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Seniles: Petrarca, Boccaccio e Wilkins

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Seniles

Si è parlato delle Familiares, le lettere che vedono Francesco Petrarca scisso tra la materia umana e l’identità artistica. Ora, bisognerà approfondire un’altra sezione della magna summa epistolare dell’aretino, le Seniles, elaborazione di un’esperienza che vive tra amicizia, pentimento e letteratura.

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Seniles, un nostalgico saluto

Le Seniles, conosciute come Rerum Senilium Libri, vedono l’ultima curva della vita del poeta, dal 1361 al 1374. La sistemazione organica delle epistole non fu portata a termine dall’autore, come del resto le Famliares. Il progetto prevedeva una corpus di 127 lettere, da concludere con una speciale chiusa, la lettera ai posteri, di cui rimane solo un frammento.

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Simone Martini esegue il ritratto di Laura per Petrarca

Bisogna notare che le Seniles rappresentano non solo un momento di acuta riflessione, ma anche uno slancio nostalgico come pochi in letteratura. Vi è un tono cauto, quieto che torna a scalpitare nella cara arte; un fuoco, però, che ormai prende atto della fine e balza sulla coscienza poetica come per redigere un testamento.

All’amico Giovanni Boccaccio

Tra le lettere contenute nelle Seniles, vanno notate le quattro epistole a Giovanni Boccaccio. Il pronfondo legame tra i due massimi esponenti della cultura trecentesca si piega a una relazione quanto mai umana. Spiccano infatti le remore del Petrarca circa la fama di Dante Alighieri, nota di invidia pacata, eppure presente, testimonianza di una comune fragilità; o ancora la grande traduzione latina della Griselda, l’ultima novella del Decameron, amata e commentata da Francesco.

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Giovanni Boccaccio; Firenze, Uffizi

Una particolare attenzione va riservata a quella che Wilkins definisce “il commiato di Petrarca alla vita”. Giovanni Boccaccio, preoccupato per le condizioni dell’amico, gli intima di terminare gli studi e di godere al meglio dei suoi anni canuti. Petrarca risponde con il massimo del sentimento, una galassia pronta ad esplodere nell’ultimo slancio che è, insieme, ragione di vita e di gioioso tormento:

Nessun carico è più agevole a portarsi della penna: gli altri piaceri fuggono via e con le loro lusinghe fanno male; la penna, quando la si prende in mano, dà gioia, e soddisfazione, quando la si depone; e riesce utile non solo a chi la guida, ma anche a molti altri, anche agli assenti, talvolta anche a coloro che vivranno dopo mille anni. Senza incertezze posso dire che tra tutti i piaceri terreni, nessuno è più nobile dello studio delle Lettere, nessuno più durato, nessuno più dolce, più costante.

Sibila come il vento nel prato della Valchiusa abbandonata, lento e rorido sui versi:

E se in mezzo a queste attività giungerà la fine della mia vita, che ormai non può certo essere tanto lontana, vorrei, lo confesso, che la morte mi trovasse mentre io vivo come se la mia vita fosse già compiuta. (…) Desidero che la morte mi colga mentre leggo o scrivo, oppure, se ciò piacerà a Dio, mentre prego e piango. Tu stai bene; ricordati di me; e virilmente perseverando vivi felice.

La lettera ai posteri e la risposta di Wilkins

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Francesco Petrarca

Caratteristica delle Seniles è la luce che Petrarca getta sulla questione morale, a discapito dell’esperienza. La gran parte degli eventi passati viene giudicata con un nuovo sguardo, un piglio che porterà l’aretino a condannare persino la giovane incoronazione in Capidoglio, cagione di invidia ormai e non di soddisfazione. Questo è un caposaldo della famosa Poesteritati, la lettera ai posteri. Abbiamo qui un Petrarca scherzoso, ritto ugualmente nel dovere e nel giusto animo di bontà che, nel bene o nel male, lo accompagnerà fin nel sepolcro.

Avrai forse inteso dire alcuna cosa di me; avvegnachè è a dubitare che un nome, quale è il mio, piccolo ed oscuro sia mai per giungere a lontani luoghi ed a tempi avvenire. E chi sa se non ti prendesse vaghezza di conoscere qual uomo io mi sia stato, o come fossero accolte le opere mie, quelle principalmente di cui t’avrà parlato la fama, ovvero le altre che, di minor conto, appena ti saranno conosciute dal titolo?

Al di là dell’effetto quasi profetico che avranno queste sillabe, in cui il Petrarca fa mostra di se stesso da ogni punto – fisico, spirituale, intellettuale – va almeno conclusa questa trattazione con una nota del caro Wilkins, che stilò una risposta al poeta di Laura, una voce in grado di accomunare ogni nostro intento:

A Francesco Petrarca, poeta laureato.

Ci è giunta graditissima quella tua celebre lunga lettera che presenta molte notizie sulla tua vita e sui successi dei tuoi studi. Del tuo nome illustre non solo abbiamo sentito parlare, ma lo abbiamo addirittura scritto in lettere d’oro nel libro della nostra memoria.

(…)

Nella nostra età odierna avresti trovato ragioni sia di approvazione che di disappunto (…) Metà del mondo tenta di salvaguardare e di ampliare i suoi preziosi e sconcertanti privilegi: l’altra metà è coperta dall’ombra di una tirannide spaventosa. Abbiamo fatto grandi passi in avanti nei saperi, ma pochi in saggezza. Abbiamo aumentato in modo considerevole il nostro potere, ma ben poco la nostra virtù. Noi contempliamo contemporaneamente la conquista dello spazio e la possibilità della nostra estinzione.

(…)

Addio per sempre, e saluta i tuoi Socrate, Lelio, Simonide e gli altri amici.

Dal mondo dei viventi, dall’ultima Tule, 25 aprile nell’anno del signore 1958.

Silvia Tortiglione

Fonti:

Ernest Hatch Wilkins; Vita del Petrarca, Feltrinelli, 2012 trad. di Remo Ceserami

Posteritati:

Francesco Petrarca, Opera omnia, a cura di Pasquale Stoppelli, Roma : Lexis Progetti Editoriali, 1997

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