Home Cinema e Serie TV Serie TV The Walking Dead: chi sei, da dove vieni e dove vai

The Walking Dead: chi sei, da dove vieni e dove vai

2003

Lo sapevate? È tornato The Walking Dead! Sì, è piuttosto ovvio che la serie tv in corso più seguita in tutto il mondo, in un modo o nell’altro, arrivi anche sulla bacheca Facebook di chi degli zombie non vuol sapere niente. È diventato un fenomeno virale e, nonostante su sei stagioni non abbia ancora trovato la sua dimensione media, ogni stagione – anzi, forse ogni puntata – diventa il pretesto per aspettarsi di meglio.

A parlare di The Walking Dead si finisce quasi per diventare ripetitivi, viaggiando costantemente sull’onda dello stereotipo di sempre, che più o meno recita frasi del tipo “sì, ma gli zombie dove sono?”, “un po’ più di azione no?”, “sì, ma dell’apocalisse cosa sappiamo?”.

Dubbi leciti che un fan lì per lì non può non farsi, ma sappiamo bene che un occhio un po’ critico e spassionato non farebbe dipendere il giudizio complessivo sulla serie da queste domande; piuttosto farebbe in modo di usarle come fondamento di un’analisi accurata più che di una critica. Ogni serie muove da un antefatto e si indirizza verso un obiettivo ben preciso che mantenga in vita i personaggi e le proprie storie fino alla fine.

E sotto certi aspetti ciò che rende lecito lagnarsi delle sei stagioni di The Walking Dead è che, appunto, un filo conduttore che mantenga la vicenda su certi binari ancora non lo si è trovato. Non che non esista, perché sembra ormai chiaro che il format dello show si sia fin dall’inizio impiantato sulle forme di una serie di riflessione – a tratti quasi psicologica – che, però, fa del suo punto di forza il contesto apocalittico e pieno d’azione. In altre parole, il contesto non fa la trama; il contesto è causa, conseguenza e strumento adatto a modificare la trama. Che ormai è figlia dei personaggi, delle loro storie interpersonali e della paura di vederli perire da un momento all’altro, proprio quando ci si è affezionati a loro. Ed è questo, forse, ciò che non stanca di una serie che altrimenti in molti avrebbero lasciato in videoteca. Impossibile non ricordarsi del protagonista assoluto, Rick Grimes, e delle sue molteplici evoluzioni, che lo hanno visto diventare despota, padre e giustiziere, del freddo buonsenso di Daryl, che nella gerarchia del gruppo è sempre il numero due, della bontà di Glenn o della strana doppia vita di Carol, che da un po’ abbiamo imparato a non sottovalutare fin troppo.

The Walking Dead 6: Morgan Jones

Tuttavia, il vero protagonista di questo inizio di stagione è Morgan. Quello che in realtà conosciamo dalla prima puntata e che, dopo Rick e un paio di cadaveri, è stato il primo viso umano ad essersi visto in una città piena zeppa di morti. Morgan è, infatti, insieme a Rick, la perfetta sintesi della filosofia che sta dietro il tv-show,  una sorta di compagno che chi ricorda il primo episodio non dimenticherà mai. Un compagno che in un modo o nell’altro, con delle comparse sporadiche, è entrato nelle scene più belle di tutto il telefilm, dalla finestra di casa sua da cui ogni sera lottava contro se stesso nel cercare di colpire alla testa quel che rimaneva di sua moglie, a quando a questo si è aggiunta anche la perdita del figlio. Ormai solo e delirante, al chiuso in un quartiere che aveva appositamente barricato e riempito delle trappole più assurde, ora sembra essersi trasformato in un uomo giusto e pacato, un amico leale e forse uno dei pochi ad aver mantenuto un tratto di umanità nei suoi comportamenti. Morgan ha un codice d’azione, un modo per non sporcarsi del mondo in cui è costretto a vivere; ha imparato a difendersi, a combattere e ha visto e versato sangue.

The Walking Dead The Walking Dead The Walking Dead

Ma non è quello che lo caratterizza. In un punto della serie, infatti, in cui il crudo ha raggiunto livelli davvero alti – si pensi ai cosiddetti Wolves, che altro non sono che cannibali mascherati da Holi Festival – un personaggio valoroso, di grande spessore e con una storia significativa è ciò che ci serviva. Al momento il pronostico che più va per la maggiore è quello che vuole che la sesta stagione di The Walking Dead diventi una tra le migliori in assoluto. Il problema è che forse stiamo confondendo i veri motivi che la faranno grande. Ancora una volta non si tratta di azione, che bene o male, dato il pericolo Wolves, non mancherà, bensì del fattore più grezzo: quello umano.

L’incontro Rick-Morgan potrebbe tanto trasformarsi in uno scontro fra due diversi modi di interpretare il mondo – pensiamo a Jack e John in Lost, che non andavano proprio d’accordo – quanto diventare il motore per rivedere un Rick in piena forma e non più accecato dalla smania di uccidere. Così che magari, da qualche parte – magari a Washington – ci vadano davvero.

 

Nicola Puca

Fonte immagine in evidenza: cinetivu.com

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