’indietro, al passato dal quale era fuggito «di notte con un mantello corto e alcuni versi in tasca», concludeva con un sentito saluto d’addio:

Ma forse qualcuno risponde? O morte di pietà,
morte di pudore. Addio, cara, addio, mia dolcissima mater.

Un anno dopo la pubblicazione della raccolta di poesie sopracitata, la nostrana Elsa Morante epistolescriveva al marito Alberto Moravia chiedendo lui scusa, in una delle diverse epistole inviategli, per il «comportamento di questi ultimi tempi», pregandolo soprattutto «di non credere mai che esso significhi la fine del mio grande affetto per te». Entrambi grandi scrittori, Alberto ed Elsa porranno fine al proprio matrimonio nel 1961, ma eterno sarà il loro affetto:

A te voglio tanto bene, un giorno capirò che sei sempre la persona a cui voglio più bene al mondo. Ma adesso perdonami la mia malattia.

Ex mogli all’assalto

Bisogna tuttavia tener conto di quanto a volte le cose possano prendere una piega diversa. In un articolo su Repubblica, Raffaella De Santis racconta di come i libri e le interviste di mogli o ex mogli possano risultare «più pericolose di una stroncatura». Bando alle epistole d’amore lette poc’anzi, e via con interviste al pepe e biografie velenose.

Nel 2016, ad esempio, ha visto la luce la biografia della quarta moglie di Salman Rushdie, dal titolo Love, loss and what we are, nella quale, senza mezzi termini, descrive l’autore de I Versi Satanici «insensibile, freddo, geloso e perfino sex addicted».

E ci si può mica dimenticare di Mario Vargas Llosa? epistole«Al Nobel gli scandali piacciono», scrive l’autrice. Tralasciando la relazione con la zia, raccontata sotto il velo della finzione letteraria nell’opera che lo ha reso celebre, La zia Julia e lo scribacchino­, l’autore peruviano naturalizzato spagnolo ha lasciato la moglie Patricia per «Isabel Preysler, 65 anni, tre matrimoni alle spalle, un passato da modella, e soprattutto ex di Julio Iglesias».

Qualcuno invece ricorda il cazzotto dato a Gabriel García Márquez dallo stesso Vargas, nel non troppo lontano 1976? «Pare […] sia stato la risposta al corteggiamento della moglie (Patricia, ndr)». Altro che epistole, qui si parla di vita vera!

Un’ultima, accorata lettera d’addio

Di storie d’amore con i fuochi d’artificio, comunque, ce ne sono state a bizzeffe: troppe per essere ricordate tutte. Alcune sono passate alla storia, come quelle raccontate sopra, ma quante altre se ne potrebbero aggiungere! «Scott e Zelda Fitzgerald, Sof’ja e Lev Tolstoj», Robert Lowell ed Elizabeth Bishop, e chi più ne ha, più ne metta.

Ma ce n’è una, tra le tante epistole di tante storie, che forse tutti dovremmo conservare nella nostra memoria, nonostante il tempo e il suo lento incedere: il sublime amore che legò Leonard e Virginia Woolf. epistoleNel 2015, per quelli della Lindau, è stata pubblicata per la prima volta in Italia la biografia di Leonard Woolf, con il titolo La morte di Virginia.

Il primo capitolo racconta proprio quest’episodio, e lo fa senza riserve, includendo persino l’ultima, accorata lettera che Virginia lasciò al marito: un drammatico epilogo dal sapore dolceamaro.

Avendo paura di stare «per impazzire di nuovo», e covando il desiderio di non voler causargli altri mali come aveva fatto fino a quel momento – «sento che non possiamo attraversare un altro di quei terribili periodi» -, Virginia decise di porre fine alla sua vita. Ma prima di farlo, volle dimostrare al marito tutto il proprio amore. «Mi hai dato la più grande felicità possibile», scrisse

Sei stato in ogni senso per me tutto ciò che una persona può essere. Non credo che due persone avrebbero potuto essere più felici.

Luciano De Santis

Fonti bibliografiche:

De Santis R., Nel Club delle ex mogli la vendetta è letteraria, in La Repubblica, 29 Marzo 2016

Woolf L., La morte di Virginia, Lindau, 2015

Sitografia:

www.letteredautore.it

Fonte immagini:

Google Images

Vanitatis | El Confidencial

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