Home Letteratura moderna (1500-1700) Letteratura del '500 e '600 Il concilio infernale nel Canto IV della Gerusalemme Liberata

Il concilio infernale nel Canto IV della Gerusalemme Liberata

7291
Plutone satana concilio infernale

Il concilio infernale della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso presenta un’interessante innovazione nella rappresentazione del demoniaco: Satana, nelle vesti di Plutone, è un ribelle impenitente.

Il gran nemico de l’umane genti
contra i cristiani i lividi occhi torse;
e scorgendogli omai lieti e contenti,
ambo le labra per furor si morse (…) [1]

Nel nostro percorso alla scoperta delle rappresentazioni letterarie del diavolo ci siamo imbattuti in quel colosso della letteratura italiana che è la Commedia dantesca: Dante segna uno stacco netto con l’iconografia medievale tradizionale, perché il suo Lucifero è nobile pur nella sconfitta.

Tale inversione di tendenza rispetto alle raffigurazioni artistiche coeve, che volevano un re degli inferi grottesco, cornuto, eccessivamente goloso e talvolta anche obeso, si consolida ancora di più con l’opera di un altro gigante italiano: stiamo parlando della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso.

Il concilio infernale

Il IV canto del poema tassesco si apre con la descrizione di un concilio infernale presieduto da Plutone. Lo scopo della riunione è stabilire il modo in cui ostacolare l’impresa dei crociati: Plutone si identifica, quindi, con Satana, il re degli inferi. Tasso ci fornisce una descrizione dettagliata dei mostri spaventosi che vi partecipano, presentando ciascuno attraverso potenti immagini acustiche e visive:

Qui mille immonde Arpie vedresti e mille
Centauri e Sfingi e pallide Gorgoni,
molte e molte latrar voraci Scille,
e fischiar Idre e sibilar Pitoni,
e vomitar Chimere atre faville (…) [2]

Plutone Armida
Armide, François de Troy, 1735-45

Dopo un accorato discorso di Plutone, la decisione viene infine presa: sarà la maga Armida a recarsi sul campo cristiano per distogliere l’attenzione dalla guerra, sfruttando la sua bellezza per attrarre a sé (e condurre al peccato) i guerrieri più valorosi.

La narrazione della Gerusalemme è eroica e lo stile si confà all’argomento: esso è sublime, per cui ogni cosa deve adeguarsi ad esso ed essere “innalzata“, perfino la mostruosità dei personaggi descritti nel concilio infernale.

Plutone, il “gran nemico de l’umane genti”

Plutone Carracci
Pluto, Agostino Carracci, 1592

Non è un caso, dunque, che Satana prenda il nome di Plutone, re dell’Ade e fratello di Giove e Nettuno nella mitologia greco-romana: egli non è il diavolaccio del folklore medievale e neppure il silenzioso Lucifero sconfitto rappresentato da Dante, ma viene classicizzato, reso eroico, solenne e degnissimo. La più sostanziale differenza sta nel suo atteggiamento: tanto Lucifero era mesto, indifferente, vinto, quanto Plutone è ribelle, combattivo e intenzionato alla rivincita.

Orrida maestà nel fero aspetto
terrore accresce, e più superbo il rende:
rosseggian gli occhi, e di veneno infetto
come infausta cometa il guardo splende,
gl’involve il mento e su l’irsuto petto
ispida e folta la gran barba scende,
e in guisa di voragine profonda
s’apre la bocca d’atro sangue immonda. [3]

Questo Satana sotto le mentite spoglie di un dio romano non si pente di ciò che è avvenuto, anzi si appella ai “tartarei numi” affinché la loro missione di un tempo, definita con orgoglio alta impresa, venga infine portata a termine.

Plutone si definisce dunque come il vero antagonista del Dio che “regge a suo voler le stelle“: se il mondo gira secondo la volontà di Dio, però, anche la sua controparte demoniaca possiede una volontà molto forte, ed è intenzionato ad affermarla. All’ineluttabilità e alla staticità della Giudecca della Commedia, poema in cui ogni cosa trova un suo posto per l’eternità, Tasso contrappone la presenza dinamica, cupa e ancora minacciosa del “gran nemico”.

 Il demoniaco tra orrore e fascino nel concilio infernale

Plutone Lucifero Lotto
San Michele arcangelo caccia Lucifero, L. Lotto, 1545 ca

Nonostante le ammirevoli ed ortodosse intenzioni di Tasso, nella Gerusalemme il male ha una natura ambigua, affascinante: Armida, ad esempio, rappresenta la tentazione, il traviamento, l’abbandono ai sensi, ma proprio l’insistenza su tali elementi ci permette di comprendere il fascino esercitato dalle pulsioni demoniache.

La critica ha riconosciuto questa sotterranea simpatia di Tasso nei confronti del nemico, definita con la fortunata espressione di Caretti “bifrontismo spirituale”.  Secondo l’interpretazione di Zatti, inoltre, lo scontro rappresentato nella Gerusalemme non è quello tra due religioni, ma tra due tendenze interne ad una stessa religione: l’edonismo rinascimentale, l’affermazione individualista di sé e la possibilità di plasmare il proprio destino (caratteristiche facilmente riscontrabili in campo pagano) si oppongono all’ortodossia della Controriforma. In poche parole, Tasso prova una disperata, repressa nostalgia nei confronti dei valori che egli stesso tenta di negare.

In conclusione, dunque, il nemico di Dio non è davvero Plutone (men che meno Allah o Maometto), ma Satana e, per quanto egli incarni il male assoluto, la sua complessa psicologia da ribelle impenitente non passerà inosservata ai posteri.

Ancor prima di Milton, infatti, già un altro italiano, Giovan Battista Marino, ne La strage degli innocenti insisteva sul suo aspetto prometeico:

e se quindi il mio stuol vinto cadeo,

il tentar l’alte imprese è pur trofeo…

Inizia così, implicitamente, in maniera sotterranea, a configurarsi una nuova, fondamentale caratteristica di Satana: il fascino del ribelle.

Maria Fiorella Suozzo

Fonti

[1] Gerusalemme Liberata, IV, vv. 3-6

[2] ivi, vv. 33-38

[3] ivi, vv. 49-56

La letteratura, vol.2, Baldi, Giusso, Razetti, Zaccaria

La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica, Mario Praz

Per un excursus: La rappresentazione del demoniaco

Fonte immagine in evidenza

immagini: I, II, III

Commenti

Commenti