Home Viaggi, folklore e tradizioni popolari Folklore e tradizioni popolari Sapone: antica arte della nonna

Sapone: antica arte della nonna

19862
Sapone
Pezzi di sapone

A lavà la capa a’ lo ciuccio ‘ nce pierd l’ acqua e pure lo sapone”

Il sapone, tanto prezioso un tempo e così dato per scontato oggigiorno, lo ritroviamo in questo famoso proverbio dialettale che è un consiglio a non perdere tempo e fatica stando dietro a chi non vuol capire. Definito da William Osler (padre della medicina moderna), come il miglior disinfettante insieme all’acqua ed al buonsenso, il sapone vanta un’antica tradizione. Fatto mano con metodi casalinghi al tempo in cui “ nulla andava buttato”, era un vero e proprio rituale delle massaie di casa, che richiedeva una certa esperienza ed una certa tempistica.

sapone
Sapone artigianale

Le origini del sapone

Le prime testimonianze  relative al sapone le troviamo nella Bibbia, nella parte iniziale in cui Geremia dice : “… Anche se ti lavassi col nitro e abbondasse su di te il sapone… “  dove “sapone” , in alcune edizioni, viene anche tradotto con “ lisciva “ che è, a sua volta, un detergente alcalino. Il sapone era usato anche presso gli Egizi , come si può notare in alcune fonti visive e come attesta anche una citazione nel papiro di Ebers del 155 a.C. . I Greci e i Romani, invece, per lavarsi e profumare il corpo usavano olii essenziali e naturali e, più tardi, impararono a fabbricare sapone  dai Celti. Plinio il Vecchio in “ Naturalis Historia “ cita il termine gallico “ saipo “ ovvero “ sapone “.

Sapone
Sapone in Egitto

Furono gli Arabi, poi, ad arricchire il sapone con la soda caustica e, nel Medioevo, in Italia, c’erano diversi centri di saponificazione, ma il sapone spagnolo di Castiglia andava per la maggiore, però nonostante la produzione, sembra che in Europa a quei tempi se ne usasse poco. Una delle prime ricette sui modi di fare il sapone risale al XII secolo, è una raccolta di formule segrete, messe insieme dagli artigiani-saponari.

Il procedimento chimico alla base del sapone, è sostanzialmente rimasto lo stesso negli anni: olii e grassi di varia natura si facevano bollire insieme ad alcali caustici che davano come risultato finale il sapone grezzo. La qualità  dipendeva dai materiali utilizzati; inizialmente venivano impiegati cenere di legna e grasso animale, da cui veniva fuori un sapone scuro e gelatinoso.

In seguito fu impiegato olio d’oliva e potassa, e questo tipo di sapone era usato per il bucato. Solo alla fine del XIX secolo, quando si cominciò a dare  un peso all’ igiene, la concezione del sapone cambiò.

Lo si produceva sempre a mano ed era venduto a pezzi “ sfusi ”  che il droghiere tagliava al momento ed il prezzo dipendeva dal peso; faceva schiuma ma trasudava di olio e sapeva di rancido, finche si decise di aggiungervi delle essenze come la citronella. Gradualmente, grazie ad ingredienti esotici importati da Paesi lontani, la qualità del sapone cominciò a migliorare, fino a diventare un prodotto sempre più sofisticato e, nel 1894 in Nuova Zelanda, iniziò ad essere pubblicizzato sui francobolli! Fino a veri e propri slogan pubblicitari come quelli degli anni Cinquanta, basti pensare ad “ Ava Ava guarda come Lava ” con l’icona del simpatico pulcino nero Calimero, che sponsorizzava anche “ Super Bianco ”, “ Faust“ , “ Liolà “, “ Lanza “ ecc.

Sapone
Pubblicità 1966

Il sapone nella tradizione

Fare il sapone a mano ed in casa era abitudine che si svolgeva almeno due volte l’anno, quando le mamme e le nonne del passato si destreggiavano tra pentole e calderoni e, improvvisate alchimiste, un po’ piccole chimiche e un po’ maghe, armeggiavano con gli ingredienti di saponificazione intorno al grande fuoco dove “l’incantesimo” aveva inizio! Scarti di grasso, olio d’oliva (anche quello fritto avanzato), lardo, strutto andato a male (”sugna rancit”) venivano sciolti nella soda caustica, attraverso un procedimento a caldo.

