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La conquista del Messico di Cortés: comprendere il nemico

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Cortés

Hernán Cortés è passato alla storia per aver portato a termine in un lasso di tempo brevissimo, grossomodo tra il 1519 ed il 1521, e con un contingente modesto la conquista del Messico, sottomettendo l’impero azteco di Moctezuma II.

Molti storici hanno visto nella superiorità tecnologica dei Conquistadores e nella diffusione di malattie al loro passaggio le uniche cause di una così imprevedibile e grandiosa vittoria. Se è certamente vero che il possesso di armi da fuoco ha costituito per gli invasori un vantaggio non va però sottovalutato lo squilibrio numerico tra le forze in campo e la frequente inutilizzabilità delle suddette armi a causa della persistente umidità che bagnava le polveri impedendone l’innesco.  I cavalli poi erano in numero troppo esiguo (soltanto 16) per risultare determinanti e non potevano essere impiegati negli scontri che si svolgevano negli stretti vicoli delle città azteche.

Ma se la vittoria spagnola in Messico non è figlia unicamente della superiorità tecnologica cosa l’ha determinata? Qual è la differenza fondamentale tra Spagnoli ed Aztechi che ha reso possibile il trionfo dei primi e l’obliterazione dei secondi nonostante le condizioni di partenza? La capacità di comprendere il nemico.

Cortés, Moctezuma ed il ruolo della comprensione

Chi non saprà comprendere morrà; chi capirà, vivrà
(Chilam Balam)

Come dimostrato ampiamente da Tzvetan Todorov, la differenza principale tra Cortés ed il suo avversario Moctezuma sta nella capacità di riuscire a comprendere correttamente con chi si ha a che fare. Mentre lo spagnolo individua fin da subito, con l’aiuto degli interpreti e soprattutto della sua amante/guida Malinche, i punti di forza e di debolezza dell’impero azteco e le sue peculiarità culturali e religiose per poi usarle a proprio vantaggio, Moctezuma identifica gli Spagnoli con personaggi appartenenti al proprio background culturale (Toltechi redivivi o inviati del dio Queltzalcoatl) e come tali li tratta senza capire chi siano realmente.

Cortés
Moctezuma II e Cortés

L’origine di questa fondamentale differenza sul piano della comprensione va ricercata nell’ambito della comunicazione, praticata dai due popoli in maniera estremamente differente. La comunicazione degli Aztechi si basa su un preciso presupposto culturale ossia la convinzione che ogni avvenimento non sia frutto delle libera scelta umana bensì determinato in anticipo e, per tale motivo, conoscibile ben prima del suo effettivo svolgimento. Il tipo di comunicazione fondamentale presso gli Aztechi è quella tra l’individuo ed il mondo o tra esso e le divinità piuttosto che tra gli esseri umani.

Un esempio di tale atteggiamento si ha nel periodo immediatamente successivo allo sbarco degli Spagnoli quando Moctezuma interroga gli dei per decidere come comportarsi piuttosto che cercare di capire le intenzioni dei nuovi arrivati. Essendo ogni avvenimento necessariamente anticipato da un presagio o da una profezia, è al mondo soprannaturale che l’imperatore si rivolge: a renderlo esitante è proprio l’incapacità di trovare un precedente alla venuta degli Spagnoli, evento totalmente inedito e quindi in grado di mandare in crisi un universo mentale basato sull’idea di un futuro frutto della ripetizione di eventi passati.

Analizzando invece il comportamento tenuto da Cortés troveremo un uomo consapevole dell’importanza della comunicazione e della comprensione fin dalla sua partenza: il suo primo atto infatti sarà la ricerca di un interprete che gli permetta di entrare in contatto con gli indigeni e raccogliere informazioni. È dagli Aztechi stessi che Cortés apprende delle divisioni interne all’impero, riuscendo a sfruttarle per costruire una vasta rete di alleanze: la conquista dell’informazione rende possibile la conquista materiale.

Cortés
Tenochtitlán, capitale dell’impero azteco

Cortés quindi imposta la propria azione su un piano puramente umano, cercando nell’esperienza e nel dialogo le risposte ai propri interrogativi. Per raggiungere il suo obiettivo, nonostante la propria intensa fede, lo spagnolo non si appella a Dio bensì a ciò che gli insegnano i suoi stessi occhi.

La comunicazione però non si basa soltanto sull’interpretazione di dati provenienti dall’esterno, ma anche sulla produzione di informazione.  Dall’urto tra un avvenimento unico come la Conquista e la tradizione ciclica azteca deriva però un’incapacità di Moctezuma anche in questo ambito: ogni volta che l’imperatore si rivolge agli Spagnoli infatti ottiene da loro una reazione diametralmente opposta rispetto a quella desiderata.

Cortés al contrario ha un perfetto controllo sulla produzione di informazione, preoccupandosi ossessivamente di come le sue azioni saranno interpretate dagli Aztechi. I messaggi che rivolge loro mirano a rafforzarne dubbi ed incertezze convincendoli dell’immortalità dei cavalli o di possedere determinate informazioni grazie all’aiuto divino piuttosto che ad un’efficiente rete di spie.

Un esempio emblematico di questa capacità  è rappresentato dal caso di Cempoalla. Giunto in tale città Cortés convince i suoi abitanti ad imprigionare alcuni ambasciatori aztechi per poi liberarne una parte in gran segreto: in tal modo gli alleati si legheranno ancora di più a lui temendo rappresaglie e Moctezuma resterà confuso dall’apprendere che gli Spagnoli sono al contempo artefici dell’incarcerazione e della liberazione dei suoi emissari.

Cortés
La civiltà azteca e la sua lotta con i Conquistadores rivivono nel videogame a tema storico “Age of Empires II”

Cortés è inoltre esperto nell’arte della dissimulazione; tutte le sue azioni mirano a farlo apparire più potente di quanto sia in realtà, specialmente nei momenti di debolezza. La superiorità tecnologica è determinante soprattutto nella costruzione di questa immagine di potenza attraverso azioni dimostrative piuttosto che negli scontri veri e propri.

La capacità di comprendere il nemico e sfruttarne le debolezze si rivela dunque l’arma risolutiva degli Spagnoli e la vera ragione del loro trionfo.

Alessandro Ruffo

Fonti:

Bernal Díaz del Castillo, La conquista della Nuova Spagna

Hernàn Cortés, Lettere di Relazione all’imperatore Carlo V

Tzvetan Todorov, La Conquista dell’America. Il problema dell’altro

 

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