Home Filosofia moderna e contemporanea Filosofia del primo Ottocento L’Io come principio del sapere umano in Cartesio, Schelling e Kant

L’Io come principio del sapere umano in Cartesio, Schelling e Kant

1862

È corretto ricercare il fondamento del sapere umano ai giorni nostri? E come si inserisce l’Io inteso come principio della filosofia in questo discorso?

Porsi domande circa il principio del sapere umano, ovvero su cosa stia alla base di tutta la conoscenza dell’uomo, può sembrare attualmente anacronistico. Insomma, l’idea che tutto lo scibile possa esser ricondotto ad un punto comune è oramai superata. O forse no?

Io
Friedrich Schelling, autore del Dell’Io come principio della filosofia

Il fondamento del sapere umano

Visualizziamo la conoscenza umana come una catena di ferro: ogni anello si lega al precedente ed è da esso sostenuto, così come esso stesso sostiene l’anello successivo. Ovviamente deve esserci un primo anello che deve sostenere tutti gli altri ma che non è sostenuto da niente; ed è proprio questo primo anello – e non stiamo parlando della saga di Tolkien – il principio di cui ci occupiamo. Per rendere più attuale la domanda potremmo trasformarla: perché è possibile la nostra conoscenza? Il buon Descartes rispose così: è il cogito, l’Io-penso, che sta alla base di tutto. Penso, dunque sono, esisto. Partiamo dunque da questa riflessione (lo riconosco, non è proprio attuale: il Descartes visse nella prima metà del secolo XVII) per rispondere alla duplice domanda.

Senza dubbio, la consapevolezza dell’Io individuale può rappresentare un faro, una lanterna che ci può guidare in questa difficile indagine.

Bisognava necessariamente che io, che lo pensavo, fossi qualcosa. E osservando che questa verità, penso dunque sono, era così salda e certa da non poter vacillare sotto l’urto di tutte le più stravaganti supposizioni degli scettici, giudicai di poterla accettare senza scrupolo come il primo principio della filosofia¹.

Non è questa la sede per addentrarsi nel pensiero del Descartes: basti sapere, per ora, che egli era un fervente sostenitore della supremazia dell’Io come principio della filosofia. Se ora ci rivolgiamo al pensiero di un altro grande filosofo, il tedesco Friedrich Wilhelm Joseph Schelling (1775-1854), notiamo che egli, all’altezza delle Lettere filosofiche su dommatismo e criticismo e del Dell’Io come principio della filosofia, ritiene l’Io, il soggetto, il principio assoluto della conoscenza. Nonostante, come nota Xavier Tilliette nella biografia dedicata a Schelling, l’Io del filosofo tedesco si differenzi da quello del Descartes, non è possibile non riconoscere quella che potremmo chiamare una corrente filosofica soggettiva. Questa corrente di pensiero, per lo Schelling, è identificabile col criticismo, uno dei due grandi sistemi filosofici dell’epoca (l’altro è il dogmatismo o dommatismo).

Il criticismo o sistema dell’Io assoluto

Lo scompiglio che la Critica della ragion pura del Kant (di cui conosciamo due edizioni: la prima del 1781 e la seconda del 1787) causò a Tubinga, dove all’epoca risiedeva lo Schelling, non fu indifferente. Si trattava, di fatto, di un’opera rivoluzionaria che metteva in discussione la tirannide dell’oggetto assoluto, della natura come principio, (il cui massimo esponente è Baruch Spinoza) in quanto attribuiva la facoltà conoscitiva all’Io, al soggetto. Entusiasta di quella che per egli era la massima difesa della libertà dell’individuo, subito lo Schelling decise di difendere il criticismo kantiano dalle infiltrazioni dogmatiche volute dagli studiosi del tempo.

Io
Immanuel Kant (1724-1804)

L’Io, e non più l’oggetto, deve porsi come principio e della filosofia e dello scibile umano: non può essere il dogmatismo, con la sua rassegnazione, con il suo sacrificio del soggetto che perisce soffocato dall’assoluta oggettività, il sistema migliore per l’uomo. In effetti, pur non potendo affermare che il criticismo sia superiore al dogmatismo, lo Schelling riesce a dimostrare come il primo sia preferibile perché presuppone una continua tensione del soggetto verso l’assoluto (uno sforzo infinito, streben in tedesco) che è assente nel secondo.

Mettiamo ora da parte le affermazioni dello Schelling e quelle del Descartes. Se dovessimo riproporre lo stesso conflitto ai giorni nostri, per cosa propenderemmo noi uomini? Libertà o rassegnazione ad un fato, o destino, o volontà divina che sia? Non è ovviamente saggio ritenere che il dibattito si sia concluso con il pensiero schellinghiano giacché dal 1854 ad oggi è trascorso un secolo e mezzo; ma, per evitare di riassumere grottescamente centocinquanta anni di filosofia, ci faremo bastare questa fuggevole occhiata.

L’attualità del dibattito

Abbiamo, in un certo senso, risposto alla domanda che ci eravamo posti – se sia o meno superata l’idea che tutto lo scibile umano sia riconducibile ad un punto unico. La risposta è affermativa e negativa al tempo stesso: negativa perché speculare su un principio che origini tutti i saperi umani sarebbe terribilmente ingenuo e anacronistico e positiva perché, trascendendo l’idea dell’Io come mero principio dei saperi, è possibile considerare il soggetto come fonte unica di tutte le percezioni e, per estensione, della conoscenza intesa come facoltà dell’individuo. L’uomo avverte il caldo, il freddo, gioisce o soffre; si potrebbe obiettare che sovente sono cause esterne, oggettive, a influenzare la sfera sensibile umana. Certo, ma queste cause eteronome non potrebbe influenzare nulla se non esistesse un soggetto – che lo si chiami cogito o Io assoluto – dotato di una facoltà conoscitiva in grado di farsi influenzare, di ricevere percezioni dal mondo dell’esperienza. In altre parole: Io penso, Io agisco. Il soggetto, l’Io, è sempre protagonista indiscusso della conoscenza. Forse lo Schelling o il Descartes non si accontenterebbero della spiegazione qui esposta; ma, d’altra parte, come si diceva prima, è passato qualche anno da quando questi due grandi pensatori si destreggiavano tra Io e natura.

Luigi Santoro

Nota bibliografica

¹ R. Descartes, Discorso sul metodo, Laterza, Roma-Bari, 2004.

Per ulteriori informazioni sulle considerazioni dello Schelling sull’Io e sul criticismo, si veda F. W. J. Schelling, Lettere filosofiche su dommatismo e criticismo, Bari, Laterza, 1995 e, del medesimo autore, Dell’Io come principio della filosofia ovvero sull’incondizionato nel sapere umano, a cura di A. Moscati, Napoli, Cronopio, 1991.

Se si desidera approfondire la biografia dello Schelling, si veda X. Tilliette, Vita di Schelling, a cura di M. Ravera, Milano, Bompiani, 2012.

Fonti

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