Home Medioevo Castelli e cavalieri (X-XIV sec.) Isotta dalle bianche mani: martire di un amore mai vissuto

Isotta dalle bianche mani: martire di un amore mai vissuto

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Un amore impossibile

Isotta dalle bianche mani
Miniatura che raffigura Tristano e Isotta.

Tristano, nipote di Marco re di Cornovaglia, si innamora della principessa d’Irlanda e promessa sposa dello zio Isotta detta “la bionda” a causa di un filtro magico somministrato erroneamente dalla sua ancella Brangania: i due protagonisti si ritroveranno intrappolati in un amore così forte da sfidare non solo i vincoli religiosi ma anche le stesse convenzioni della società cortese. In seguito alla scoperta del loro amore clandestino Tristano viene esiliato dalla Cornovaglia e giunge in Francia, lì incontrerà i figli del sovrano di Bretagna, Caerdino e Isotta, detta “dalle bianche mani”.

Convinto di aver trovato un minimo ristoro dal dolore per la lontananza dalla sua amata regina, Tristano decide di sposare “l’altra Isotta”; nonostante ciò il matrimonio non farà altro che portare dolore ad entrambi, fino alla morte dello stesso Tristano, ferito brutalmente durante un’impresa cavalleresca. Consapevole che solo la bella regina irlandese avrebbe potuto guarire le sue ferite mortali, Tristano manda Caerdino a chiamarla, se la bionda fanciulla avesse acconsentito a partire per salvarlo, allora le vele della nave dell’amico si sarebbero tinte di bianco, nel caso opposto il colore delle vele sarebbe stato il nero.

Sarà proprio la menzogna di Isotta dalla bianche mani a causare la morte del prode eroe di questo romanzo, infatti, ferita dall’insoddisfazione matrimoniale, la fanciulla mente ad un Tristano morente, che si abbandona quindi alla morte, ferito nel cuore per il (presunto) rifiuto della sua bella amata dai capelli dorati.

Isotta dalle bianche mani: martire di un amore mai vissuto

Isotta dalle bianche mani
Copertina del romanzo “The Maid of the White Hands”, di Rosalind Miles, ispirato alle vicende di Isotta dalle bianche mani.

L’immagine di questo personaggio, sebbene sbiadita dalla presenza di figure quali Isotta la bionda o da quella dello stesso Tristano, non può essere trascurata affatto: ella rammenta al lettore che una semplice parola può essere fatale grazie al suo crudele gesto di vendetta. Sebbene la reazione naturale di fronte al comportamento di Isotta dalle bianche mani sia ovviamente negativa, è doveroso sottolineare le ragioni che hanno spinto la fanciulla a macchiarsi di un simile delitto.

Isotta dalle bianche mani era una principessa di grande bellezza e, almeno in un primo momento, di buon cuore; ella ama profondamente Tristano e quando quest’ultimo la sposa è convinta di aver coronato il suo sogno d’amore, tuttavia è proprio il matrimonio con l’aitante eroe che la porta alla più cupa infelicità. Infatti Tristano, pur di non rompere il voto sacro nei confronti di Isotta la regina, si astiene dal consumare il matrimonio con la giovane e ingenua Isotta dalle bianche mani. Memorabile una delle scene in cui la giovane fanciulla, caduta da cavallo, dimostra tutta la sua amarezza e insoddisfazione:

E dice: «Io rido per un mio pensiero
che mi ha vinto,
e per questo il riso mi sovviene.
Quest’acqua, che è schizzata
sulle mie cosce più ha osato
che qualunque altro uomo fece,
né mai lo stesso Tristano.»

Del resto lo stesso Tristano ammette all’interno dell’opera di Thomas di aver sposato Isotta dalle bianche mani non per amore, ma per semplice e pura curiosità:

«Io voglio sposare la fanciulla
per sapere cosa prova la regina».

Isotta dalle bianche mani
Rogelio de Egusquiza: “Le mort de Tristan et Iseut”.

Ella dunque non è altro se non un esperimento, una cavia necessaria a Tristano per comprendere ciò che prova la sua bionda amata, che godeva dell’amore dell’eroe pur essendo legata, fisicamente, al re Marco. Posta in tali termini la “questione” di Isotta dalle bianche mani assume nuove sfumature: una donna ferita, usata e gettata come nulla fosse diviene martire di un amore mai vissuto.

Ella si rivela essere una pedina nelle mani del destino, almeno fino a quando non decide di compiere l’estremo gesto di morte; potremmo dire che Isotta dalle bianche mani assuma le sembianze di un vero e proprio personaggio nel momento stesso in cui mente a Tristano.

D’altronde, in seguito alle ferite mortali riportate da Tristano, risulta palese alla giovane sposa quale sia la vera causa che si cela dietro la sua infelicità: l’amore di Tristano per un’altra donna. La vendetta non tarda dunque ad arrivare, vestita di bugie oscure che offuscano la bianca luce delle vele della nave su cui Isotta la bionda è in viaggio verso il suo amore Tristano.

Erede della più grande tradizione letteraria di divinità femminili vendicatrici, Isotta dalle bianche mani rappresenta la grande forza femminile, le trame e gli inganni capaci di sovvertire l’amore più puro; d’altro canto è proprio la metamorfosi di questo personaggio in forza vendicatrice che la pone in una condizione di maggiore spessore, è l’atto stesso del mentire, del compiere quel breve atto di malignità a dare plasticità al personaggio di Isotta dalle bianche mani, vendicatasi dell’umiliazione subita con la pena più grave: la morte del giovane Tristano.

Raffaele Esposito

Fonti: Arianna Punzi, Tristano. Storia di un mito; Thomas D’Angleterre, Tristano e Isotta; Joseph Bédier, Tristan et Iseut; Antonio Fichera, Breve storia della vendetta: arte, letteratura, cinema: la giustizia originaria.

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