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Cammelli dei patriarchi: un anacronismo?

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cammelli

Il termine  cammelli ricorre 54 volte nella Bibbia Ebraica, di cui 22 solo nel libro della Genesi. In esso, questi animali, accompagnano le vicende dei patriarchi, cioè i leggendari capostipiti del popolo d’Israele, come Abramo, Isacco e Giacobbe.

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Dalla famiglia dei Camelidae, il Camel dromedarius si distingue dal Camel bactrianus avendo una sola gobba.

La presenza dei cammelli nelle storie dei patriarchi non è un dato da poco conto, un dettaglio trascurabile, essa ha fomentato parecchie diatribe tra gli studiosi. Il motivo è semplice: la presenza di questi animali è discretamente documentabile tra il 2500 e il 1400 a. C. nell’Arabia del sud, mentre non è attestata nell’Arabia del nord, in Siria ed in Palestina prima della fine del I millennio a. C.
Seguendo la cronologia biblica tradizionale, i patriarchi sarebbero vissuti indicativamente nell’età del Bronzo Medio, cioè tra il 2000 e il 1550 a. C.

Anche seguendo la datazione più bassa, la presenza dei cammelli nelle storie dei patriarchi sembra essere un anacronismo, poiché le loro esistenze non si svolsero nell’Arabia del sud: sarebbe come dire, esagerando i termini, che Cristoforo Colombo si recò in America con un volo di linea.
Questa presenza anacronistica rivelerebbe una redazione tardiva del testo, perlomeno non inferiore all’VII-VII secolo a. C. quando l’utilizzo dei cammelli divenne molto comune nel Vicino Oriente Antico. La scoperta di un anacronismo nelle narrazioni patriarcali conduce inevitabilmente alla domanda sulla storicità degli altri elementi di quei brani.

Passiamo brevemente in rassegna le varie teorie a riguardo.

Cammelli
Cammello arabo

Cammelli e patriarchi? Sì!

Secondo O. Borowski, è possibile ammettere che i patriarchi possedessero alcuni sporadici esemplari di cammelli. Secondo questo Autore non c’è motivo di dubitare sulla verosimiglianza storica di quei racconti biblici.
Infatti, è un dato sicuro che i cammelli furono addomesticati nel III millennio a. C. nel medio oriente, ovvero in Iran e nella valle dell’Indo, successivamente giunsero nell’Arabia del Sud, per poi diffondersi capillarmente nel Levante.

Secondo Borowski, proprio perché questi animali non erano ancora diffusi nell’Arabia del nord del Bronzo Medio, essi potevano essere considerati un bene ricercato e prezioso.
Un’altra tesi, di natura letteraria e non storica, osserva come è una caratteristica comune alla tradizione scribale, di aggiornare i testi antichi tramite dei dettagli, per renderne la lettura più comprensibile ed allettante ai lettori di un’epoca più recente.

Seguendo questa teoria, che mira al compromesso, la storicità delle racconti dei patriarchi non sarebbe messa in discussione. La presenza dei cammelli è sì anacronistica, ma si tratta di una traccia redazione tardiva di storie tramandate oralmente per secoli.

Cammelli e patriarchi? No!

La redazione tardiva di un testo non è un elemento sufficiente a squalificarne la veridicità, ma, in ogni caso, secondo altri studiosi, la tesi di Borowski non è ammissibile: se collochiamo i patriarchi nel Bronzo Medio, è impossibile che essi utilizzassero i cammelli.

Altri testi biblici forniscono degli indizi molto eloquenti. Prendiamo ad esempio Genesi 37, 25

…Poi si sedettero per mangiar pane; quand’ecco, alzando gli occhi, videro una carovana di Ismaeliti proveniente da Galaad, e i loro cammelli erano carichi di gomma, di balsamo e di resina, che andavano a scaricare in Egitto. (IEP)

Le mercanzie trasportate dai cammelli del testo, tradiscono il commercio arabo supervisionato dall’Assiria tra l’VIII e il VII secolo a. C.

Una tesi di grande rilievo è inoltre quella fornita da J. Van Seters che riflette a partire da questi altri testi biblici:

…Intanto Abram fu trattato bene per causa di lei; e gli furono dati greggi, armenti e asini, schiavi e schiave, asine e cammelli. (Genesi 12,16 IEP)

…Così egli si arricchì in modo straordinario e possedette un gregge numeroso, schiave e schiavi, cammelli e asini. (Genesi 30,43 IEP)

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Dromedario

Secondo Van Seters, la presenza dei cammelli non è anacronistica in questi brani di per sé stessa. Ammesso e non concesso, per mancanza di evidenze extrabibliche, che in un qualche modo dei cammelli entrarono nel Vicino Oriente Antico nell’epoca del bronzo medio, la loro presenza sarebbe potuta essere solo delimitata e circoscritta a degli esigui esemplari, quindi, rara.
I testi riportati sopra invece, assimilano i cammelli agli asini e al bestiame vario. Questi animali vengono messi tutti sullo stesso piano dagli Autori di Genesi e non viene in alcun modo enfatizzata la rarità dei cammelli rispetto agli asini ad esempio, antichi abitanti dell’antico Levante.

Questa considerazione porta alla conclusione che in base alle prove archeologiche e filologiche la presenza dei cammelli nelle storie dei patriarchi sarebbe da escludere e da ascrivere ai redattori dei testi.

Christian Sabbatini

Fonti

Immagine in evidenza: www.greenprophet.com

Immagini media: www.greenprophet.com, fohn.net, www.ilgazzettinodelviaggiatore.it

Software utilizzati: BibleWorks 8

Bibliografia

Ringrazio il Professor Jean Luis Ska, docente al Pontificio Istituto Biblico, per la bibliografia che segue.

O. Borowski, “Camel” in The New Interpreter’s Dictionary of the Bible (Volume I), Abingdon Press, 530s.

I. Finkelstein – N. A. Silberman, The Bible Unearthed: Archaeology’s New Vision of Ancient Israel and the Origin of Its Sacred Texts, Free Press, 36s.

J. Van Seters, Abraham in History and Tradition, Yale University Press 1975, 16s.

E. M. Yamauchi “Abraham and Archaeology: Anachronisms or Adaptations” in (S. A. Hunt ed.) Perspectives on Our Father Abraham: Essays in Honor of Marvin R. Wilson, Eerdmans 2010, 15-32.

J. Zarins, “CAMEL” in The Anchor Bible Dictionary

 

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