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Le Storie di Polibio, un greco convertito alla causa di Roma

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Polibio fu una delle personalità più eminenti del II sec. a.C.: uomo politico e storico, dopo la conquista della Grecia da parte dei Romani divenne il fulcro del cosiddetto “circolo degli Scipioni”, passando dalla parte romana.

Polibio capo della lega Achea

Polibio
Polibio

Polibio non era un greco qualsiasi: era figlio di Licorta, personaggio di spicco della lega Achea, uno di quegli “organismi politici” che, dopo la crisi delle poleis, aveva riorganizzato la politica in Grecia.

Sin da giovanissimo apprese le arti militari e quelle retoriche, e partecipò a diverse missioni diplomatiche. Nel 169 a.C. raggiunse il massimo grado della sua “carriera”: fu eletto ipparco, e divenne potente al pari di uno stratego.

A distanza di un anno, tuttavia, la sua vita era destinata a cambiare: nel 168 Lucio Emilio Paolo prese Pidna, e i greci filoromani denunciarono ai conquistatori i protagonisti del “partito” antiromano: tra questi, chiaramente, lo stesso Polibio, che era a capo della lega Achea.

Polibio a Roma

Polibio fu così portato prigioniero a Roma, in vista di un processo presso il Senato che ne determinasse o meno la colpevolezza. Grazie al suo rilievo politico e alla sua immensa cultura, però, egli colpì l’attenzione di Scipione Emiliano, il quale decise di risparmiarlo e di accoglierlo nella sua cerchia, per rafforzare il fronte di intellettuali greco-romani.

Da allora, Polibio non lasciò più il fianco di Scipione Emiliano: lo seguì durante la sua missione in Spagna ma soprattutto nella decisiva spedizione a Numanzia.

La vicinanza di Polibio all’Emiliano, tuttavia, non fu solo di convenienza; potremmo dire a tutti gli effetti che Polibio si convertì alla causa romana. Dopo la distruzione di Corinto nel 146, che segna la definitiva conquista della Grecia da parte dei Romani, Polibio tornò in patria impegnandosi in un’opera di mediazione, nel tentativo di convincere i suoi connazionali che i Romani non avevano intenzione di diventare i nuovi tiranni, ma volevano creare una cultura greco-romana.

La genesi delle Storie

Riflesso della nuova posizione di Polibio fu, senza alcun dubbio, la sua opera storiografica: le Storie. Polibio, infatti, anziché scrivere una storia della Grecia, intraprese la scrittura di un’opera su Roma o, meglio, sui momenti chiave della sua ascesa.

Le Storie, così, partono da rapidi accenni alla prima guerra punica passando poi al cinquantennio compreso tra l’inizio della seconda guerra punica e la terza guerra macedonica (siamo nel periodo 220-168 a.C.): questo è, infatti, il momento in cui Roma uscì per la prima volta dalla penisola italica iniziando a conquistare il Mediterraneo. È incredibile pensare come già uno storico di II sec. a.C., proprio come gli storici moderni, individuasse nelle guerre puniche il momento di svolta per la storia di Roma.

Il libro VI: la costituzione di Roma

Il libro VI, poi, rappresenta un vero e proprio elogio di Roma: Polibio, da buon greco, riprende l’idea platonica e aristotelica della “costituzione mista” e la applica, per la prima volta, a una potenza straniera.

La teoria della “costituzione mista” si basava sul concetto tutto greco di “circolarità”: ogni forma di governo ha un suo doppio negativo e col tempo è destinata a trasformarsi in esso. Ad esempio, la monarchia diverrà prima o poi tirannide; l’aristocrazia diverrà oligarchia; la democrazia oclocrazia. Questo ciclo continuerà a ripetersi fino alla fine dei tempi.

L’idea di una “costituzione mista”, dunque, si basava sulla fusione delle tre forme di governo “sane”: monarchia, aristocrazia, democrazia.

Negli scritti filosofici, tuttavia, questa era solo una proposta teorica, ma Polibio fu il primo a trovare uno Stato in cui la tale πολιτεία era stata veramente attuata: la Repubblica romana.

La costituzione di Roma, infatti, univa perfettamente i tre elementi “buoni” delle costituzioni: i consoli rappresentavano la monarchia, e in più erano due, impedendo così il dilagare di una tirannide; il Senato rispecchiava l’aristocrazia; i comizi rappresentavano la democrazia. Questa perfezione, secondo quanto dicevano i Greci, non avrebbe però impedito a tale potenza di crollare comunque; semplicemente la decadenza sarebbe stata più lenta.

L’ampliamento delle Storie

L’obiettivo dello storico, come si è detto, era quello di trattare il periodo tra il 220 e il 168 a.C.: come mai, in particolar modo, questo cinquantennio?

Ciò che colpì maggiormente Polibio e lo portò ad interessarsi alla storia di Roma fu proprio la velocità con cui l’Urbe riuscì ad espandersi nel Mediterraneo. Polibio aveva tanti esempi di poleis greche alle sue spalle, dalla talassocrazia di Atene alla vittoria di Sparta all’egemonia tebana, ma nessuna città aveva raggiunto una tale influenza in così poco tempo. Le prime parole delle Storie sono infatti queste:

“La singolarità stessa dei fatti sui quali ho scelto di scrivere è sufficiente a incoraggiare e stimolare tutti, giovani e vecchi, alla lettura della mia storia pragmatica. Chi infatti potrebbe essere così pigro o superficiale che non gli importi di sapere come e con quale forma di organizzazione politica i Romani conquistarono in meno di cinquantatré anni quasi tutta la terra abitata, cosa che non ha precedenti?”

Polibio
La posizione di Numanzia

Era in merito a queste ragioni che lo storico aveva deciso di “limitarsi” a soli cinquant’anni di storia. Le imprese romane successive, tuttavia, superarono anche le aspettative di Polibio: nel 146 Roma conquistò la Grecia distruggendo Corinto, e rase al suolo la storica nemica Cartagine; nel 133 l’Emiliano raggiunse il culmine della sua parabola militare distruggendo anche Numanzia, una città della Spagna, quella regione che sarà tanto ostile fino ai tempi di Augusto.

Le Storie, così, furono ampliate fino al 146; lo storico poi vi aggiunse una monografia su Numanzia, forte di aver assistito a quegli eventi personalmente, al seguito di Scipione Emiliano.

Polibio: il primo intellettuale greco-romano

La struttura delle Storie polibiane e la visione che da esse traspare dimostrano perché Polibio fu una delle personalità più di spicco del “circolo degli Scipioni” ma in generale del II sec. a.C.: egli impersonifica i progetti dell’Emiliano, come primo intellettuale greco-romano.

Di cultura e formazione greca, Polibio non poté tuttavia resistere alla forza travolgente dell’espansionismo romano, e diede inizio con la sua opera al processo di ellenizzazione in terra latina. Un accordo così stretto tra potenza romana e cultura greca non si vedrà più fino al II sec. d.C.

Alessia Amante

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