Questo muro: il paradigma di Franco Fortini

questo muro
Franco Fortini

Questo muro è forse la più importante raccolta di poesie di Franco Fortini. Giovanni Raboni ha definito questa raccolta come una particolare antologia in cui i temi classici di Fortini sono depurati, filtrati dal passato e espressi in una sana maturità. La raccolta è del 1973 e raccoglie componimenti scritti nel corso degli anni ’60 e nei primi anni ’70.

Questo muro: l’io, la Storia, l’attesa e l’utopia.

La raccolta è sapientemente strutturata in 5 sezioni in un gioco di compensazioni e corrispondenze: La posizione, Versi a se stesso, Versi a un destinatario, Il falso vecchio, Di maniera e dal vero. Nella raccolta sono contenute anche due prose  Un comizio e Ordine e disordine.
I temi di Questo Muro si intersecano costantemente l’uno con l’altro a costituire un tutt’uno. L’io del poeta e la Storia vivono un rapporto particolare; il tema della natura e quello dell’idillio. Fortini sembra aver trovato una voce collettiva nella quale configurare il suo io inquieto.

Importante è la lezione di Brecht (Il Brecht “versi di cemento e di vetro  dov’erano grida e piaghe murate e membra anche di me, cui sopravvivo” descritto in un precedente componimento) e di Lukacs che Fortini assimila, del primo ne traduce l’intera opera in italiano e del secondo ne scrive un saggio sull’avventura del suo pensiero in Italia chiamato Lukacs in Italia. Di Lukacs però Fortini eredita innanzitutto la propensione alla ricerca della “totalità“, alla ricerca di quei destini generali” ampiamente trattati nelle raccolte precedenti. La dialettica storica, studiata ed analizzata (anche al livello strettamente linguistico dei testi di Questo muro) innerva completamente tutta la poesia, e non è un caso che il centro della poesia sia costituito dalla sezione Il falso vecchio il cui tema fondamentale è lo smascheramento e la demistificazione. Anche se la più completa immersione dell’io poetante nella dialettica storica si ha nella prosa Comizio o nel componimento le difficoltà del colorificio,  si esprime tutta la complessità del reale, dell’interpretazione della storia, la necessità di capire “cos’è che distingue gli avversari dai nemici”.

Un esempio paradigmatico è costituito dal componimento  che da il titolo alla raccolta, La posizione. Vi si noti l’io lirico espresso direttamente nella prima persona plurale; il riferimento ad una condizione triste del “freddo animale” che è (secondo una particolare interpretazione) la costellazione dei pesci o intesa come il “pesce” simbolo dei primi cristiani.

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Statua di Bertold Brecht.

Noi ci troviamo in questo momento in corsa
in una lunghissima curva della pista: che è la pianura
di nebbia fetida, chioschi, conigli sbranati, fari.
Precipita la notte e incanta la regione.
Le auto multicolori emettono appelli
Bruciano filamenti d’oro. Oh, essere vivi ci è caro.

E se altre notizie volete possiamo dirvi
che su nel cielo il freddo animale* immaginario piange.
E se troverà taluno nel portabagagli una testa recisa
che apre e chiude sempre più lente le labbra
talaltro avrà i giornali o i mirtilli d’una volta.
Noi porteremo a termine comunque il compito vegliando

questo nel piccolo sonno ormai riunito popolo. [1]

La natura e l’idillio in Questo muro

Altri temi fondamentali della poetica fortiniana espressi in Questo muro sono quello della natura e quello dell’idillio. Il critico letterario Pier Vincenzo Mengaldo ha fornito una precisa definizione di questi temi.

Natura e idillio [in Questo muro] hanno una doppia connotazione: evasione e inveramento. Insomma si profila un’opposizione tra uomo storico e uomo privato che non è più solo quella ironica […] ma “anche” quella dell’individuo che può conservare in sè una “verità”, fosse solo un’immagine di armonia che la Storia ha disperso. A sua volta la natura è duplice: è sporcata per sempre dalla tecnologia della società moderna, ma allo stesso modo è una perenne, o rinascente per miracolo, anti-società, anti-storia o diciamo meglio anti-presente. [2]

Questo tema dell’ambivalenza della natura, che permea l’intera raccolta Questo Muro è espresso nel componimento Un altra allegoria in cui c’è una forte immagine del ramo vitale o nel componimento che apre la sezione Di maniera e dal vero (la più autobiografica) Le belle querce che riportiamo.

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Gyorgy Lukacs, filosofo e critico letterario ungherese. Franco Fortini dedicò al suo pensiero alcuni saggi.

Le belle querce in fondo al prato si aprono
con rami e il cielo le porta. Quelle
che per la viottola vengono giù
sono due ragazze graziose che hanno lasciato
lungo la strada l’auto. Scendono
per vedere il lago, ridono contente.

Sono abbastanza lunghi i pomeriggi.
Con sguardi amichevoli mi guardano passando.
Senza parlare mi dicono
che il senso della scena vuole molta attenzione.
Sento i loro passi che van via su giardini e foglie.
Il dolce sguardo d’ansia diceva
che non esistono le belle querce mai
ma solo creature in attesa. [3]

 

 

 

Luca Di Lello

[1] Franco Fortini, Tutte le poesie, Milano, Mondadori, 2014, p.301.
[2] Pier Vincenzo Mengaldo, Questo muro di Franco Fortini, in Letteratura italiana Einaudi, Le opere, vol IV.II. Torino 1996.
[3] Franco Fortini, Tutte le poesie, Milano, Mondadori, 2014, p. 361.