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Properzio, il poeta elegiaco divenuto penna di Augusto

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Properzio, poeta d’Assisi vissuto nella Roma di Augusto, rappresenta l’autore con cui il genere elegiaco raggiunge il suo culmine, ma si avvia anche alla sua fine.

L’elegia: poesia e vita

Properzio fu autore di quattro libri di elegie, le cui date di pubblicazione tuttora si discutono. Del primo libro, tuttavia, un dato è certo: esso prendeva il nome dalla donna amata, Cynthia.

Properzio
Properzio e Cinzia

Tale abitudine, quella di dare il nome dell’amata alle proprie opere, risaliva sino ai poeti alessandrini e poi neoterici, ma si affermò definitivamente con l’elegia. Tale genere letterario, infatti, fondeva poesia e vita: con questo s’intende che l’elegia non era solo una scelta letteraria, ma anche esistenziale. Il poeta, cioè, doveva abbracciare l’amore in ogni aspetto della propria vita, abbandonando l’auctoritas dell’uomo romano e i negotia a lui imposti. Se la donna, dunque, investiva tutta l’esistenza del poeta, doveva dare il nome anche alle sue opere.


Cynthia è la prima parola della prima elegia di Properzio e tutto ruota attorno a lei: il poeta gode di questa schiavitù d’amore – il servitium amoris – e si ribella agli obblighi sociali, non curandosi del giudizio altrui. La donna amata dagli elegiaci, infatti, non era certo la moglie ufficiale, ma spesso era una cortigiana, un’attrice o una di quelle donne di cultura che affollavano gli ambienti mondani. Il poeta elegiaco, dunque, ne nascondeva l’identità dandole un soprannome: in questo caso Cynthia, dal Cinto, il monte sacro ad Apollo.

Il primo libro di elegie: la recusatio

Il primo libro delle elegie di Properzio si incentra solo sull’amore tormentato con la donna, e il rifiuto di praticare altri generi letterari più impegnati (e di conseguenza di aderire ad un codice morale più rigido) viene reso esplicito dalla recusatio:

“Molti morirono felici in un durevole amore. Tra questi copra anche me la terra. Non per la gloria, non per le armi sono nato: è questa la milizia che il destino mi assegna” (1,6)

Il secondo e il terzo libro: l’allontanamento di Properzio dall’elegia

Pubblicato il primo libro presumibilmente nel 28 a.C., il talento letterario di Properzio fu notato immediatamente da Mecenate, il quale tentò di trascinare il poeta all’interno della cerchia augustea, per farne il vate del princeps.

Properzio, scottato dai tormenti amorosi con Cinzia e ancora legato all’esperienza elegiaca, risponde a Mecenate con una nuova recusatio, che però lascia aperti spiragli:

“E dunque se i fati, o Mecenate, mi avessero concesso tanto da poter guidare in battaglia le schiere degli eroi, non canterei i Titani […], né l’antica Tebe, né Pergamo, causa di gloria per Omero, oppure i due mari congiunti per ordine di Serse, o il primo regno di Remo, o la superbia dell’alta Cartagine, la minaccia dei Cimbri e le fauste imprese di Mario; ma canterei le guerre e le vicende del tuo Cesare e te, dopo il grande Cesare, mio secondo impegno” (2,1)

Il poeta, tuttavia, non sembra poi così convinto del suo rifiuto della poesia impegnata: afferma infatti che se dovesse mai praticarla, canterebbe di Augusto e di Mecenate.

Il distacco dal mondo elegiaco, così, si fa sempre più netto tra il secondo e il terzo libro: Properzio inizia ad affrontare altre tematiche oltre a quella amorosa, e chiude il terzo libro con l’addio – il discidiuma Cinzia.

Il quarto libro e la poesia impegnata

Properzio
Mecenate

Il distacco dalla donna amata comportò l’inevitabile: dopo sei anni di silenzio, Properzio rientrò nella cerchia degli intellettuali, questa volta però dalla parte di Mecenate.

Il quarto e ultimo libro di elegie si configura, così, come l’approdo del poeta alla poesia impegnata, o meglio, ad un compromesso tra elegia e epos: alla maniera di Callimaco, Properzio continuerà a praticare il genere elegiaco ma solo come metro, mentre i contenuti saranno eziologici. Con questo ibrido, il poeta affronta le origini di Roma, i suoi miti, l’etimologia di certe località, la storia di determinati culti. Proprio come l’Eneide di Virgilio, anche Properzio celebra la romanitas e le sue radici, secondo il volere di Augusto.

Questa scelta, tuttavia, non comporta un assenza totale dell’amore: Properzio continua ad avere in sogno Cinzia, e cede talvolta a raccontare miti sì romani, ma d’amore; dall’altra parte, però, tenta anche di celebrare l’amore coniugale, quello imposto da Augusto con le sue leggi sul matrimonio.

La carriera letteraria durante il principato

Una carriera simile dimostra il potere che il primo princeps esercitò con l’aiuto di Mecenate sul mondo culturale: deluso dall’esperienza elegiaca, Properzio si rassegnò a cantare – a modo suo – la materia cara ad Augusto.

Un percorso simile, per certi versi, lo affronterà anche il “successore” di Properzio, Ovidio: dopo aver portato alle estreme conseguenze l’universo elegiaco, Ovidio tenterà in extremis di aderire all’ideologia augustea con un prodotto molto simile al quarto libro delle elegie di Properzio, i Fasti.

Mentre, però, il poeta di Assisi arrivò, in un certo modo, a integrarsi nell’universo augusteo, la genialità senza confini dell’autore delle Metamorfosi non riuscirà a piegarsi alle regole nemmeno sotto sforzo.

Alessia Amante

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