Questa attività si svolgeva quando i bambini erano a scuola. Il giorno stabilito per ”saponificare”, si preparava la “caorara” (pentolone utilizzato anche per cuocere salsa o mosto), si disponeva sul fuoco acceso, appoggiata “ ncopp a’ lo trept “ (sul treppiedi)  e non era cosa facile regolarsi con grandi quantità di “grassor”. Qui si lasciava sciogliere il grasso, spesso nero e maleodorante; si univa la soda che cominciava a gonfiare e si mescolava con un bastone di legno; mentre l’acqua veniva su gettata per calmare il bollore. Mescolando, mescolando, avveniva la magia: il sapone!

Sapone
Sapone all’olio d’oliva

Dallo scuro colore iniziale, il tutto si tramutava in una cremosa purea bianco/beige che, sia pur non profumata, era sufficiente a detergere e pulire. Quando la densità era evidente, il sapone si toglieva dal fuoco e si lasciava riposare tutta notte; si aspettava che si staccasse da solo e si faceva scivolare nella “ lissìa” :acqua nera dal forte odore di soda,  utilizzata per pulire oggetti. Una volta solidificato, il sapone veniva tagliato e lasciato ad asciugare e stagionare su un cesto aperto ai bordi dove, almeno per un mese, doveva traspirare fino a diventare secco e leggero, per poi essere utilizzato.

Ricetta base del sapone-corpo con metodo a freddo

1kg. Olio d’oliva – 128 gr. Soda caustica (usare guanti, occhiali e mascherina per maneggiarla) – 300 gr. Acqua. (A scelta) 10/15 ml. olio  essenziale della fragranza che si preferisce – 1 cucchiaio di farina o amido di mais/riso per fissare l’essenza.

Sapone
Sapone al nastro

Pesare la soda, diluirla in acqua e girare per 60″. In una pentola mettere l’olio e versarci la soda preparata con acqua, mescolare e frullare da 10″ a 10 minuti, finchè non si ottiene un composto semi-solido omogeneo. Introdurre olii, essenze o coloranti naturali e amido durante il nastro. Versare il composto nello stampo e lasciare rapprendere per due giorni sotto coperta. Sformarlo, tagliarlo a pezzi e lascialo asciugare all’ aria per 4-5 settimane.

… Il  passato che ritorna

Oggi, il “sapone fatto in casa” sembra essere tornato “di moda”, in una società che lentamente sta proponendo un ritorno alle origini e che si fa, in parte, promotrice di una mentalità “bio” e “green”  nel rispetto della natura e di noi stessi. Affascinanti tendenze un po’ “vintage” ridanno lustro al “sapone della nonna”, rivisitato in molte salse e reinterpretato soggettivamente in base al proprio gusto personale, ma soprattutto realizzato, oltre che con antichi metodi, con elementi naturali e senza l’uso di additivi chimici.

All’insegna di un prodotto semplice e genuino che racchiude in sé storia, tradizione e profumo di un pulito antico. Reso interessante da oleoliti, oli essenziali; dalle più svariate tonalità ottenute con coloranti alimentari; abbellito con spezie, fiori secchi, aromi e quant’ altro detti la fantasia e la creatività di ognuno, il sapone artigianale è tornato alla luce e, anche se presentato in confezioni eleganti, resta comunque  brevetto delle nostre care nonne che mai avrebbero potuto immaginare il caos di detersivi attuali! Saponi-veleno, risultato di un progresso che ci sta presentando un alto prezzo da pagare, tra inquinamento e malattie.

Dunque, che ben venga un ritorno al “si stava meglio quando si stava peggio” che non è sinonimo di regresso, ma semplicemente recupero di buone e sane abitudini che ci riportano a quanto di positivo c’era nell’ uomo di una volta … lungo le vie di odori e profumi dimenticati.

Pasqualina Giusto

Fonti multimediali:

https://www.youtube.com/watch?v=pWK3UlYYLWU

Photo credit : internet

Sitografia:

http://sapone.ilbello.com/storia.php

Commenti

Commenti

CONDIVIDI