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Canestra di frutta di Caravaggio

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canestra di frutta
canestra di frutta
Anonimo, Ritratto di Michelangelo Merisi da Caravaggio, 1617 ca, Accademia di San Luca

Canestra di frutta, da molti chiamato la Fiscella, è un olio su tela realizzato da Michelangelo Merisi da Caravaggio datato 1596, misura 31×47 cm e attualmente è conservato alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano.

Questa natura morta fu commissionata dal cardinale Del Monte, protettore del Caravaggio durante il suo soggiorno romano, per poi essere regalato al cardinale milanese Federico Borromeo. La Canestra di frutta ha una valenza fondamentale nella carriera artistica di Caravaggio, poiché è un capolavoro che contravviene alle regole della gerarchia dei generi.

Canestra di frutta: l’opera

Si tratta di un’opera realistica, nel senso vero del termine: è rappresentata, infatti, un cesto di frutta in tutti i suoi minimi particolari. La frutta veniva “umanizzata“, in questo modo diventava soggetto e protagonista di questo capolavoro.

canestra di frutta
Particolare

Una pittura uniforme, in cui vi è la netta prevalenzadi colori caldi dati dalla frutta, dallo sfondo e dal piano su cui poggia la canestra di frutta. Nel dipinto si avverte una luminosità che apparentemente allude alla bellezza della natura spontanea, ma osservando con più attenzione si notano alcuni particolari, ad esempio la completa assenza dello sfondo, in cui si evince che l’artista non ha ritratto solamente dal vero la scena, ma ha operato una sintesi per concentrare l’attenzione sul primo piano. La canestra è decentrata e posta sull’orlo del tavolo, ciò dà un senso di precarietà e transitorietà. L’intero dipinto è un’allegoria che allude al concetto di natura effimera della vita.

È un quadro commissionato da un cardinale, però l’aspetto religioso è dato solo dalla presenza di luce e dall’oro che allude alla presenza di Dio: il mondo trascendente che si oppone alla natura effimera delle cose. Anche i frutti non sono stati scelti a caso e ad ognuno corrisponde una diversa interpretazione.

L’uva rappresenta Cristo, in particolare il suo sangue, ma allo stesso tempo ci riporta a Bacco, dio del vino e quindi dei piaceri della vita. La pera, per la sua forma, secondo gli antichi greci era la rappresentazione della donna per eccellenza e anche qui abbiamo un riferimento ai piaceri della vita, cioè quelli carnali. Il fico è il simbolo della protezione e della salvezza. Per la pesca bisogna far riferimento allo scritto latino Naturalis historia di Plinio il Vecchio, il quale ritiene che questo frutto sia costituito da tre parti: polpa, nocciolo e seme, quindi un simbolo trinitario che assume valenza simbolica nel momento in cui si fa riferimento all’essere umano che è formato da carne, ossa e anima. La mela è il frutto collegato al peccato originale: in primo piano c’è una mela che sta marcendo ed è un invito a godere della vita.

Per quanto riguarda la luce, invece, sembra arrivare da sinistra e svanire verso destra. Anche le foglie e la frutta sembrano vive nel momento in cui vengono colpite dalla luce e rinsecchirsi lì dove la luce finisce, quasi a rappresentare il passaggio tra la vita e la morte.

Anna Cuomo

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