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La televisione strumento del potere per Pasolini e Adorno

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Come cambia la forma del potere dall’epoca delle grandi dittature ad oggi? Come si ricollega questa sensazione di essere slegati rispetto alla società in due epoche apparentemente così diverse tra loro? Ecco un tentativo di spiegarlo mettendo l’accento su alcune parole di Adorno  e mostrandone la contemporaneità grazie ad un parallelo con La voce di Pasolini, documentario contenente un brano in cui si analizza il cambiamento delle forme di potere di massa e l’importanza che in questo movimento ha un mass medium come la televisione.

Il fascismo e le democrazie contemporanee

Con Adorno abbiamo visto come un lungo processo di svuotamento del potere dell’individuo porta all’alienazione nella massa e trova il suo compimento negli stati dittatoriali. Infatti, da un intreccio tra lo scritto Lezioni di sociologia e l’aforisma 97, intitolato Monade, dei Minima Moralia, possiamo evidenziare:

Essa (la massa NdA) dà agli individui un illusorio senso di prossimità e unione: ma proprio questa illusione presuppone l’atomizzazione, alienazione e impotenza dei singoli. […] predispone ciascuno alla debolezza soggettiva, alla capitolazione nella massa dei seguaci.

[…] questo processo è il modello di una delle contraddizioni fondamentali che, dal secolo decimonono, ci hanno spinto verso il fascismo.

Nell’analisi di Adorno c’è un legame fortissimo tra alienazione, massa e dittature, e non è un caso che il fascismo abbia usato tutti gli strumenti possibili per mettere in atto questa dolce illusione di potenza data dalla prossimità e dall’unione caratteristiche della formazione di una massa di individui; ma il processo di massificazione non finisce certo con quelle formazioni politiche che siamo soliti individuare come stati dittatoriali.

Questo processo, anzi, trascende le classificazioni storiche, è una miccia innescata che ormai non può arrestarsi e continua nonostante le apparenze di democratizzazione della vita civile, per arrivare fino ai giorni nostri.

I nuovi strumenti del potere

Dunque dopo l’epoca del fascismo e del suo (ab)uso dei mezzi di propaganda e di informazione di massa – come la radio e il cinema – con il boom economico, con l’aria di pacificazione che si sentiva almeno nella vita quotidiana dei cittadini occidentali e borghesi degli anni ’50, si diffondono in massa nuove tecnologie mediatiche, nuovi strumenti che il potere può usare come termine mediotelevisione televisione tra sé e il singolo individuo e quindi tra sé è le masse, come mezzo per indirizzare l’opinione pubblica; fondamentale in questo sviluppo è la televisione.

A tale proposito risulta pregnante la riflessione di Pasolini, prima sul paragone tra un’antica ferocia, quella messa in atto dalle guerre e dalle dittature, ed una nuova ferocia:

La ferocia era terribile e all’antica; i campi di concentramento dell’Unione Sovietica, la schiavitù nelle democrazie orientali, l’Algeria. Questa ferocia all’antica naturalmente permane, ma, oltre a questa vecchia ferocia, c’è una nuova ferocia che consiste nei nuovi strumenti del potere; una ferocia così ambigua, ineffabile, abile, da far sì che ben poco di buono resti in ciò che cade sotto la sua sfera. Lo dico sinceramente: non considero niente di più feroce della banalissima televisione.

Il potere politico della televisione

Entriamo nella descrizione di ciò che la televisione rappresenta, e si fa avanti la presenza fondamentale di quella che in Adorno era l’individualità borghese, soggetto fondante della società:

Il video è una terribile gabbia […] Tutto viene presentato come dentro un involucro protettore, col distacco del tono didascalico di cui si discute di qualcosa già accaduta, da poco magari, ma accaduta, che l’occhio del saggio o chi per lui, contempla nella sua rassicurante oggettività, nel meccanismo che quasi serenamente e quasi senza difficoltà reali che l’ha prodotta; in realtà nulla di sostanziale divide i comunicati della televisione da quelli della analoga comunicazione radiofonica fascista, l’importante è una sola cosa, che non trapeli nulla mai di men che rassicurante. L’ideale piccolo borghese di vita tranquilla e perbene – le famiglie giuste non devono avere disgrazie – si proietta come una specie di furia implacabile in tutti i programmi televisivi e in ogni piega di essi.

Ma in che modo tutto ciò che è legato alla televisione ha una valenza politica nella vita quotidiana?televisione televisione

Tutto ciò esclude i telespettatori da ogni partecipazione politica, come al tempo fascista! C’è chi pensa per loro. E si tratta di uomini senza macchia, senza paura e senza difficoltà, neanche casuali e corporee.

L’esclusione del cittadino, ovvero ciò che di lui resta: la trasposizione da suddito a telespettatore, mette in atto un vero e proprio clima di terrore, un terrore subdolo e abile, invisibile, così come lo è la ferocia che ne è madre:

Da tutto ciò nasce un clima di terrore. Io vedo chiaramente il terrore negli occhi degli intervistatori e degli intervistati ufficiali. Non va pronunciata un parola di scandalo, praticamente non può essere pronunciata una parola, in qualche modo, vera.

Da tutto ciò consegue in modo naturale l’impossibilità pratica – ma quasi Pasolini, nel modo di presentarci la questione, sembra suggerire che ciò abbia addirittura una valenza ontologica – di dire il vero. Potremmo poi ricollegarci ad Adorno sull’impossibilità di dire il vero nella società capitalistica, ma questa è un’altra storia.

In chiusura, allora, vi lascio le parole di Pier Paolo Pasolini: “Secondo me la televisione diventerà più forte di tutto e la sua mediazione ho paura che finirà per essere tutto”.

Nunzia Rescigno

Fonti

Fonte immagine in evidenza

Fonte immagini media I; II

Fonte citazioni: Fonte citazioni: T. W. Adorno, Minima moralia; M. Horkheimer, T. W. Adorno, a c. di, Lezioni di sociologia; Matteo Cerami e Mario Sesti, a c. di, La voce di Pasolini – film documentario.

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